“Quella del ministro è una risposta adolescenziale”

Nell'intervista di Anna Laura Bussa per Il Manifesto, l'ex magistrata Cristina Maggia critica aspramente l'approccio puramente repressivo del governo verso i minori, definendo inefficaci misure come il decreto Caivano e la proposta di vietare i social network ai giovani. Secondo Maggia, l'aumento delle carcerazioni e il prolungamento della custodia cautelare hanno causato solo il sovraffollamento delle strutture, ostacolando i percorsi di giustizia riparativa. Per arginare il disagio giovanile, l'ex giudice sottolinea l'importanza di creare spazi di aggregazione nelle periferie, promuovere la cultura e offrire l'ascolto di adulti autorevoli. Questa riflessione evidenzia una criticità fondamentale per il sistema penale minorile italiano, che rischia di prediligere la punizione e la propaganda rispetto al reale recupero sociale dei ragazzi.

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Nordio shock sui minori: “Faremo più carceri”. L’opposizione: “Aberrante”

Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha proposto di destinare alcune sezioni delle carceri per adulti ai minori detenuti per fare fronte al grave sovraffollamento degli istituti penali minorili italiani. Questa proposta, improntata sulla repressione, ha sollevato dure reazioni da parte di opposizioni, magistrati, avvocati e associazioni del terzo settore, che chiedono invece di puntare sulla prevenzione e sul supporto educativo. Dal canto suo, il governo difende la linea della sicurezza rivendicando la necessità di gestire l'aumento dei reati giovanili. Questo dibattito evidenzia una profonda spaccatura e una grave criticità nella gestione della devianza minorile in Italia.

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Le alternative al carcere esistono. Per esempio in Scozia

In risposta ai recenti disordini giovanili a Milano, il governo italiano ha scelto la via della repressione immediata e dell'ampliamento delle carceri, ignorando l'invito del Presidente Mattarella a una riflessione più approfondita sui nuovi disagi. L'autore propone come alternativa virtuosa il modello della 'Violence reduction unit' di Glasgow che, affrontando la violenza giovanile come un problema di salute pubblica e coordinando polizia, medici e servizi sociali, ha dimezzato gli omicidi in vent'anni. Questo approccio dimostra come la prevenzione sul territorio e la collaborazione tra istituzioni siano molto più efficaci della mera risposta punitiva. Questo caso evidenzia una criticità fondamentale nell'approccio italiano alla criminalità minorile, troppo spesso focalizzato solo sulla creazione di nuove celle invece che sul recupero sociale.

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Permesso di necessità al detenuto: la Cassazione chiarisce i presupposti della misura

Con la sentenza n. 21100/2026, la Corte di Cassazione ha stabilito che il "permesso di necessità" per i detenuti deve mantenere il suo carattere di eccezionalità, pur rispondendo alle esigenze di umanizzazione della pena e di tutela della dignità umana. I giudici hanno chiarito che il beneficio può essere concesso anche in presenza di patologie croniche dei familiari che impediscono i normali colloqui in carcere, valorizzando la tutela dei legami affettivi. Tuttavia, per evitare che la misura eccezionale si trasformi in uno strumento ordinario alternativo ai canali comuni, la frequenza delle concessioni deve essere rigorosamente valutata e limitata nel tempo. Questa decisione evidenzia la complessa sfida del sistema penitenziario italiano nel bilanciare la sicurezza e la certezza della pena con il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti.

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Oltre le sbarre, il diritto di imparare: quando il carcere non deve fermare la crescita

L'articolo esamina il diritto all'istruzione nelle carceri alla luce della raccomandazione del Consiglio d'Europa del 2026, evidenziando come l'apprendimento sia un diritto fondamentale per lo sviluppo e l'autonomia dei detenuti, e non solo un mezzo finalizzato al reinserimento lavorativo. Nonostante la presenza di numerosi iscritti a corsi scolastici e universitari in Italia, persistono gravi ostacoli concreti come disparità territoriali, carenze di personale, barriere linguistiche e l'interruzione dei percorsi didattici a causa dei trasferimenti. Per garantire effettivamente questo diritto, lo Stato deve assicurare continuità didattica, spazi adeguati e un orientamento attivo che raggiunga anche le persone più marginalizzate. Questo scenario evidenzia una problematica cruciale per il sistema penitenziario italiano, richiamando la necessità di tutelare lo studio come effettivo spazio di dignità e crescita personale.

