Suor Emma, sempre accanto ai detenuti: “Il carcere la mia casa”

Il presidente Sergio Mattarella ha nominato l'ottantaquattrenne suor Emma Zordan Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica per il suo impegno decennale come volontaria nel carcere di Rebibbia. La religiosa, che promuove percorsi di scrittura per i detenuti, denuncia con forza le condizioni disumane delle carceri italiane, citando sovraffollamento, strutture fatiscenti e l'assenza di interventi governativi. Attraverso il suo lavoro, suor Emma punta a restituire dignità e speranza a chi si sente abbandonato, sottolineando l'importanza dell'ascolto nel processo di reinserimento sociale. Questa vicenda mette in luce la drammatica emergenza umanitaria che persiste all'interno del sistema carcerario italiano.

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Sicurezza, Meloni prepara la stretta nel decreto

Il governo Meloni sta accelerando sul nuovo Decreto Sicurezza in risposta ai recenti scontri di Torino, proponendo misure come il divieto di vendita di coltelli ai minori e uno scudo penale esteso per le forze dell'ordine. Tra le proposte più discusse figurano il fermo preventivo fino a 48 ore per i soggetti ritenuti pericolosi e l'introduzione del DASPO per le manifestazioni. L'obiettivo dell'esecutivo è garantire l'ordine pubblico, specialmente in vista delle prossime Olimpiadi invernali, pur dovendo bilanciare la fermezza con i principi costituzionali. Questa iniziativa sottolinea la delicata sfida di proteggere la sicurezza nazionale senza compromettere il diritto fondamentale alla protesta.

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Ma servono più o meno carceri?

Luca Ricolfi analizza l'emergenza del sovraffollamento carcerario in Italia, sottolineando come il numero di detenuti sia tornato a livelli critici nonostante le condanne europee passate. L'autore contesta la strategia della 'de-carcerazione', evidenziando che l'Italia ha un tasso di incarcerazione inferiore alla media europea e che la mancanza di spazi impedisce sia la rieducazione che la sicurezza sociale. Secondo Ricolfi, l'ampliamento dell'edilizia carceraria è l'unica via per garantire trattamenti dignitosi ai detenuti e tutelare i cittadini. Questo evidenzia la necessità di bilanciare il diritto alla rieducazione con l'effettività della pena nel sistema penale italiano.

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Padova: un carcere di cui apprezzare le cose buone e non nascondere le cattive

L'articolo affronta la crisi della Casa di reclusione di Padova, dove il sovraffollamento e la carenza di personale minacciano i progressi riabilitativi raggiunti negli anni. L'autrice propone di contrastare l'illegalità e il traffico di droga non tramite la sola repressione, ma potenziando le attività educative, la trasparenza e il contributo fondamentale dei volontari. È necessario garantire condizioni più umane, come un maggiore ascolto e contatti frequenti con i familiari, per offrire ai detenuti una reale speranza di reinserimento. Questa riflessione evidenzia l'importanza di un modello carcerario basato sulla dignità per prevenire il degrado del sistema penitenziario italiano.

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Emergenza carceraria, i detenuti aumentano e il livello di dignità nelle celle diminuisce

Stefano Anastasia, Garante dei detenuti del Lazio, lancia l'allarme sul sovraffollamento carcerario, segnalando che il numero di detenuti ha nuovamente raggiunto la soglia critica di 64.000 unità. Attraverso testimonianze dirette, Anastasia descrive un sistema alla deriva tra strutture fatiscenti, violazioni delle norme igieniche e la mancanza di spazi per la socialità. Per far fronte a questa emergenza, il Garante propone di riaprire il dibattito su amnistia e indulto, richiamando la responsabilità istituzionale nel garantire pene umane e dignitose. Un'assemblea pubblica prevista per il 6 febbraio darà voce agli operatori del settore per discutere questa crisi. Questo intervento evidenzia l'urgenza di riforme strutturali per evitare il collasso del sistema penitenziario italiano.

