Referendum, dai “traditori” ai “bugiardi”: campagna all’arma bianca tra insulti incrociati e veleni

Roberto Gressi descrive un clima di estrema ferocia politica in vista del referendum sulla separazione delle carriere, considerato un anticipo della tensione delle prossime elezioni politiche. Mentre figure come Cassese e Violante mantengono un confronto pacato, il dibattito pubblico è dominato da attacchi personali, liste di proscrizione e casi di censura digitale, come quello che ha coinvolto lo storico Alessandro Barbero. Lo scontro vede contrapposti l'ANM, il Guardasigilli Nordio e figure storiche come Antonio Di Pietro, riducendo lo spazio per un'analisi tecnica della riforma. Questa situazione evidenzia come il dibattito sulla giustizia in Italia rischi di essere oscurato da una polarizzazione ideologica aggressiva.

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Un piano per riorganizzare il 41 bis

Il Governo Meloni ha avviato un piano per riorganizzare il regime di carcere duro '41 bis', riducendo da 12 a 7 il numero di istituti per concentrare i detenuti più pericolosi in strutture gestite esclusivamente dal Gom. Questa razionalizzazione mira a potenziare la sicurezza, garantire il diritto alle ore d’aria sancito dalla Corte Costituzionale e recuperare posti per contrastare il sovraffollamento carcerario generale. La Sardegna ospiterà quasi la metà di queste strutture, scatenando forti proteste locali per il timore che l’isola venga trasformata stabilmente in un polo carcerario d'eccezione. La riforma comporterà numerosi trasferimenti di esponenti mafiosi tra diverse regioni, ridefinendo radicalmente la geografia della detenzione speciale in Italia. Questo provvedimento evidenzia la sfida complessa di bilanciare le esigenze di massima sicurezza con la tutela dei diritti costituzionali dei detenuti.

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Ferrara. La nuova vita di Giovanni. I detenuti fanno l’impresa. È una Seconda Chance

L'associazione no-profit "Seconda Chance" facilita l'inserimento lavorativo di detenuti ed ex detenuti, creando ponti tra le carceri e le imprese del territorio ferrarese e romagnolo. Un esempio significativo è quello di Marco, assunto a tempo indeterminato e promosso a responsabile presso l'azienda di carpenteria Inci di Renazzo. Il progetto coinvolge diversi settori, dalla moda agli stabilimenti balneari, aiutando le aziende a trovare personale e offrendo ai detenuti un'opportunità di riscatto sociale. Nonostante gli incentivi fiscali, molti imprenditori scelgono di aderire per motivi etici, dimostrando una grande sensibilità verso la riabilitazione. Questa iniziativa rappresenta un modello virtuoso per favorire il reinserimento sociale e combattere la carenza di manodopera in settori critici.

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“Ddl Stupri, il ‘dissenso’ stravolge l’orientamento della Cassazione”

L'articolo riporta le critiche dell'associazione D.i.Re. alla proposta della senatrice Giulia Bongiorno sul ddl Violenza sessuale, che introduce una nuova fattispecie di reato basata sul 'dissenso' anziché sul 'consenso'. Secondo l'avvocata Elena Biaggioni, questo rappresenta un arretramento rispetto alla Convenzione di Istanbul e alla giurisprudenza attuale, che è già allineata al modello del consenso libero. Il rischio è una vittimizzazione secondaria, in cui il processo si concentra sulla prova del 'no' della vittima anziché sull'azione dell'aggressore. Questa situazione evidenzia la necessità di un profondo cambiamento culturale piuttosto che di un mero inasprimento delle pene.

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Viterbo. Il caso di Vittorio Rallo e gli altri decessi nel carcere

L'articolo ripercorre la tragica morte di Vittorio Rallo, un trentaduenne con gravi disturbi psichiatrici e disabilità, avvenuta nel carcere Mammagialla di Viterbo nel dicembre 2025. Nonostante l'accertata incompatibilità con il regime carcerario e le denunce della famiglia su presunti maltrattamenti e mancanza di sorveglianza, le richieste di trasferimento in strutture di cura sono rimaste inascoltate. La magistratura ha aperto un'indagine per fare luce sulle circostanze del decesso, avvenuto ufficialmente per suicidio dopo anni di detenzione segnati dalla vulnerabilità. Questa vicenda solleva interrogativi urgenti sulla tutela della salute mentale e sulla gestione dei detenuti fragili nel sistema penitenziario italiano.

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Santa Maria Capua Vetere (Ce). Violenze nel carcere: agente ammette pestaggi

Durante il maxi processo per i pestaggi avvenuti nel 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, l'ex agente Michele Vinciguerra ha ammesso le proprie responsabilità, chiedendo scusa per l'uso eccessivo della forza contro i detenuti del reparto Nilo. L'imputato ha descritto come le azioni violente fossero state sollecitate dai superiori durante una perquisizione straordinaria gestita da gruppi di supporto esterni in risposta a una rivolta. Questa confessione è particolarmente rilevante poiché rompe il silenzio mantenuto finora dalla maggior parte dei 105 agenti coinvolti, nonostante le evidenze dei filmati di sorveglianza. Il caso evidenzia gravi criticità nella gestione della sicurezza e nel rispetto dei diritti umani all'interno del sistema penitenziario italiano.

