Campania. Stanze dell’affettività: quando il carcere prova a non cancellare gli affetti

I consiglieri regionali campani Rosario Andreozzi e Carlo Ceparano hanno depositato un ordine del giorno per promuovere la realizzazione delle "stanze dell'affettività" nelle carceri del territorio, in linea con la storica sentenza della Corte Costituzionale sui colloqui intimi. Il provvedimento mira a preservare la dignità e le relazioni familiari dei detenuti, offrendo spazi di intimità senza sorveglianza visiva per ridurre anche le tensioni interne agli istituti. Tuttavia, l'iniziativa si scontra con la dura realtà del grave sovraffollamento che caratterizza le carceri campane, dove la mancanza di spazi fisici rischia di rendere inapplicabile questo diritto. Questa iniziativa evidenzia una sfida cruciale per il sistema penitenziario italiano, ponendo l'accento sulla necessità di conciliare l'esecuzione della pena con il mantenimento dell'umanità dei detenuti.

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Cosenza. Arrivano i carabinieri in casa, si lancia dal balcone e muore

A Cosenza, il venticinquenne Mohamed Amin Bassioud, ai domiciliari e affetto da grave disagio psichico, si è tolto la vita lanciandosi dal terzo piano durante una perquisizione dei carabinieri. La madre e la fidanzata denunciano pregressi episodi di presunti maltrattamenti e persecuzioni da parte dei militari, i quali avrebbero anche impedito alla donna di entrare nella stanza per assistere il figlio. Il giovane, con un passato da promettente calciatore, era detenuto per reati minori legati a stupefacenti e guida senza patente. Questa tragedia mette drammaticamente in luce la fragilità delle persone con problemi psichiatrici sottoposte a misure restrittive e la necessità di garantire tutele adeguate durante le operazioni delle forze dell'ordine.

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Minori e reati, tra i 14 e i 18 anni scatta la “presunzione di responsabilità”: che cosa vuol dire

Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che modifica la normativa sull'imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni, introducendo la presunzione della capacità di intendere e di volere e invertendo così l'onere della prova. La premier Giorgia Meloni e il ministro Carlo Nordio difendono il provvedimento come necessario per contrastare la criminalità giovanile, pur promettendo interventi di supporto sociale per le famiglie e le scuole. Le opposizioni hanno espresso forti critiche, definendo la norma propagandistica e legalmente perversa. Questo dibattito evidenzia una tensione profonda tra l'approccio repressivo e quello rieducativo all'interno del sistema penale minorile italiano.

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Se l’unica “sicurezza” che produce il carcere è quella della recidiva

Il presidio notturno svoltosi davanti al carcere di San Vittore ha voluto riaccendere i riflettori sul drammatico problema della custodia cautelare e del sovraffollamento carcerario in Italia. Attualmente, oltre il 24% dei detenuti si trova in carcere in attesa di giudizio, mentre in strutture come San Vittore il tasso di sovraffollamento sfiora il 200% nei reparti attivi. I dati nazionali confermano che l'attuale sistema penitenziario genera recidiva anziché sicurezza, indebolendo i principi democratici dello Stato. Questa situazione evidenzia una crisi profonda e non più rimandabile per la tutela dei diritti umani e della giustizia in Italia.

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Il Governo cambia la giustizia minorile, rafforzata l’imputabilità tra 14 e 18 anni

Il governo italiano ha approvato un disegno di legge che introduce la presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per i minori tra i 14 e i 18 anni, invertendo di fatto l'onere della prova in tribunale. La premier Meloni e il ministro Nordio difendono la riforma come un atto di responsabilità per contrastare la criminalità giovanile, escludendo automatismi di pena ma facilitando le indagini. Di contro, le opposizioni politiche e associazioni come Save the Children criticano duramente il provvedimento, considerandolo una misura puramente repressiva che ignora le cause sociali del disagio e indebolisce la funzione educativa della giustizia minorile. Questa riforma solleva una questione critica per l'equilibrio del sistema penale minorile italiano, diviso tra l'esigenza di sicurezza e la necessità di riabilitazione dei giovani.

