L’unica amnistia è quella che lo Stato concede tutti giorni a se stesso
Tonino D’Angelo
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L’Unità
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Riassunto
L'autore denuncia come le carceri italiane stiano riproponendo di fatto il modello degli ospedali psichiatrici giudiziari, privilegiando la custodia rispetto alla cura della salute mentale. Viene criticata l'inadempienza delle istituzioni che, ignorando le violazioni dei diritti, concedono a sé stesse una sorta di autoassoluzione morale e istituzionale. D'Angelo sottolinea inoltre il dramma delle famiglie dei detenuti, che vivono una pena parallela fatta di isolamento e vergogna, spesso senza alcun sostegno sociale. L'articolo invoca una rivoluzione culturale basata sull'empatia e sulla dignità per trasformare il sistema penale da luogo di vendetta a spazio di riconciliazione. Questa riflessione evidenzia l'urgenza di una riforma profonda che garantisca il diritto alla salute e il rispetto della persona umana nelle istituzioni totali.
L'autore riflette sul "diritto alla speranza" come pilastro della dignità umana, specialmente per chi è privato della libertà, richiamando il messaggio del Giubileo e le sentenze della Corte Europea. L'articolo denuncia l'attuale stato d'emergenza delle carceri italiane, segnato da numerosi suicidi, e sostiene la necessità di misure come l'amnistia o l'indulto per ripristinare il senso di umanità previsto dalla Costituzione. Attraverso le parole di Papa Francesco, Grenci invita a superare l'indifferenza sociale che spesso trasforma la pena in un mero supplizio privo di finalità rieducativa. Questo appello sottolinea l'urgenza di riportare la legalità e la speranza all'interno del sistema penitenziario italiano.
L'autrice critica la scelta del governo di introdurre lo spray al peperoncino nelle carceri invece di promuovere misure come l'indulto per affrontare il cronico sovraffollamento e l'alto tasso di suicidi. Le strutture penitenziarie sono descritte come luoghi degradati dove i diritti fondamentali alla salute e alla dignità umana vengono sistematicamente negati. L'adozione di nuovi strumenti repressivi riflette una visione del sistema carcerario orientata alla punizione e all'esclusione, piuttosto che alla riabilitazione e al reinserimento sociale. Ciò evidenzia una criticità allarmante per il sistema penale italiano, che sembra privilegiare la repressione rispetto alla tutela della dignità della persona.
L'articolo denuncia il contrasto tra il messaggio di speranza del Giubileo e la drammatica realtà delle carceri italiane, segnate da un preoccupante aumento di suicidi e da un cronico sovraffollamento. Nonostante gli appelli di Papa Francesco per l'amnistia e i richiami del Presidente Mattarella sulla funzione rieducativa della pena, le istituzioni non hanno adottato iniziative concrete. La Chiesa e diverse autorità morali criticano una deriva repressiva che privilegia la vendetta sociale rispetto al reinserimento dei detenuti, contravvenendo ai principi costituzionali. Questa situazione evidenzia una crisi di umanità e legalità che richiede un intervento politico urgente e strutturale.