Santa Maria Capua Vetere (Ce). Violenze nel carcere: agente ammette pestaggi
Biagio Salvati
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Il Mattino
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Riassunto
Durante il maxi processo per i pestaggi avvenuti nel 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, l'ex agente Michele Vinciguerra ha ammesso le proprie responsabilità, chiedendo scusa per l'uso eccessivo della forza contro i detenuti del reparto Nilo. L'imputato ha descritto come le azioni violente fossero state sollecitate dai superiori durante una perquisizione straordinaria gestita da gruppi di supporto esterni in risposta a una rivolta. Questa confessione è particolarmente rilevante poiché rompe il silenzio mantenuto finora dalla maggior parte dei 105 agenti coinvolti, nonostante le evidenze dei filmati di sorveglianza. Il caso evidenzia gravi criticità nella gestione della sicurezza e nel rispetto dei diritti umani all'interno del sistema penitenziario italiano.
Un giovane detenuto di 25 anni si è tolto la vita nel reparto di isolamento del carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove era in attesa di giudizio per furto. Si tratta del primo suicidio in Campania nel 2026, un evento che ha spinto i garanti dei detenuti a denunciare il grave disagio psichico e le criticità strutturali del sistema penitenziario italiano. Samuele Ciambriello e don Salvatore Saggiomo hanno sollecitato un intervento del Presidente Mattarella per affrontare l'emergenza carceraria, definendo il sistema attuale come un 'iceberg di sofferenza'. Questa tragedia evidenzia l'urgente necessità di riforme per tutelare la salute mentale e la dignità dei ristretti nelle carceri italiane.
Nel 2025 la Lombardia ha registrato 14 suicidi nelle carceri, con Pavia che detiene il triste primato regionale di tre decessi. Il sovraffollamento cronico, che in istituti come Vigevano e San Vittore supera il 230%, unito alla mancanza di opportunità lavorative, compromette gravemente la funzione rieducativa della pena. Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, denuncia come il sistema carcerario si sia ridotto a un mero contenitore di corpi, ignorando i precetti costituzionali. Questa drammatica situazione evidenzia un'emergenza umanitaria e strutturale che richiede riforme urgenti per il sistema penitenziario italiano.
Samuele Ciambriello e Coordinamento della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali
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garantedetenutilazio.it
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Il Portavoce Samuele Ciambriello e i Garanti territoriali hanno presentato il documento 'Non nuove carceri ma carceri nuove' per sollecitare riforme urgenti contro il sovraffollamento penitenziario. Le proposte includono l'incremento della liberazione anticipata da 45 a 70 giorni a semestre e un maggiore ricorso alle misure alternative per chi deve scontare pene inferiori ai due anni. L'obiettivo è trasformare il sistema carcerario puntando sulla dignità umana e sulla funzione rieducativa della pena, come previsto dalla Costituzione. Questa iniziativa sottolinea l'urgenza di intervenire per contrastare l'allarmante aumento dei suicidi e il degrado delle condizioni di vita negli istituti italiani.