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Firenze. “Cimici e acqua non potabile: a Sollicciano le condizioni sono indegne”

Una delegazione di +Europa, Radicali, Ora! e Camera penale ha denunciato le gravissime condizioni igienico-sanitarie del carcere di Sollicciano, dove si registrano cimici nei letti, infiltrazioni e acqua non potabile. Nonostante il sequestro di alcune sezioni, il sovraffollamento raggiunge picchi del 240% nel reparto transito, a fronte di una preoccupante presenza di soggetti vulnerabili, tra cui donne incinte e detenuti con gravi patologie psichiatriche. Al momento non si hanno notizie sull'avvio dei lavori di ristrutturazione, prolungando una situazione di vita definita indegna sia per i carcerati che per gli agenti. Questo scenario evidenzia una crisi drammatica e non più rimandabile per il sistema penitenziario italiano.

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Cagliari. Il ministro Nordio inaugura il nuovo reparto per i detenuti al 41 bis a Uta

Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha inaugurato un nuovo reparto autonomo per i detenuti in regime di 41 bis presso la casa circondariale "Ettore Scalas" di Cagliari-Uta. La struttura, dotata di 91 camere detentive completamente separate dagli altri circuiti, mira a coniugare le massime esigenze di sicurezza con il principio di umanizzazione della pena. Questo intervento conclude un percorso infrastrutturale iniziato nel 2009 e precede futuri lavori di riqualificazione previsti anche per le sezioni ordinarie. L'inaugurazione mette in luce l'importanza di investire costantemente nell'edilizia penitenziaria per garantire sicurezza e dignità all'interno delle carceri italiane.

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La minaccia dei materassi nelle carceri

L'articolo denuncia le gravi condizioni di sovraffollamento nelle carceri toscane, dove si è giunti a posizionare i materassi a terra, e solleva il problema della pericolosità dei materassi ministeriali in uso. Questi ultimi, pur essendo ignifughi, rilasciano fumi altamente tossici e potenzialmente letali in caso di incendio, come dimostrato dalla strage di Torino del 1989 e da un recente rogo a Udine. Nonostante le interrogazioni parlamentari sulle sostanze chimiche impiegate e sui rischi legati anche alla presenza di bombolette a gas nelle celle, le risposte del Ministero della Giustizia rimangono parziali e insufficienti. Questa situazione evidenzia una criticità drammatica per la tutela della salute e della sicurezza all'interno del sistema penitenziario italiano.

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Le nuove norme anti-maranza: dai 14 anni “responsabilità presunta” salvo prova contraria

Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che modifica l'accertamento dell'imputabilità per i minori tra i 14 e i 18 anni, introducendo una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere. La riforma, difesa dalla premier Meloni e dal ministro Nordio come risposta all'aumento della criminalità giovanile, inverte l'onere della prova facilitando così l'azione giudiziaria. L'iniziativa ha tuttavia suscitato forti critiche da parte di associazioni come Antigone e delle opposizioni, che denunciano una deriva puramente punitiva a scapito del recupero educativo dei ragazzi. Questo provvedimento evidenzia una controversa svolta repressiva che rischia di indebolire i principi cardine della giustizia minorile italiana.

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La requisitoria non urla

Nel maxiprocesso per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, l'autore critica la condotta del pubblico ministero che ha definito "criminale" l'ex comandante della polizia penitenziaria imputato. L'articolo evidenzia come tale espressione violi il principio cardine del diritto penale del fatto, scivolando inaccettabilmente verso il diritto penale d'autore che giudica la persona anziché l'atto contestato. Viene ricordato come persino nel maxiprocesso di Palermo contro i vertici mafiosi si mantenne il dovuto rispetto istituzionale, senza ricorrere a insulti personali. Questo episodio solleva una seria riflessione sulla deriva del ruolo del pubblico ministero, che rischia di trasformarsi in un organo di pura accusa a discapito dell'equilibrio e delle garanzie processuali.