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Quando la liberazione non equivale alla libertà

L'articolo denuncia la condizione di "libertà sospesa" vissuta da chi, pur avendo scontato la propria pena, resta intrappolato in un limbo burocratico in attesa della declaratoria di estinzione del reato. Senza questo atto formale del Tribunale di Sorveglianza, è impossibile recuperare diritti fondamentali come il voto o la possibilità di espatriare, rendendo l'attesa una sorta di prigione invisibile. Il caso di Claudio Bottan mostra come le lungaggini giudiziarie impediscano di ricominciare a vivere pienamente, nonostante il percorso rieducativo sia già concluso con successo. Questa situazione evidenzia una grave criticità del sistema penale italiano, in cui l'inefficienza burocratica finisce per infliggere una pena supplementare non prevista dalla legge.

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Veneto. L’emergenza nelle carceri: ci sono quasi mille detenuti in più

Durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2026 a Venezia, la presidente Rita Rigoni ha denunciato il grave malessere nelle carceri venete, segnato da sovraffollamento e un allarmante numero di suicidi. Il dibattito ha toccato anche le polemiche sulla riforma Nordio e le pesanti carenze di organico amministrativo, che in alcuni uffici giudiziari del Distretto superano il 40%. Nonostante le difficoltà, si registra una diminuzione dei processi pendenti, mentre il sottosegretario Ostellari ha annunciato la creazione di nuovi posti detentivi e investimenti nella formazione professionale dei detenuti. Queste criticità confermano l'urgenza di un intervento sistemico per tutelare i diritti dei detenuti e garantire l'efficienza dei tribunali italiani.

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Suicidi nelle carceri: non più rieducazione, ma stoccaggio di corpi

Stefania Cirillo riporta un drammatico incremento dei suicidi nelle carceri italiane, con cinque decessi nel solo mese di gennaio che evidenziano il fallimento del sistema penitenziario. L'articolo denuncia la trasformazione delle prigioni in "discariche sociali" dove il contenimento prevale sulla rieducazione, citando il caso di un anziano detenuto suicidatosi dopo l'annuncio di un trasferimento logistico. Nonostante i dettami costituzionali, il sovraffollamento cronico e l'alto tasso di recidiva confermano una crisi umanitaria e giuridica già sanzionata a livello europeo. Ciò evidenzia una criticità sistemica che trasforma la pena in una mera marginalizzazione priva di speranza.

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Suicidi, spostamento delle sezioni, territorialità della pena. Il caso emblematico di Padova

L'articolo denuncia la tragica morte per suicidio di due detenuti nel carcere Due Palazzi di Padova, avvenuta in seguito a improvvisi trasferimenti e alla chiusura di intere sezioni. Queste operazioni, decise dal DAP senza adeguata comunicazione, interrompono percorsi rieducativi pluriennali e separano i detenuti dai propri affetti e territori d'origine. Il sovraffollamento e la carenza di assistenza psicologica aggravano una situazione già critica, trasformando il carcere in un luogo di sola sofferenza anziché di riabilitazione. Ciò evidenzia l'urgente necessità di riforme che riportino il sistema penitenziario verso la legalità costituzionale e il rispetto dei diritti umani.

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Padova. “Mio figlio non si è ucciso in cella. L’hanno ammazzato o istigato”

La famiglia di Matteo Ghirardello, il trentatreenne trovato morto nel carcere Due Palazzi di Padova, contesta l'ipotesi del suicidio, suggerendo la possibilità di un omicidio o di un'istigazione. Secondo i parenti e l'avvocata, vi sono elementi sospetti come una lettera di ultime volontà inviata dal giovane, richieste di denaro e recenti pestaggi subiti in cella. Il decesso è avvenuto a sole 36 ore da un altro suicidio nello stesso istituto, alimentando le proteste dei Giuristi Democratici contro le attuali politiche repressive. La difesa ha chiesto ulteriori indagini per chiarire le dinamiche di una morte che appare priva di segnali precursori. Questo tragico evento evidenzia l'urgenza di una riforma strutturale del sistema penitenziario per garantire la sicurezza e la dignità dei detenuti.