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Decreto sicurezza contro i minori, l’Alleanza per l’articolo 27 chiede politiche sociali, non più carcere

L'Alleanza per l'articolo 27 esprime forte preoccupazione per il nuovo decreto sicurezza del Governo, che introduce misure penali restrittive mirate soprattutto ai minorenni, rischiando di compromettere la funzione rieducativa della giustizia minorile. La rete di organizzazioni denuncia come l'aumento dei posti nei penitenziari minorili e la criminalizzazione del dissenso non rispondano alle reali cause del disagio giovanile, aggravate da un tasso di povertà assoluta che colpisce il 13,8% dei minori in Italia. Viene quindi chiesto al Governo di abrogare il provvedimento e di investire, invece, in riforme strutturali per il sociale, l'educazione e l'accoglienza. Questa presa di posizione evidenzia una preoccupante deriva securitaria che rischia di sostituire il welfare con il sistema penale nel gestire le marginalità sociali.

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Perugia. Arriva il Garante comunale dei detenuti

Il Garante regionale dei detenuti dell'Umbria, Andrea Pensi, ha avviato un ciclo di incontri con i sindaci di Perugia, Orvieto e Spoleto per rafforzare la collaborazione istituzionale e garantire i diritti delle persone recluse. Durante i colloqui, Pensi ha sottolineato che i diritti di cittadinanza non devono essere sospesi con la detenzione, sebbene la realtà carceraria ne renda spesso difficile l'esercizio. A Perugia è stata inoltre annunciata la prossima istituzione della figura del Garante comunale dei detenuti. Questo percorso evidenzia l'importanza del ruolo attivo delle istituzioni locali nel garantire la dignità e l'integrazione sociale delle persone private della libertà.

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Detenuti fuori dal carcere per ripulire 24 città italiane: cosa c’è dietro l’iniziativa

Sabato 24 ottobre si terrà una mobilitazione nazionale in 24 città italiane, promossa da Plastic Free e Seconda Chance, che vedrà cittadini e detenuti collaborare nella pulizia di aree pubbliche. Questa iniziativa, nata da un accordo con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, mira a coniugare la tutela ambientale con il reinserimento sociale delle persone in esecuzione penale. Attraverso il lavoro comune, i partecipanti possono acquisire responsabilità e riallacciare legami con la collettività fuori dalle mura carcerarie. Questo progetto evidenzia l'importanza di investire in percorsi rieducativi concreti, confermando come la cura del territorio possa favorire una reale giustizia riparativa nel sistema penitenziario italiano.

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Antigone: “La giustizia minorile non può essere usata come strumento di intimidazione collettiva”

L'associazione Antigone ha espresso forte contrarietà alla proposta del ministro della Giustizia Carlo Nordio di ampliare la capienza delle carceri minorili, utilizzando anche aree degli istituti penitenziari per adulti. Secondo la coordinatrice Susanna Marietti, la detenzione non può sostituire le politiche sociali, il supporto psicologico e i percorsi educativi necessari per la crescita dei giovani. Antigone sottolinea inoltre che inserire i minorenni in un sistema carcerario già gravemente sovraffollato comprometterebbe i principi storici di un modello di giustizia finora considerato all'avanguardia. Questa situazione evidenzia una deriva preoccupante per il sistema penale minorile italiano, che rischia di privilegiare la logica punitiva rispetto a quella riabilitativa.

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Cremona. “Cimici, mosche e condizioni inumane”. Il carcere e la denuncia di Antigone

L'Associazione Antigone ha denunciato le gravi condizioni di sovraffollamento e degrado in cui versa il carcere di Cremona, che attualmente ospita il 160% dei detenuti rispetto alla sua capienza regolamentare. All'interno della struttura sono state riscontrate drammatiche carenze igienico-sanitarie, tra cui infestazioni di cimici e mosche, infissi rotti e mancanza di illuminazione. A compromettere ulteriormente la vivibilità dell'istituto si aggiunge una forte carenza sia di agenti di polizia penitenziaria sia di educatori, rallentando così i percorsi di reinserimento e libertà. Questa situazione evidenzia una criticità drammatica per il sistema penitenziario italiano, dove il sovraffollamento lede profondamente la dignità e i diritti fondamentali delle persone detenute.