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Sicurezza e giustizia, divisi non solo a sinistra

L'articolo evidenzia una crescente e inedita divisione all'interno della coalizione di governo su temi chiave come la giustizia e la sicurezza, storicamente considerati pilastri di coesione per il centrodestra. Scontri significativi si registrano sull'estensione delle intercettazioni, caldeggiata da Fratelli d'Italia ma osteggiata da Forza Italia, e sul caso Roggero, con posizioni contrapposte tra la Lega e il viceministro azzurro Sisto. Le frizioni, alimentate anche da dinamiche interne e dal fattore Vannacci, stanno spingendo la maggioranza a frenare su riforme identitarie come la legittima difesa. Questa situazione mette in luce una fragilità politica che potrebbe compromettere la stabilità e l'efficacia legislativa del governo Meloni.

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Dal Cnel proposta legislativa per istituire piattaforma nazionale delle competenze dei detenuti

Il CNEL ha approvato il sesto disegno di legge del programma "Recidiva Zero", che prevede l'istituzione di una Piattaforma nazionale per tracciare e valorizzare le competenze dei detenuti. Questo strumento digitale mira a facilitare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, garantendo l'interoperabilità con banche dati pubbliche come quelle di INPS, INAIL e del Ministero del Lavoro. Come sottolineato dal consigliere Emilio Minunzio, l'iniziativa punta a rafforzare l'occupabilità delle persone sottoposte a misure penali, considerata un elemento chiave per abbattere il tasso di recidiva. Questo progetto rappresenta un passo fondamentale verso la modernizzazione del trattamento penitenziario, in piena attuazione del principio costituzionale della funzione rieducativa della pena.

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Cpi, stop al “veto ombra”. La Consulta smonta la linea Nordio su Almasri

La Corte Costituzionale, con la sentenza 143, ha stabilito che il Ministro della Giustizia ha l'obbligo di trasmettere immediatamente alle autorità giudiziarie le richieste di arresto della Corte Penale Internazionale, ponendo fine alla "tattica del silenzio" che in passato aveva portato alla scarcerazione del torturatore libico Almasri. D'ora in avanti, l'esecutivo non potrà più bloccare queste procedure semplicemente restando inattivo, ma dovrà eventualmente emettere un provvedimento pubblico, esplicito e motivato, assumendosene la piena responsabilità politica. La decisione riafferma la centralità del potere giudiziario e il dovere di leale cooperazione internazionale nella repressione dei crimini contro l'umanità. Questo verdetto evidenzia la necessità di eliminare le zone d'ombra politiche e di garantire la piena trasparenza e il rispetto dello Stato di diritto.

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“Più carceri, più carceri, più carceri”. Lo slogan al posto di una vera politica penitenziaria

L'autore critica la proposta del politico Luigi Marattin di costruire nuove carceri per risolvere il problema della criminalità, definendola uno slogan populista ed emotivo che ignora le cause strutturali della devianza. Viene evidenziato come l'attuale sistema penitenziario italiano, oltre ad essere estremamente costoso, fallisca nella sua funzione rieducativa a causa del sovraffollamento e della drammatica carenza di psicologi ed educatori, alimentando così la recidiva. L'articolo propone invece di riprogettare le strutture esistenti investendo in percorsi di risocializzazione, misure alternative e reinserimento lavorativo. Questo evidenzia una criticità fondamentale per il sistema penale italiano, ricordando che la sicurezza della collettività dipende da come lo Stato sceglie di trattare i detenuti durante la reclusione.

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Nordio ora “entri” in cella, il carcere è un vero inferno

Nell'intervista di Valentina Stella, Gianni Alemanno denuncia il fallimento del piano carceri e la drammatica situazione di sovraffollamento negli istituti penitenziari italiani. Alemanno punta il dito contro l'immobilismo della politica, l'atteggiamento burocratico della magistratura di sorveglianza e la gestione repressiva del Dap, proponendo misure deflattive come la liberazione anticipata speciale e pene alternative per i reati minori. L'ex sindaco di Roma sottolinea la necessità di riformare il sistema carcerario affinché offra percorsi di lavoro e studio mirati al reinserimento sociale, riducendo così la recidiva e i costi per i contribuenti. Questa testimonianza evidenzia un'emergenza democratica e strutturale che richiede un intervento immediato e trasversale per riformare la giustizia e il sistema penitenziario italiano.

