Lite sulla legge anti-stupri. I dubbi dei magistrati: “Si mortificano le vittime”

di Irene Famà e Francesco Malfetano
La Stampa, 24 gennaio 2026
Dal testo senza la parola “consenso” alle pene ridotte, scontro Lega-Pd sulla paternità delle modifiche. L’ex pm esperto di codice rosso: “Questione culturale, non semantica”. Che l’intesa tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein fosse saltata, in fondo, era già palese dallo stop imposto al Senato alla prima versione del Ddl Stupri. Il nuovo testo presentato dalla presidente della Commissione giustizia a Palazzo Madama Giulia Bongiorno - leghista e avvocata stimata dalla premier - ha però evidenziato la frattura.
I margini di collaborazione tra maggioranza e opposizione paiono infatti ridotti al lumicino, anche se resta aperta la finestra degli emendamenti e in FdI c’è chi non esclude qualche modifica. “Il testo è ragionevole e condiviso con la premier - precisano fonti di rilievo a via della Scrofa - ma se serve intervenire per evitare strumentalizzazioni ci rifletteremo”. Ad esempio, con un intervento che riequilibri in qualche modo nel testo l’uso delle parola “consenso” e “dissenso”. “Ma sarebbe un intervento lessicale - concludono - la sostanza è corretta”.
Arrivarci, però, è tutt’altra storia. Anche perché se Forza Italia si tiene alla larga dal caos politico in cui si è trasformata la misura (con il solo Enrico Costa intervenuto per difendere la maggioranza da “attacchi strumentali”), la Lega anche ieri ha proseguito ad alzare la tensione sul testo. A farlo, riprendendo le parole di Bongiorno al Corriere, è il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo: “La rimodulazione delle pene è stata fatta su richiesta del Pd. Sono venute fuori delle polemiche, ma riportiamo le cose alla realtà” scandisce, per quanto riguarda la Lega “siamo assolutamente pronti ad intervenire per aumentare” le pene “in sede emendativa”.
Lettura che però ha scatenato la reazione dem che parla di “mistificazione. Il Pd ha sempre chiesto di mantenere ferma la proposta uscita dalla Camera, punto. Solo dietro le insistenze della presidente e della maggioranza ha dato la sua disponibilità a valutare eventuali modifiche, tra cui l’introduzione di una fattispecie base. La proposta è poi stata scritta dalla presidente senza alcuna previa intesa con nessuno” ricostruisce Alfredo Bazoli, capogruppo dem in commissione Giustizia del Senato. Dura la replica di Elly Schlein: “La proposta Bongiorno sul Ddl stupri fa un passo indietro, cancella il “consenso” e lo sostituisce con il “dissenso”, mette più peso sulle spalle delle donne e delle vittime dentro i processi, un arretramento anche rispetto alla giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, chiedo a Giorgia Meloni di non farsi dare la linea dal patriarcato”.
Dubbi anche tra i magistrati. Francesco Menditto, procuratore a Tivoli ora in pensione, tra i massimi esperti di codice rosso e violenza di genere, riflette: “La differenza tra consenso e dissenso non è solo semantica, ma culturale. È una scelta di campo, che riguarda cosa si intende per violenza sessuale”. Il magistrato prosegue: “Per la Cassazione da tempo c’è il reato in assenza di consenso. Magistratura, avvocatura e professori universitari si sono già confrontati ritenendo, con ampia condivisione, che con assenza di consenso non vi è alcuna inversione dell’onere della prova e l’imputato si può difendere, come avviene oggi”.
Il consenso è il presupposto dell’atto sessuale e qualunque parola “si aggiunge renderà più complesso accertare la verità imporrà alla Cassazione di cambiare la sua giurisprudenza sul consenso, scoraggiando le donne a denunciare”. Una reazione ordinaria delle vittime, prosegue il magistrato, “è restare immobilizzata. Ecco perché occorre sottolineare che con l’assenza di consenso è reato”. Menditto ricorda anche “la Corte europea dei diritti umani che dal 2003 ripete che la violenza sessuale dev’essere sanzionata e che il miglior modo per assicurare alle donne i propri diritti di autodeterminazione è una legge fondata sull’assenza del consenso. Comunque qualunque sia la scelta su un tema così importante per uomini e donne servirebbe l’unanimità come per il femminicidio”.
Ad essere perplesso anche il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia che sottolinea come la proposta di modifica esprima “un’arretratezza sul piano della vera volontà di combattere il fenomeno della violenza sessuale e in qualche modo tende ancora a mortificare il ruolo della vittima”. Esperto nel contrasto alla violenza di genere (e per questo nel 2018 aveva ricevuto l’Ambrogino d’Oro), aveva salutato come una “grande forma di conquista sociale, giuridica e giudiziaria” l’introduzione del concetto di “consenso libero ed attuale” nella precedente formulazione del testo. Questa, invece, “da un punto di vista tecnico è una soluzione molto pasticciata”.