Milano. Torture all’Ipm Beccaria, detenuto in aula: “Picchiato e lasciato a terra come una cosa”
Riassunto
Al carcere minorile Beccaria di Milano è in corso un maxi incidente probatorio in cui 33 giovani vittime denunciano pestaggi, torture e maltrattamenti subiti da parte di agenti, personale medico e dirigenti. Le testimonianze descrivono violenze brutali seguite da ore di abbandono, evidenziando un clima di complicità e indifferenza che avrebbe coinvolto anche chi doveva vigilare sulla salute dei minori. L'inchiesta vede attualmente 41 persone indagate, tra cui ex direttrici e coordinatori sanitari, accusati di aver partecipato o coperto i soprusi. Questa vicenda evidenzia una drammatica crisi di umanità e legalità all'interno del sistema penale minorile italiano.
La testimonianza di un giovane detenuto del Minorile al processo a carico di 41 persone per i pestaggi e i maltrattamenti. “Uno mi ha preso la testa, ha iniziato a spaccarla contro il gabinetto (...) dopo dei pugni in faccia, calci dappertutto (..) dopo avermi trattato così mi hanno abbassato i pantaloni, mi hanno fatto una puntura, mi hanno ammanettato da dietro (...) tutto insanguinato, mi hanno lasciato così per terra, per quattro ore (...) nessuno mi dava retta, mi guardavano e andavano via come se fossi una cosa”.
Sono passaggi drammatici di una delle testimonianze che le 33 vittime di pestaggi, torture e maltrattamenti, che sarebbero stati compiuti nel carcere minorile Beccaria di Milano, stanno rendendo, a partire da dicembre e con udienze almeno fino a fine marzo, in un maxi incidente probatorio davanti alla gip Nora Lisa Passoni, per ‘cristallizzare’ dichiarazione già rese nelle indagini. Inchiesta a carico di 41 persone, tra cui agenti della Polizia penitenziaria, ma anche le ex direttrici Cosima Buccoliero e Maria Vittoria Menenti, l’ex coordinatore sanitario del carcere, un medico e l’allora coordinatore infermieristico.
In un’udienza del 9 gennaio (oggi ce ne è stata un’altra), un ragazzo quasi 18enne, nato a Milano da genitori marocchini e ora detenuto a Catania, ha raccontato le violenze che avrebbe subito nel gennaio 2024, quando aveva 16 anni ed era stato arrestato per la prima volta. C’era, ha messo a verbale, “tipo una squadra di appuntati che picchiavano i ragazzi” e poi altri agenti “non facevano quelle cose (...) però li difendevano sempre, anche i medici erano dalla loro parte”. E, ha aggiunto, “vedevo la paura degli educatori quando parlavo di loro”.
Quando venne lasciato a terra per ore dopo quell’aggressione in cella, ha spiegato, “gli altri vedevano, c’erano tante educatrici (...) chiedevo aiuto, un bicchiere d’acqua, nessuno mi dava retta”. E ancora: “Di quelli che lavoravano in quel Cpa (centro prima accoglienza, ndr), nessuno di loro mi ha aiutato (...) urlavo, sentivo freddo, dolore”.
Il ragazzo, rispondendo alle domande della giudice, alla presenza degli avvocati e della pm Rosaria Stagnaro, titolare dell’inchiesta condotta dalla Squadra mobile della Polizia, ha raccontato che era stato pestato “a sangue” perché poco prima si era “innervosito” e aveva lanciato un materasso. Dopo le violenze sono stati altri minorenni di un’altra cella che “mi hanno aiutato - ha detto - a farmi bere dalla portina”, una sorta di feritoia di collegamento. E ancora sul pestaggio: “Anche i medici erano dalla loro parte, perché loro quando picchiano (...) nel verbale c’è scritto altro, non c’è scritto che lui ha picchiato, venivano sempre difesi da tutti”. Ha raccontato, poi, di aver conosciuto “un comandante napoletano (...) gli ho detto voglio fare questa denuncia”. Poi l’audizione con la pm di Milano, una delle tante deposizioni raccolte nelle indagini.
Sempre il 9 gennaio, davanti alla giudice, è stato ascoltato anche un tunisino di 17 anni, che in parte ha messo a verbale ciò che avrebbe subito nel marzo 2024, continuando a ripetere, però, spesso “non rispondo, l’ho già detto” riferendosi all’audizione in indagini. “Mi hanno rotto le costole”, ha riferito in un passaggio della deposizione. E in un altro ha fatto riferimento anche ad una presunta aggressione che avrebbe subito a Catania, dove è stato detenuto.
Alla gip che gli ha chiesto “sei stato picchiato quando eri a Catania?”, ha risposto “sì (...) da quando ho fatto la denuncia mi stanno inc.....”. Ad altre domande su quello che avrebbe subito a Catania, però, ha detto “non ne voglio parlare”. Ma ha riferito di aver fatto “una denuncia” anche su quell’episodio.