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Le regole vuote delle “Linee guida per la gestione delle persone non collaborative”

L'articolo analizza le critiche del sindacato Silp Cgil alle nuove linee guida del Viminale per la gestione delle persone non collaborative, introdotte dopo le condanne della Cedu ma ritenute gravemente insufficienti. Secondo il sindacato, il documento manca di tempi massimi di contenimento, protocolli sanitari definiti e una formazione adeguata per gli agenti, focalizzandosi solo sulla tutela legale dell'operatore a scapito della salute del fermato. Nicola Rossiello (Silp Cgil) sottolinea come la mancanza di distinzione tra soggetti violenti e persone vulnerabili aumenti il rischio di risposte sproporzionate e pericolose. Questa situazione evidenzia una criticità fondamentale nella gestione dell'ordine pubblico e nella tutela dei diritti umani e della salute dei cittadini in custodia.

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Nelle carceri roventi, aspettando prefabbricati e nuovi progetti

L'articolo fotografa la drammatica situazione delle carceri italiane, dove quasi 65.000 detenuti affrontano un'altra estate torrida in condizioni di grave sovraffollamento e carenze igienico-sanitarie. Nonostante i piani edilizi straordinari per creare nuovi posti e l'avvio di alcune gare d'appalto, i progetti di riqualificazione procedono a rilento e molti istituti storici restano inadeguati. A questo si aggiungono l'invecchiamento della popolazione carceraria, la scarsità di risorse per le misure alternative e il grave sovraccarico della magistratura di sorveglianza, che rallenta la concessione dei permessi. Questo scenario evidenzia una crisi strutturale e umanitaria drammatica per il sistema penitenziario italiano, che necessita di interventi immediati e non più differibili.

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Manconi: “Forze dell’ordine inadeguate. Il fermato è sacro”

Nell'intervista l'esperto Luigi Manconi affronta i controversi casi di Abderrahim Fakir e di Mario Roggero, criticandone la forte strumentalizzazione politica. Manconi paragona il decesso di Fakir al caso di George Floyd, evidenziando gravi carenze nella formazione democratica e tecnica delle forze dell'ordine italiane nell'uso di pericolose tecniche di contenimento. Egli contesta inoltre le proposte del governo sulla legittima difesa, avvertendo che eliminare il principio di proporzionalità rischia di legittimare la violenza privata e la barbarie. Questa riflessione evidenzia una problematica cruciale per la tutela dei diritti umani e il funzionamento dello Stato di diritto in Italia.

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Roma. “Dentro Rebibbia femminile, dove anche il caldo è più caldo”

Nell'articolo di Patrizia Pallara per collettiva.it, Alessandra Tersigni della Cgil racconta la drammatica realtà del carcere femminile di Rebibbia, visitato nell'ambito dell'iniziativa dell'Alleanza per l'articolo 27. La testimonianza evidenzia un grave sovraffollamento, con detenute costrette a trascorrere fino a 23 ore al giorno in celle sature e prive di servizi igienici e privacy adeguati. Questa visita fa parte di una mobilitazione nazionale in 34 istituti penitenziari per riaccendere i riflettori sulla crisi del sistema carcerario italiano. Questo scenario evidenzia una problematica critica e urgente riguardante il rispetto della dignità umana e della finalità rieducativa della pena previste dalla Costituzione.

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Caos carceri, la protesta dei Direttori: “Riforme inutili se la politica non ascolta chi ci lavora”

L'ondata di caldo eccezionale mette in luce la paralisi strutturale delle carceri italiane, segnate da sovraffollamento, carenze di organico e strutture fatiscenti. Il Coordinamento Nazionale Dirigenti Penitenziari (CNDP) della FSI-USAE denuncia l'inefficacia di riforme calate dall'alto e il pesante sovraccarico di lavoro per direttori e agenti di polizia. Per risolvere questa emergenza, il sindacato chiede al Ministero della Giustizia l'avvio immediato di un tavolo istituzionale permanente che coinvolga direttamente i dirigenti operativi. Questa situazione evidenzia una criticità strutturale del sistema penitenziario italiano che richiede un dialogo urgente e interventi concreti.

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