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Un decreto sicurezza dietro l’altro, se il Governo non fa i conti con i risultati

A seguito degli scontri di Milano, il governo Meloni ha approvato un nuovo decreto Sicurezza, introducendo ulteriori misure repressive che si accumulano su quelle già esistenti. L'autrice evidenzia come molte delle condotte punite dal provvedimento siano in realtà già sanzionate dall'ordinamento, suggerendo che l'esecutivo ricorra a decreti d'urgenza per un mero ritorno d'immagine piuttosto che per reale necessità normativa. Sarebbe invece opportuno valutare l'efficacia delle leggi in vigore e comprendere se le falle nella sicurezza dipendano da lacune organizzative o di risorse. Questo evidenzia una tendenza critica a preferire la politica degli annunci e del populismo penale all'efficacia reale delle politiche di pubblica sicurezza.

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L’ossessione per l’ordine può alimentare il disagio

L'autore Tommaso Greco analizza criticamente l'attuale concezione di "sicurezza", ridotta a pura repressione e ordine pubblico, che paradossalmente alimenta un diffuso senso di insicurezza collettiva. L'articolo evidenzia come questo approccio basato sulla forza reprima le voci dissenzienti, tra cui i giovani della Generazione Z, escludendo dal dibattito pilastri fondamentali come la sicurezza sul lavoro, la sanità e la tutela ambientale. Si crea così un parallelismo tra la militarizzazione interna e le politiche belliche esterne, in cui la politica perde la sua originaria funzione di mediazione non violenta. Questo scenario evidenzia la necessità urgente di ridefinire il concetto di sicurezza, mettendo al centro i diritti sociali e il benessere dei cittadini anziché il mero controllo repressivo.

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In “Gazzetta” il Decreto sicurezza, minori presunti imputabili e multe ai genitori

Il decreto-legge n. 190, entrato in vigore il 23 ottobre 2026 in seguito ai violenti scontri avvenuti a Milano, introduce severe misure di pubblica sicurezza e di contrasto alla criminalità minorile. La novità più rilevante riguarda l'imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni, la cui capacità di intendere e di volere viene ora presunta fino a prova contraria. Il provvedimento istituisce inoltre il nuovo reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, inasprisce le sanzioni per devastazione e prevede multe e risarcimenti diretti a carico dei genitori dei minori coinvolti. Sebbene il governo difenda la riforma come necessaria per contrastare la criminalità giovanile, l'opposizione e gli operatori del settore temono che un approccio puramente repressivo possa compromettere il percorso riabilitativo dei ragazzi. Questa riforma evidenzia una delicata svolta nel sistema sanzionatorio minorile italiano, dove la necessità di sicurezza rischia di mettere in secondo piano la funzione rieducativa della pena.

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La soluzione di Nordio alla rabbia giovanile: più galere per i minori

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha proposto di aumentare la capienza delle carceri minorili, anche destinando loro aree di istituti per adulti, in risposta ai recenti disordini a Milano e al crescente sovraffollamento. Questa situazione di emergenza, con 557 minori detenuti a fronte di una capienza massima di 550, è alimentata dalle politiche del governo, tra cui il decreto Caivano, che ha facilitato l'uso della custodia cautelare. L'opposizione e diverse organizzazioni forensi hanno duramente criticato la linea punitiva del guardasigilli, ribadendo che la sicurezza si costruisce con la prevenzione, l'educazione e il reinserimento sociale. Questo scenario evidenzia una crisi profonda per la giustizia minorile italiana, dove l'approccio securitario rischia di sostituire il mandato costituzionale della rieducazione.

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“Esistiamo”: quella richiesta di un diverso presente

L'articolo analizza le recenti rivolte e i saccheggi urbani in Italia, evidenziando come i protagonisti, spesso giovanissimi ed emarginati, utilizzino la protesta violenta come unico mezzo per gridare la propria esistenza a un sistema che li ignora. Secondo l'autore, non esiste una reale separazione tra manifestanti pacifici e violenti, poiché entrambi i gruppi condividono lo stesso disagio legato alla povertà, alla precarietà abitativa e all'opposizione alla guerra. Questa generazione, unita a livello globale, si oppone alle decisioni di un mondo adulto che compromette il loro futuro tra minacce belliche e collasso climatico. Questo scenario evidenzia una profonda frattura generazionale e sociale che la sola repressione non può sanare, ponendo una sfida cruciale per il futuro delle politiche di integrazione in Italia.

