No a rescissione del giudicato se il difensore nominato non allega l’impossibilità di contatti
Paola Rossi
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Il Sole 24 Ore
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Riassunto
L'articolo analizza la sentenza n. 3934/2026 della Cassazione, la quale stabilisce che la nomina di un difensore di fiducia e l'elezione di domicilio presso di lui rafforzano la presunzione di assenza volontaria dal processo. Per ottenere la rescissione del giudicato, il condannato deve fornire prove concrete di non aver avuto conoscenza del procedimento senza colpa, dimostrando l'eventuale ineffettività del rapporto difensivo. La Corte sottolinea che il semplice disinteresse verso il corso della giustizia non giustifica l'annullamento della sentenza definitiva. Questa decisione ribadisce la responsabilità dell'imputato nel mantenere un rapporto informativo costante con il proprio legale scelto.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 322/2026, ha chiarito che per l'accesso al gratuito patrocinio è sufficiente l'autocertificazione del reddito complessivo del nucleo familiare, senza la necessità di indicare separatamente i redditi dei singoli componenti. I giudici hanno stabilito che l'opposizione al diniego del beneficio non può essere decisa in modo sommario, ma richiede obbligatoriamente l'instaurazione del contraddittorio tra le parti tramite un'udienza camerale. Inoltre, è stato ribadito che in questa fase non è necessaria una procura speciale per il difensore, semplificando ulteriormente l'iter burocratico per il richiedente. Questa decisione rappresenta un importante passo avanti nella tutela del diritto alla difesa, evitando che formalismi eccessivi ostacolino l'accesso alla giustizia per i cittadini meno abbienti.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1341/2026, ha riaffermato il principio del ne bis in idem, stabilendo che una persona già condannata in via definitiva per maltrattamenti in famiglia non può subire un secondo processo per lesioni basato sui medesimi fatti. I giudici hanno chiarito che l’identità del fatto dipende dalla condotta materiale e dall'evento storico, a prescindere dalla diversa qualificazione giuridica o da nuove aggravanti contestate. La decisione sottolinea che l'elemento soggettivo del reato non influisce sull'operatività del divieto di un secondo giudizio, proteggendo così l'imputato da azioni penali reiterate. Questo verdetto ribadisce la centralità della tutela del cittadino contro la duplicazione dei procedimenti penali per la medesima condotta materiale.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 543/2025, ha stabilito che il sequestro probatorio di dispositivi informatici è legittimo anche senza l'indicazione di una data di scadenza per l'estrazione dei dati. Secondo i giudici, il principio di proporzionalità deve essere garantito, ma il Pubblico Ministero non è obbligato a prevedere tempi certi che potrebbero ostacolare le indagini tecniche più complesse. La tutela degli indagati rimane assicurata dalla possibilità di richiedere la restituzione dei beni qualora la durata del vincolo diventi irragionevole. Questa sentenza sottolinea la necessità di bilanciare l'efficacia dell'azione penale con il diritto alla riservatezza dei dati digitali.