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“Un’assemblea pubblica a Roma perché dietro le sbarre è vera emergenza”

Denise Amerini (Cgil) annuncia un'assemblea di oltre 50 associazioni per il 6 febbraio a Roma, volta a proporre soluzioni concrete all'emergenza carceraria, come amnistia e indulto. Con un sovraffollamento del 138% e suicidi in aumento, la rete critica l'inerzia del governo e l'approccio puramente punitivo che ignora la funzione rieducativa della pena sancita dalla Costituzione. L'iniziativa richiama l'urgenza di agire in un contesto definito peggiore di quello che portò alla condanna Cedu del 2013. Questo evidenzia una criticità sistemica del sistema penale italiano che richiede un immediato cambio di rotta legislativo.

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Su spinta di Delmastro, Nordio bacchetta i parlamentari sulle visite in carcere

Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha inviato una lettera ai presidenti delle Camere per richiamare i parlamentari al rispetto delle norme durante le visite nelle carceri, invitando a non trasformare i colloqui conoscitivi in vere e proprie interviste. L'iniziativa, nata su impulso del sottosegretario Delmastro dopo una visita di alcuni esponenti del M5S a Verona, è stata duramente contestata dalle opposizioni come un'indebita interferenza nelle prerogative ispettive dei membri del Parlamento. I parlamentari coinvolti hanno respinto le accuse di irregolarità, definendo la comunicazione un atto arrogante che rischia di limitare la trasparenza all'interno degli istituti di pena. Questa vicenda solleva un interrogativo cruciale sul delicato equilibrio tra il potere esecutivo e la funzione di controllo parlamentare sulla realtà carceraria italiana.

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Il Servizio Sociale e le misure alternative alla detenzione in ambito psichiatrico

In Italia, circa il 10-15% della popolazione detenuta soffre di gravi disturbi psichiatrici, rendendo urgente l'adozione di misure alternative al carcere che garantiscano il diritto alla cura e il reinserimento sociale. L'articolo esamina l'evoluzione normativa e strumenti come l'affidamento in prova, evidenziando però criticità quali la saturazione dei servizi territoriali e la difficile comunicazione tra sistema giudiziario e sanitario. Il Servizio Sociale emerge come figura centrale per coordinare i percorsi riabilitativi e prevenire la recidiva attraverso interventi personalizzati. Questo scenario evidenzia la necessità critica di superare la logica puramente contenitiva per tutelare la dignità della persona nel sistema penale.

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La speranza del Giubileo resiste, ma la fiducia nelle istituzioni si indebolisce

L'articolo denuncia il contrasto tra il messaggio di speranza del Giubileo e la drammatica realtà delle carceri italiane, segnate da un preoccupante aumento di suicidi e da un cronico sovraffollamento. Nonostante gli appelli di Papa Francesco per l'amnistia e i richiami del Presidente Mattarella sulla funzione rieducativa della pena, le istituzioni non hanno adottato iniziative concrete. La Chiesa e diverse autorità morali criticano una deriva repressiva che privilegia la vendetta sociale rispetto al reinserimento dei detenuti, contravvenendo ai principi costituzionali. Questa situazione evidenzia una crisi di umanità e legalità che richiede un intervento politico urgente e strutturale.

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Carceri, appello a Mattarella dell’associazione Happy Bridge

L'Associazione Happy Bridge Odv ha rivolto un appello al Presidente della Repubblica per denunciare il grave deterioramento delle condizioni carcerarie e il mancato rispetto dell'articolo 27 della Costituzione. Il documento evidenzia criticità allarmanti come il sovraffollamento oltre i 63.000 detenuti, l'elevato numero di suicidi e la carenza di percorsi riabilitativi basati su istruzione e lavoro. Viene richiesta un'azione urgente per trasformare la pena in un'effettiva opportunità di reinserimento sociale, garantendo dignità e diritti fondamentali a ogni persona. Questo sottolinea una questione cruciale per la riforma del sistema penale e la tutela della dignità umana in Italia.

