“Ragazzi, state in guardia: il carcere non è Mare Fuori; ci aiutino gli influencer”
Riassunto
Paola Brunese, presidente del Tribunale per i minori, propone di coinvolgere influencer, calciatori e artisti come Geolier per sensibilizzare i giovani sui rischi concreti della criminalità. Secondo Brunese, i canali istituzionali falliscono nel raggiungere i ragazzi, i quali spesso ignorano la certezza della pena e la durezza della detenzione, alimentando un falso senso di impunità. L'obiettivo è utilizzare il linguaggio dei social per spiegare che il carcere minorile non è una fiction televisiva, ma una realtà faticosa e privativa della libertà. Questo appello sottolinea l'urgenza di adottare nuove strategie comunicative per contrastare efficacemente la devianza giovanile.
Il Mattino, 24 gennaio 2026
L’appello di Paola Brunese, presidente del Tribunale per i minori: Geolier o un calciatore i profili più giusti per lanciare messaggi positivi. “Dobbiamo raggiungere i ragazzi”. Paola Brunese, presidente del Tribunale per i minori, ha un solo grande obiettivo: allontanare i giovani dal mondo della violenza e della criminalità.
Operazione complessa….
“Molto complessa”.
Quindi?
“Serve un’altra strada”.
Che cosa intende precisamente?
“Lo spiego subito. Fermo restando l’importanza assoluta dell’educazione, del senso del rispetto, della responsabilità dei genitori, insieme con i controlli, indispensabili, non mi pare si stiano facendo grandi passi in avanti. Almeno nell’immediato i risultati sperati non si vedono”.
La prima cosa che ha detto è stata: “dobbiamo raggiungere i ragazzi”...
“È quello su cui sto riflettendo da tempo. Finché continuiamo a parlare tra di noi, a ragionare e ad analizzare il fenomeno della devianza minorile sui giornali, in televisione, in contesti dove tutti sanno già tutto e dove, in buona sostanza, siamo anche d’accordo, non si va da nessuna parte: restano purtroppo ottime manifestazioni di eloquio e nulla più”.
Il rischio è quello di perdere di vista l’obiettivo...
“Rischio altissimo che non possiamo permetterci di correre. I ragazzi devono diventare protagonisti consapevoli di ciò che fanno e soprattutto di quello che rischiano”.
Dice che non lo sanno?
“No, non lo sanno. O almeno non lo sanno tutti, men che meno i più piccoli, quelli che si avvicinano al mondo della criminalità per la prima volta. Uso un’espressione che può apparire forte, lasciatemela passare: li dobbiamo spaventare”.
Addirittura?
“Certo, nel giusto modo ovviamente, che vuol dire raccontare loro la verità. L’opinione comune è che il minore fa quello che gli pare tanto resta impunito, ma ancor più grave è che a crederlo siano anche molti genitori. Oggi più che mai è diventato indispensabile fare passare un messaggio diverso, o meglio: un messaggio corretto, ma dobbiamo usare il linguaggio adatto”.
Quale?
“Il loro”.
Difficile da intercettare...
“Se pensiamo di farlo noi è quasi impossibile. Non ci ascolteranno mai, senza contare che non abbiamo accesso ai loro canali”.
Di quali canali parla?
“TikTok, Instagram, YouTube, i social in generale, quelli attraverso i quali si muove il mondo dei giovani. Passa tutto da lì, se riusciamo a intercettare i profili giusti potremmo anche pensare di farcela”.
Ha già un’idea?
“In realtà sì. Ci vuole un influencer: per i minori, soprattutto quelli più fragili, può davvero diventare un punto di riferimento non mediato, capace di orientare comportamenti e scelte senza i filtri critici di noi adulti. In altre parole: serve qualcuno che - attraverso il loro linguaggio - sia in grado di spiegare un po’ di cose”.
Va detto che negli ultimi anni gli influencer sono diventati un vero e proprio modello di riferimento.
“Ne sono convinta, ecco perché ritengo che sia arrivato il momento di coinvolgerli in questa battaglia contro la criminalità minorile”
Qualche nome?
“Francamente non saprei. Ammetto di non essere troppo aggiornata sui personaggi più popolari. Mi viene in mente Geolier, è un rapper ma per molti aspetti può anche essere considerato un influencer visto il grande seguito che ha”.
Esiste un mondo di celebrità “digitali” capaci di orientare gusti, consumi e preferenze di milioni di giovani. Bisogna puntare a quelli...
“Certo. Credo che anche un calciatore potrebbe andare bene. Ripeto: dobbiamo utilizzare personaggi credibili nei quali i ragazzi si riconoscano”.
Facciamo conto che Geolier offra la sua disponibilità. Che cosa dovrebbe dire ai giovani?
“La verità, quella che in troppi ancora ignorano. I minori, lo dicevo prima, quando sbagliano pagano. Se provano a uccidere qualcuno, pagano con il carcere che - attenzione - non è “Mare fuori”. Reati gravi a carico di ignoti ormai non ce ne sono più”.
Quindi li arrestate...
“Certo che li arrestiamo. E vi assicuro che con gli attuali mezzi a disposizione degli inquirenti - dai sistemi di videosorveglianza che consentono di ricostruire ogni istante dell’azione violenta all’analisi dei cellulari dai quali tiriamo fuori tutto - è quasi impossibile che riescano a farla franca”.
Diceva che il carcere non è “Mare fuori”...
“Non lo è, non è una fiction: è realtà. La detenzione rappresenta senza dubbio un percorso di recupero. La sua funzione principale è educativa e rieducativa, in linea con la Costituzione e con la giustizia minorile, ciò non toglie che il cammino è faticoso”.
E questo probabilmente non è ben chiaro...
“Temo proprio di no. Ecco perché ho pensato a un influencer che, toccando le corde dei più giovani, possa spiegare a che cosa si va incontro quando si commette un reato violento e come funziona la vita se finisci privato della tua libertà”.
Un “cammino faticoso”...
“Faticoso e doloroso. Lontano dalle mamme, alle quali sono tutti affezionatissimi, lontano dalle fidanzate, senza più alcun tipo di vita relazionale, oltre a tutti gli agi ai quali erano abituati”.
Il carcere d’altronde non è un albergo...
“Certo che no. Ci si alza molto presto la mattina, prevede una serie di mansioni da svolgere, a cominciare dalle pulizie, e poi lo studio, l’impegno per imparare un mestiere in grado di garantire, una volta fuori, un futuro nella legalità e nel rispetto delle regole. Qualcuno - e non possiamo essere noi - deve provare a spiegare tutto ciò. E deve farlo nel giusto modo. Chi ha voglia di provarci si faccia avanti, noi siamo qui, insieme possiamo farcela”.