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Emilia Romagna. Il Garante Cavalieri: “Monitoraggio delle camere di sicurezza in Regione”

Il Garante regionale dei detenuti, Roberto Cavalieri, ha completato un monitoraggio su 75 siti di camere di sicurezza in Emilia-Romagna, rilevando criticità strutturali soprattutto nei comandi di polizia locale. Ogni anno oltre 2.000 persone, spesso in condizioni di povertà o con fragilità psichiatriche, transitano in questi spazi poco noti alla cittadinanza che necessitano di maggiore conformità normativa. Il monitoraggio affronta anche i temi del sovraffollamento carcerario e della carenza di personale, che saranno oggetto di un tavolo di formazione a Parma il prossimo 29 gennaio. Questo intervento sottolinea come la marginalità sociale debba essere considerata parte integrante della gestione della sicurezza pubblica.

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Stupri, riforma scomoda: ecco perché Bongiorno non ha tradito nessuno

L'articolo analizza la proposta di riforma dell’articolo 609-bis del codice penale, avanzata da Giulia Bongiorno per ridefinire il reato di violenza sessuale mettendo al centro l'assenza di consenso. La modifica recepisce i principi della Convenzione di Istanbul e introduce il tema del "freezing", ovvero la paralisi da paura che impedisce un dissenso esplicito. Rispetto a versioni precedenti, il testo cerca di bilanciare la tutela delle vittime con le garanzie dell’indagato, evitando il rischio di un’inversione dell’onere della prova. Questo equilibrio rappresenta un passaggio fondamentale per una riforma che sia culturalmente avanzata ma rispettosa dei principi costituzionali del diritto di difesa.

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Gratuito patrocinio, l’assistenza di un collega non giustifica la compensazione delle spese

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 1470 del 2026, ha chiarito che il difensore di una parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato ha diritto al rimborso delle spese di lite se vince l'opposizione contro la liquidazione dei suoi compensi. I giudici hanno stabilito che l'utilizzo di un collega per la rappresentanza legale, pur potendo l'avvocato stare in giudizio personalmente, non giustifica la compensazione delle spese a carico della Pubblica Amministrazione soccombente. Il principio ribadito è che il legale agisce per tutelare un proprio diritto soggettivo patrimoniale, soggetto alle ordinarie regole sulla responsabilità delle parti per le spese processuali. Questo orientamento rappresenta una tutela fondamentale per i professionisti che devono ricorrere al giudice per ottenere il corretto pagamento delle prestazioni rese con il patrocinio gratuito.

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Milano. Torture all’Ipm Beccaria, detenuto in aula: “Picchiato e lasciato a terra come una cosa”

Al carcere minorile Beccaria di Milano è in corso un maxi incidente probatorio in cui 33 giovani vittime denunciano pestaggi, torture e maltrattamenti subiti da parte di agenti, personale medico e dirigenti. Le testimonianze descrivono violenze brutali seguite da ore di abbandono, evidenziando un clima di complicità e indifferenza che avrebbe coinvolto anche chi doveva vigilare sulla salute dei minori. L'inchiesta vede attualmente 41 persone indagate, tra cui ex direttrici e coordinatori sanitari, accusati di aver partecipato o coperto i soprusi. Questa vicenda evidenzia una drammatica crisi di umanità e legalità all'interno del sistema penale minorile italiano.

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La bufala di Report sui magistrati spiati

L'esperto informatico Giuseppe Dezzani chiarisce che il software Ecm, segnalato da un'inchiesta di 'Report' come strumento di spionaggio, è in realtà un comune applicativo Microsoft per la manutenzione remota utilizzato globalmente. Il Ministro Nordio e la Procura di Roma hanno smentito le accuse di sorveglianza illecita, sottolineando che ogni attività è tracciata e che non sono emersi profili penalmente rilevanti. Secondo Dezzani, il vero problema risiede nell'arretratezza e nella scarsa sicurezza delle infrastrutture informatiche dei tribunali italiani piuttosto che nel software stesso. Questo caso evidenzia la necessità critica di ammodernare e proteggere i sistemi digitali della giustizia italiana per prevenire reali vulnerabilità.