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I ragazzi di Milano. Il fallimento siamo noi

L'articolo esamina i disordini avvenuti a Milano, che hanno coinvolto numerosi minorenni, per riflettere sulle contraddizioni e le responsabilità del mondo adulto. Cavallari evidenzia come la società tenda a indignarsi per i danni materiali ignorando le tragedie umane globali, proponendo ai giovani modelli basati sul successo economico e sulla competizione per poi condannarne le devianze. Richiamando il concetto di 'malafede' di Sartre, l'autore invita gli adulti a non sottrarsi al proprio ruolo educativo e a riconoscere la responsabilità collettiva nella costruzione dei valori sociali attuali. Questo evidenzia una profonda crisi educativa e sociale, richiamando la necessità per il mondo adulto di assumersi le proprie responsabilità di fronte alle nuove generazioni.

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Massa Carrara. Garante provinciale dei detenuti. Si va verso l’approvazione del regolamento

A Palazzo Ducale si è tenuto un incontro partecipativo per definire il regolamento del nuovo Garante provinciale dei diritti delle persone private della libertà personale, operante per le strutture di Massa e Pontremoli. L'iniziativa, nata da una mozione approvata all'unanimità dal consiglio provinciale, mira a garantire la dignità dei detenuti, favorire il loro reinserimento socio-lavorativo e creare un coordinamento stabile tra istituzioni, sanità e Terzo Settore. Il presidente Roberto Valettini ha espresso grande soddisfazione per la sinergia creata tra tutti gli attori coinvolti, in vista dell'approvazione finale del testo prevista per il 10 novembre. Questa iniziativa rappresenta un passo importante verso una gestione penitenziaria più umana, trasparente e integrata con il territorio.

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Vibo Valentia. Lavoro in carcere, le idee regalo sono confezionate dai detenuti

Da dieci anni, l'azienda Callipo collabora con la casa circondariale di Vibo Valentia per offrire formazione e lavoro ai detenuti, impiegandoli nel confezionamento di idee regalo natalizie. L'iniziativa, che ha coinvolto circa 70 persone dal 2016, punta a favorire l'inclusione sociale e a ridurre la recidiva attraverso l'acquisizione di competenze professionali concrete. In occasione del decimo anniversario della collaborazione, è stata lanciata la speciale collezione regalo "Sogni in scatola", illustrata dall'artista Frelly. Questo progetto di successo dimostra l'importanza fondamentale della sinergia tra istituzioni penitenziarie e tessuto imprenditoriale locale per favorire un reale reinserimento sociale.

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“Schiavi dei social”. Gli adolescenti e le paure dei genitori

I recenti fatti di cronaca evidenziano un profondo e diffuso disagio giovanile, caratterizzato da episodi di violenza, bullismo e comportamenti a rischio spesso dettati dalla noia o dall'influenza del gruppo. I dati confermano una crescente ansia per il futuro tra gli studenti, un fenomeno amplificato dall'impatto dei social media e dal progressivo indebolimento della scuola come pilastro educativo. Di fronte a questa emergenza, la soluzione non risiede nella semplice proibizione, bensì in una rinnovata alleanza che non lasci sole le famiglie nel compito di educare. Questo scenario richiama l'urgenza di assumersi una responsabilità collettiva per restituire ai giovani punti di riferimento solidi e un'idea positiva di futuro.

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La minaccia di Nordio: minori in celle destinate ai detenuti adulti

A seguito degli scontri a Milano, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato una linea dura contro la criminalità minorile, prospettando arresti di massa e ipotizzando il trasferimento dei minori in settori di carceri per adulti per ovviare alla mancanza di spazio negli istituti minorili. Questa proposta ha suscitato forti critiche da parte di magistrati, opposizioni e sindacati di polizia, i quali denunciano il rischio di violare le convenzioni ONU e di far collassare un sistema carcerario già drammaticamente sovraffollato al 143%. Nel frattempo, il ministro Matteo Salvini ha invocato misure estreme come l'impiego dell'esercito e di droni in città. Questa situazione evidenzia una preoccupante deriva securitaria che rischia di aggravare le già croniche fragilità del sistema penitenziario italiano, compromettendo il percorso rieducativo dei minori.

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