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Anno giudiziario, scintille a Roma tra toghe e governo

L'inaugurazione dell'anno giudiziario 2026 è stata segnata da forti tensioni tra il Governo e la magistratura, in particolare riguardo alla riforma della giustizia e al prossimo referendum costituzionale. Mentre il Ministro Nordio ha cercato un'apertura al dialogo a Milano, a Roma e Napoli si sono consumati scontri accesi sulla presunta "invasione di campo" dei giudici e sull'efficacia delle riforme. Magistrati come Gratteri e rappresentanti delle opposizioni come Schlein criticano i provvedimenti, definendoli ininfluenti per l'efficienza dei processi e potenzialmente dannosi per l'indipendenza giudiziaria. Questo scontro istituzionale mette in luce una frattura profonda che rischia di compromettere la collaborazione necessaria per il corretto funzionamento della giustizia italiana.

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L’anno giudiziario ai tempi della riforma: accuse e nervi tesi

L'apertura dell'anno giudiziario in Italia è stata segnata da forti tensioni tra magistratura e governo riguardo alla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere. Numerosi procuratori generali, tra cui Francesca Nanni a Milano, hanno criticato l'intervento definendolo 'punitivo' e inefficace per risolvere il problema della durata dei processi, mentre il ministro Nordio ha respinto le accuse parlando di un dialogo necessario. Le polemiche hanno toccato anche Roma e Napoli, evidenziando una profonda spaccatura istituzionale sul futuro dell'indipendenza della giurisdizione. Questo scenario evidenzia una fase di scontro critico che mette alla prova l'equilibrio tra i poteri dello Stato italiano.

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Escalation di reati tra i giovanissimi. “In carcere +50% di minori in 3 anni”

Le relazioni delle Corti d’appello italiane segnalano un aumento allarmante della criminalità minorile, con incrementi significativi in reati violenti e legati allo spaccio. In città come Roma e Milano, le detenzioni di under 18 sono cresciute esponenzialmente, portando a gravi problemi di sovraffollamento e condizioni degradate negli istituti penali. Fenomeni come la dispersione scolastica e la difficile integrazione dei minori stranieri sono indicati tra le cause principali di questa deriva. Il rapporto di Antigone evidenzia inoltre la carenza di attività educative e l’uso eccessivo di psicofarmaci nelle carceri. Questa situazione sottolinea l’urgenza di interventi preventivi e di una revisione del sistema educativo e detentivo minorile.

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Rapine, risse e spaccio, l’allarme delle Procure: “Troppi minori violenti”

L'articolo analizza l'allarmante aumento della criminalità minorile in Italia, evidenziando una crescita di rapine, violenze sessuali e dell'uso di armi bianche tra gli under 18. I magistrati segnalano come il "decreto Caivano" stia portando al sovraffollamento delle carceri minorili, mentre mancano risorse per comunità e programmi di accoglienza adeguati. Il fenomeno riflette un profondo disagio sociale legato all'abbandono scolastico e a carenze educative, rendendo le risposte puramente punitive spesso insufficienti. Questa situazione pone l'accento sulla necessità critica di riforme che integrino prevenzione sociale e supporto psicologico nel sistema penale minorile.

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No a rescissione del giudicato se il difensore nominato non allega l’impossibilità di contatti

L'articolo analizza la sentenza n. 3934/2026 della Cassazione, la quale stabilisce che la nomina di un difensore di fiducia e l'elezione di domicilio presso di lui rafforzano la presunzione di assenza volontaria dal processo. Per ottenere la rescissione del giudicato, il condannato deve fornire prove concrete di non aver avuto conoscenza del procedimento senza colpa, dimostrando l'eventuale ineffettività del rapporto difensivo. La Corte sottolinea che il semplice disinteresse verso il corso della giustizia non giustifica l'annullamento della sentenza definitiva. Questa decisione ribadisce la responsabilità dell'imputato nel mantenere un rapporto informativo costante con il proprio legale scelto.

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