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L’arte di sollevare dubbi: perché la Costituzione ha bisogno di giudici che non chinano il capo

L'articolo difende l'indipendenza della magistratura e la pratica dei giudici di sollevare questioni di legittimità costituzionale dinanzi alla Consulta, criticando gli attacchi mediatici contro le cosiddette 'toghe rosse'. L'autore sostiene che interpellare la Corte sia un atto di onestà intellettuale preferibile a interpretazioni forzate delle leggi, poiché la magistratura ha la responsabilità di garantire la conformità delle norme alla Costituzione. Attraverso il richiamo a Piero Calamandrei e all'articolo 3 della Carta, viene sottolineata l'importanza della Costituzione come programma politico e sociale ancora da attuare pienamente. Passione denuncia inoltre la tendenza all'adeguamento acritico ai decreti governativi, ribadendo che il dubbio costituzionale è un dovere professionale faticoso ma necessario. Questo intervento sottolinea la necessità fondamentale di proteggere il ruolo di controllo della magistratura per la tenuta del sistema democratico italiano.

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“Negli Ipm gli equilibri sono turbati dagli immigrati”. Lo studio del Ministero degli Esteri

La relazione del Guardasigilli Carlo Nordio evidenzia che circa lo 0,86% dei residenti musulmani in Italia è detenuto, con 13.814 presenze totali nelle carceri. Il monitoraggio della Polizia penitenziaria segnala 194 individui a rischio radicalizzazione jihadista, suddivisi in tre diversi livelli di pericolosità. Particolarmente critica è la situazione negli istituti penali per minorenni, dove le tensioni tra diverse componenti della popolazione straniera portano a frequenti episodi di violenza e instabilità. Il rapporto avverte che l'ambiente carcerario può fungere da catalizzatore per l'estremismo, rendendo il controllo delle conversioni e del ruolo degli imam una priorità per la sicurezza. Questo scenario evidenzia una sfida cruciale per la gestione della sicurezza e dei percorsi di integrazione nel sistema penitenziario italiano.

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“Ragazzi, state in guardia: il carcere non è Mare Fuori; ci aiutino gli influencer”

Paola Brunese, presidente del Tribunale per i minori, propone di coinvolgere influencer, calciatori e artisti come Geolier per sensibilizzare i giovani sui rischi concreti della criminalità. Secondo Brunese, i canali istituzionali falliscono nel raggiungere i ragazzi, i quali spesso ignorano la certezza della pena e la durezza della detenzione, alimentando un falso senso di impunità. L'obiettivo è utilizzare il linguaggio dei social per spiegare che il carcere minorile non è una fiction televisiva, ma una realtà faticosa e privativa della libertà. Questo appello sottolinea l'urgenza di adottare nuove strategie comunicative per contrastare efficacemente la devianza giovanile.

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L’unica amnistia è quella che lo Stato concede tutti giorni a se stesso

L'autore denuncia come le carceri italiane stiano riproponendo di fatto il modello degli ospedali psichiatrici giudiziari, privilegiando la custodia rispetto alla cura della salute mentale. Viene criticata l'inadempienza delle istituzioni che, ignorando le violazioni dei diritti, concedono a sé stesse una sorta di autoassoluzione morale e istituzionale. D'Angelo sottolinea inoltre il dramma delle famiglie dei detenuti, che vivono una pena parallela fatta di isolamento e vergogna, spesso senza alcun sostegno sociale. L'articolo invoca una rivoluzione culturale basata sull'empatia e sulla dignità per trasformare il sistema penale da luogo di vendetta a spazio di riconciliazione. Questa riflessione evidenzia l'urgenza di una riforma profonda che garantisca il diritto alla salute e il rispetto della persona umana nelle istituzioni totali.

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Piacenza. Il cappellano: “In carcere è garantita più la pena che il trattamento”

Don Adamo Affri, cappellano del carcere di Piacenza, sottolinea la grave carenza di risorse umane a fronte di un sovraffollamento che ostacola i percorsi di rieducazione e supporto psicologico. L'intervista evidenzia come il sistema attuale privilegi la punizione rispetto al trattamento, alimentando il senso di isolamento dei detenuti e il rischio di recidiva. Viene proposta una maggiore integrazione tra carcere e società civile, attraverso l'accoglienza in parrocchie e comunità, per abbattere lo stigma sociale. Questo appello richiama l'urgenza di rendere la pena carceraria un percorso di reale umanità e reinserimento, come previsto dalla Costituzione.

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Concordato in appello, il diniego non è ricorribile in Cassazione

Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 2647, hanno stabilito che il provvedimento con cui la Corte d’appello rigetta un concordato sulla pena (ex art. 599-bis Cpp) non è ricorribile in Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che tale atto ha natura meramente ordinatoria e non decisoria, essendo finalizzato a gestire il flusso dei processi attraverso meccanismi deflattivi. Il mancato accoglimento della proposta non lede i diritti dell'imputato, poiché determina semplicemente il ritorno al rito ordinario per una valutazione completa del caso. Questa decisione conferma la discrezionalità del giudice nel valutare la congruità dell'accordo tra le parti e mira a preservare l'efficienza del sistema giudiziario. Tale sentenza chiarisce un punto fondamentale per la stabilità dei procedimenti deflattivi nel sistema penale italiano.

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