“Ragazzi, state in guardia: il carcere non è Mare Fuori; ci aiutino gli influencer”
Maria Chiara Aulisio
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Il Mattino
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Riassunto
Paola Brunese, presidente del Tribunale per i minori, propone di coinvolgere influencer, calciatori e artisti come Geolier per sensibilizzare i giovani sui rischi concreti della criminalità. Secondo Brunese, i canali istituzionali falliscono nel raggiungere i ragazzi, i quali spesso ignorano la certezza della pena e la durezza della detenzione, alimentando un falso senso di impunità. L'obiettivo è utilizzare il linguaggio dei social per spiegare che il carcere minorile non è una fiction televisiva, ma una realtà faticosa e privativa della libertà. Questo appello sottolinea l'urgenza di adottare nuove strategie comunicative per contrastare efficacemente la devianza giovanile.
Laura D’Urbino, presidente del Tribunale dei minori di Brescia, descrive una crescita preoccupante della criminalità giovanile legata a fragilità psicologiche e all'abuso di sostanze come Rivotril e Lyrica. L'intervista evidenzia come molti ragazzi commettano reati gravi in stato di incoscienza, spesso senza la possibilità di accedere a comunità terapeutiche adeguate a causa della cronica mancanza di risorse e strutture specializzate. Il sistema giudiziario minorile, gravato da una carenza del 40% del personale, si trova spesso costretto a ricorrere al carcere come unica soluzione residua per i casi più complessi. Questa situazione sottolinea la necessità critica di investire nella prevenzione e in percorsi di cura per evitare che il disagio giovanile si trasformi in una emergenza sociale permanente.
Milena Gabanelli e Andrea Priante
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Corriere della Sera
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L'articolo analizza l'allarmante evoluzione della criminalità minorile in Italia, caratterizzata da un aumento dei reati violenti e dall'uso dei social media per glorificare la prevaricazione. Nonostante l'inasprimento delle pene introdotto dal Decreto Caivano, l'approccio puramente punitivo ha portato al sovraffollamento delle carceri minorili senza garantire percorsi di riabilitazione efficaci. La situazione è aggravata da pesanti tagli al budget per l'istruzione e il reinserimento sociale dei giovani detenuti, lasciando spesso gli operatori senza risorse. Ciò evidenzia una profonda crisi nel sistema penale minorile italiano, dove la punizione sembra prevalere sulla necessaria funzione educativa.
L'articolo analizza l'attuale deriva repressiva della giustizia minorile in Italia attraverso la testimonianza della psicologa e mediatrice Francesca Mosiello. Il modello tradizionale, basato sulla deistituzionalizzazione e sulla riparazione del danno, sta lasciando il posto a un approccio carcerocentrico che ignora i successi educativi e i percorsi di mediazione del passato. La giustizia riparativa viene indicata come lo strumento più efficace per la responsabilizzazione dei giovani, poiché permette un confronto diretto tra reo e vittima per ricostruire il legame sociale infranto. Questo cambiamento di rotta mette in discussione l'efficacia del sistema penale nel prevenire la recidiva e nel tutelare la funzione rieducativa della pena per i minori.