La bufala di Report sui magistrati spiati

L'esperto informatico Giuseppe Dezzani chiarisce che il software Ecm, segnalato da un'inchiesta di 'Report' come strumento di spionaggio, è in realtà un comune applicativo Microsoft per la manutenzione remota utilizzato globalmente. Il Ministro Nordio e la Procura di Roma hanno smentito le accuse di sorveglianza illecita, sottolineando che ogni attività è tracciata e che non sono emersi profili penalmente rilevanti. Secondo Dezzani, il vero problema risiede nell'arretratezza e nella scarsa sicurezza delle infrastrutture informatiche dei tribunali italiani piuttosto che nel software stesso. Questo caso evidenzia la necessità critica di ammodernare e proteggere i sistemi digitali della giustizia italiana per prevenire reali vulnerabilità.

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L’arte di sollevare dubbi: perché la Costituzione ha bisogno di giudici che non chinano il capo

L'articolo difende l'indipendenza della magistratura e la pratica dei giudici di sollevare questioni di legittimità costituzionale dinanzi alla Consulta, criticando gli attacchi mediatici contro le cosiddette 'toghe rosse'. L'autore sostiene che interpellare la Corte sia un atto di onestà intellettuale preferibile a interpretazioni forzate delle leggi, poiché la magistratura ha la responsabilità di garantire la conformità delle norme alla Costituzione. Attraverso il richiamo a Piero Calamandrei e all'articolo 3 della Carta, viene sottolineata l'importanza della Costituzione come programma politico e sociale ancora da attuare pienamente. Passione denuncia inoltre la tendenza all'adeguamento acritico ai decreti governativi, ribadendo che il dubbio costituzionale è un dovere professionale faticoso ma necessario. Questo intervento sottolinea la necessità fondamentale di proteggere il ruolo di controllo della magistratura per la tenuta del sistema democratico italiano.

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“Negli Ipm gli equilibri sono turbati dagli immigrati”. Lo studio del Ministero degli Esteri

La relazione del Guardasigilli Carlo Nordio evidenzia che circa lo 0,86% dei residenti musulmani in Italia è detenuto, con 13.814 presenze totali nelle carceri. Il monitoraggio della Polizia penitenziaria segnala 194 individui a rischio radicalizzazione jihadista, suddivisi in tre diversi livelli di pericolosità. Particolarmente critica è la situazione negli istituti penali per minorenni, dove le tensioni tra diverse componenti della popolazione straniera portano a frequenti episodi di violenza e instabilità. Il rapporto avverte che l'ambiente carcerario può fungere da catalizzatore per l'estremismo, rendendo il controllo delle conversioni e del ruolo degli imam una priorità per la sicurezza. Questo scenario evidenzia una sfida cruciale per la gestione della sicurezza e dei percorsi di integrazione nel sistema penitenziario italiano.

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“Ragazzi, state in guardia: il carcere non è Mare Fuori; ci aiutino gli influencer”

Paola Brunese, presidente del Tribunale per i minori, propone di coinvolgere influencer, calciatori e artisti come Geolier per sensibilizzare i giovani sui rischi concreti della criminalità. Secondo Brunese, i canali istituzionali falliscono nel raggiungere i ragazzi, i quali spesso ignorano la certezza della pena e la durezza della detenzione, alimentando un falso senso di impunità. L'obiettivo è utilizzare il linguaggio dei social per spiegare che il carcere minorile non è una fiction televisiva, ma una realtà faticosa e privativa della libertà. Questo appello sottolinea l'urgenza di adottare nuove strategie comunicative per contrastare efficacemente la devianza giovanile.

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L’unica amnistia è quella che lo Stato concede tutti giorni a se stesso

L'autore denuncia come le carceri italiane stiano riproponendo di fatto il modello degli ospedali psichiatrici giudiziari, privilegiando la custodia rispetto alla cura della salute mentale. Viene criticata l'inadempienza delle istituzioni che, ignorando le violazioni dei diritti, concedono a sé stesse una sorta di autoassoluzione morale e istituzionale. D'Angelo sottolinea inoltre il dramma delle famiglie dei detenuti, che vivono una pena parallela fatta di isolamento e vergogna, spesso senza alcun sostegno sociale. L'articolo invoca una rivoluzione culturale basata sull'empatia e sulla dignità per trasformare il sistema penale da luogo di vendetta a spazio di riconciliazione. Questa riflessione evidenzia l'urgenza di una riforma profonda che garantisca il diritto alla salute e il rispetto della persona umana nelle istituzioni totali.

