Ferrara. La nuova vita di Giovanni. I detenuti fanno l’impresa. È una Seconda Chance
Mario Bovenzi
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Il Resto del Carlino
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Riassunto
L'associazione no-profit "Seconda Chance" facilita l'inserimento lavorativo di detenuti ed ex detenuti, creando ponti tra le carceri e le imprese del territorio ferrarese e romagnolo. Un esempio significativo è quello di Marco, assunto a tempo indeterminato e promosso a responsabile presso l'azienda di carpenteria Inci di Renazzo. Il progetto coinvolge diversi settori, dalla moda agli stabilimenti balneari, aiutando le aziende a trovare personale e offrendo ai detenuti un'opportunità di riscatto sociale. Nonostante gli incentivi fiscali, molti imprenditori scelgono di aderire per motivi etici, dimostrando una grande sensibilità verso la riabilitazione. Questa iniziativa rappresenta un modello virtuoso per favorire il reinserimento sociale e combattere la carenza di manodopera in settori critici.
All’Isola d’Elba è stato avviato un progetto innovativo dall'associazione Seconda Chance che permette ai detenuti del carcere di Porto Azzurro di lavorare in un call center interno all'istituto. Si tratta della prima iniziativa in Toscana a coinvolgere un'azienda privata per l'assunzione regolare di reclusi, offrendo loro formazione e una reale prospettiva di reinserimento sociale. L'obiettivo è trasformare il tempo della pena in un'opportunità di crescita professionale e dignità personale. Questo progetto rappresenta un modello virtuoso di come il lavoro possa essere il pilastro fondamentale della rieducazione penitenziaria.
Una delegazione di imprenditori di Confimprese ha visitato il carcere di Bollate per valutare l'assunzione di detenuti, offrendo una risposta concreta alla carenza di circa 10.000 addetti nel settore del commercio. L'iniziativa punta sulla formazione professionale e sull'applicazione dell'articolo 21, che permette ai detenuti di lavorare o studiare per prepararsi a un effettivo reinserimento sociale. Le testimonianze dei protagonisti confermano che l'impiego lavorativo è lo strumento principale per restituire dignità e abbattere i pregiudizi che circondano chi ha scontato una pena. Questo modello evidenzia come la collaborazione tra imprese e istituzioni penitenziarie sia fondamentale per una reale sostenibilità sociale e per la riduzione della recidiva.
Il progetto PriTJP, promosso dall’Università di Catania in collaborazione con l'associazione Seconda Chance, ha concluso una ricerca pionieristica sull'inserimento lavorativo dei detenuti in Sicilia e Calabria. Attraverso l'uso della piattaforma digitale Amelia, lo studio ha rilevato una forte motivazione al cambiamento tra le persone recluse, evidenziando però la necessità di colmare lacune educative e fragilità sociali. Il modello proposto mira a trasformare la detenzione in un percorso di rieducazione e formazione imprenditoriale, superando la logica della mera espiazione della colpa. Questo studio sottolinea la necessità cruciale di integrare il tessuto imprenditoriale e formativo per garantire una reale inclusione sociale e abbattere lo stigma verso gli ex detenuti.