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Viterbo. Il caso di Vittorio Rallo e gli altri decessi nel carcere

L'articolo ripercorre la tragica morte di Vittorio Rallo, un trentaduenne con gravi disturbi psichiatrici e disabilità, avvenuta nel carcere Mammagialla di Viterbo nel dicembre 2025. Nonostante l'accertata incompatibilità con il regime carcerario e le denunce della famiglia su presunti maltrattamenti e mancanza di sorveglianza, le richieste di trasferimento in strutture di cura sono rimaste inascoltate. La magistratura ha aperto un'indagine per fare luce sulle circostanze del decesso, avvenuto ufficialmente per suicidio dopo anni di detenzione segnati dalla vulnerabilità. Questa vicenda solleva interrogativi urgenti sulla tutela della salute mentale e sulla gestione dei detenuti fragili nel sistema penitenziario italiano.

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Ddl stupri, il consenso non c’è più. La Lega dà il colpo di spugna

L'articolo discute la controversa riforma del disegno di legge sulla violenza sessuale proposta dalla senatrice Giulia Bongiorno, che introduce il concetto di "dissenso" anziché quello di "consenso". Questa modifica, criticata duramente dalle opposizioni e dalle associazioni femministe, creerebbe una doppia fattispecie di reato distinguendo tra stupro con violenza e atti compiuti in assenza di volontà espressa. Secondo le critiche, tale approccio rappresenta un passo indietro rispetto alla Convenzione di Istanbul e agli standard internazionali sulla tutela delle vittime. La relatrice difende la scelta sostenendo la necessità di evitare l'inversione dell'onere della prova e di proteggere chi è impossibilitato a reagire. Questo dibattito evidenzia la complessità del recepimento delle norme europee nel codice penale italiano.

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Civitavecchia (Rm). Formazione professionale in carcere con il progetto “Lievito Madre”

Il progetto 'Lievito Madre' presso il carcere di Civitavecchia ha permesso a trenta detenuti di formarsi come panificatori e pizzaioli, portando all'assunzione regolare di ventuno di loro da parte dell'azienda GustoLab360. L'iniziativa, finanziata dalla Regione Lazio e dal Fondo Sociale Europeo Plus, ha trasformato spazi carcerari dismessi in laboratori produttivi attivi per la grande distribuzione locale. Grazie alla sinergia tra enti di formazione, istituzioni e imprese, il progetto offre ai detenuti una concreta possibilità di riscatto e un mestiere spendibile dopo la pena. Questa esperienza dimostra come il sistema penitenziario possa evolvere da luogo puramente punitivo a centro di riabilitazione e crescita professionale.

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Bologna. “Oltre le sbarre”: il rugby in carcere ora ha lo sponsor

Il progetto 'Rugby Oltre le sbarre' promuove l'attività sportiva in 19 istituti penitenziari italiani come strumento di risocializzazione e crescita personale per i detenuti. L'iniziativa si è recentemente rafforzata grazie alla collaborazione con lo sponsor Macron, che fornisce materiale tecnico e organizza incontri formativi tra i detenuti e i campioni delle Nazionali azzurre. Un evento tenutosi a Bologna ha visto la squadra Giallo Dozza allenarsi con atleti d'eccellenza, sottolineando il valore educativo e solidale della disciplina. Questo impegno testimonia come lo sport possa rappresentare un'opportunità concreta di riscatto e integrazione all'interno del sistema carcerario.

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Brindisi. “Impara l’arte”: la campagna del Gruppo Fortis arriva nel carcere

La Casa Circondariale di Brindisi ha concluso il progetto 'Imparare il mestiere', un corso di edilizia e manutenzione volto a offrire ai detenuti concrete opportunità di riscatto sociale e professionale. Promossa dall’Associazione Profeta, l'iniziativa punta sulla riscoperta dei mestieri manuali per favorire la disciplina, la responsabilità e l'acquisizione di competenze spendibili una volta terminata la pena. Il successo dell'intervento è stato garantito dalla collaborazione tra la direzione della struttura e la Polizia Penitenziaria, riaffermando il valore della formazione nei percorsi di riabilitazione. Questa esperienza evidenzia come il lavoro manuale possa restituire dignità e speranza, rappresentando un modello fondamentale per il reinserimento sociale nel sistema penale italiano.

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Perché Meloni e Schlein (per ora) non mettono la faccia sul referendum

L'articolo analizza la fase di stallo della campagna referendaria sulla giustizia, caratterizzata dall'attuale cautela di Giorgia Meloni ed Elly Schlein nel sovraesporsi. Mentre il centrodestra punta a mobilitare l'elettorato facendo leva sulla storica insofferenza verso la magistratura, il centrosinistra fatica a trovare un racconto unitario che non si limiti alla difesa dei giudici. La sfida cruciale riguarda la possibile politicizzazione del voto: trasformare il referendum in uno scontro tra leader potrebbe aumentare l'affluenza, ma espone le protagoniste a rischi politici elevati in caso di sconfitta. Questo scenario sottolinea come le riforme istituzionali in Italia finiscano spesso per diventare un test di sopravvivenza per i leader di partito.

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Il referendum sulla giustizia sarà un derby sul governo

Angelo Panebianco analizza il prossimo referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, definendolo la prima vera riforma liberale della Costituzione italiana. L'autore sostiene che la distinzione tra giudici e pubblici ministeri sia fondamentale per garantire la terzietà del giudice e rompere i legami corporativi all'interno dell'Associazione Nazionale Magistrati. Panebianco critica il clima di scontro ideologico della campagna elettorale, ribadendo come la riforma favorirebbe la presunzione di non colpevolezza e un sistema di pesi e contrappesi necessario a tutelare i cittadini. Questo voto rappresenta un passaggio decisivo per l'evoluzione del sistema giudiziario italiano verso un modello più equilibrato e garantista.

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Bongiorno: “Perché nel Ddl Stupri si parla di dissenso e non di consenso”

La senatrice Giulia Bongiorno ha presentato una proposta di legge sulla violenza sessuale che introduce il concetto di 'dissenso' e punisce il 'freezing', ovvero la paralisi della vittima per paura. La norma punta ad ampliare la tutela legale a ogni atto compiuto contro la volontà della persona, superando l'attuale necessità di dimostrare minacce o costrizioni fisiche. Nonostante le polemiche sulla riduzione delle pene minime, Bongiorno sostiene che il testo metta al centro l'autodeterminazione della donna senza alterare l'onere della prova in tribunale. Questa riforma segna un tentativo cruciale di allineare il Codice penale alla realtà delle violenze contemporanee.

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Risse e coltelli: “Vi spiego la violenza dei nostri ragazzi”

L'articolo esplora il fenomeno della violenza giovanile in Italia attraverso l'intervista allo psicoterapeuta Alfio Maggiolini, evidenziando come circa il 40% degli adolescenti partecipi a risse. Le cause principali vengono rintracciate nel senso di esclusione sociale e nelle difficoltà economiche, che colpiscono in particolare le famiglie di seconda o terza generazione. Sebbene la violenza di gruppo non sia un fenomeno nuovo, l'abuso di alcol e droghe funge oggi da pericoloso disinibitore, aggravando la ferocia degli scontri. Prevalentemente maschile, questa deriva riflette una fragilità psicologica e sociale che richiede interventi educativi mirati. Ciò sottolinea la necessità impellente di promuovere percorsi di inclusione per contrastare il disagio giovanile prima che sfoci in criminalità.

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Stretta sulla devianza minorile: lo Stato ha il dovere di agire, lo dico da magistrato

L'articolo analizza il disegno di legge sulla sicurezza, interpretando la tutela dell'ordine pubblico come condizione essenziale per l'esercizio delle libertà costituzionali. Tra le misure principali spiccano l'inasprimento delle pene, la procedibilità d'ufficio per i furti e nuovi strumenti di contrasto alla criminalità minorile, come l'ammonimento del Questore per i minori tra i 12 e i 14 anni. L'obiettivo è ristabilire la certezza della risposta dello Stato e prevenire l'escalation della violenza giovanile attraverso un approccio che unisce deterrenza e prevenzione. Questo intervento solleva l'importante sfida di bilanciare il rigore normativo con percorsi educativi realmente efficaci per il recupero dei minori.

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I numeri del Pacchetto sicurezza: la paura in percentuale

L'articolo critica l'uso di 'instant poll' privi di basi metodologiche solide per giustificare le nuove misure del 'Pacchetto sicurezza', come l'installazione di metal detector nelle scuole. L'autore evidenzia come questi dati opachi vengano spesso utilizzati per alimentare narrazioni basate sull'emotività e sulla paura, piuttosto che su un'analisi oggettiva dei fatti. Viene inoltre richiamata la responsabilità del giornalismo nel verificare le fonti, evitando di diventare un semplice amplificatore di propaganda politica. Questo scenario mette in guardia contro il rischio di basare scelte democratiche strutturali su evidenze statistiche non verificabili.

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Ravenna. Giovane suicida in carcere. Il Pm: “Lo psichiatra sbagliò”. La famiglia chiede giustizia

Il pubblico ministero ha richiesto una condanna a otto mesi per omicidio colposo nei confronti dello psichiatra del carcere di Ravenna, accusato di aver sottovalutato il rischio suicidario del 23enne Giuseppe Defilippo, morto nel 2019. Secondo l'accusa, il medico avrebbe ignorato la complessa storia clinica del giovane e i suoi segnali di sofferenza, abbassando il livello di sorveglianza da medio a lieve poco prima della tragedia. La famiglia della vittima, che chiede un risarcimento di 300mila euro, ha lottato per anni contro l'archiviazione del caso per ottenere giustizia. Questa vicenda mette in luce le gravi carenze del sistema di assistenza psichiatrica e di prevenzione dei suicidi all'interno degli istituti penitenziari italiani.

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Firenze. Torture sui detenuti, condannati ispettrice e otto agenti di Polizia penitenziaria

La Corte d’appello di Firenze ha condannato nove agenti di polizia penitenziaria per i reati di tortura, calunnia e falso riguardanti aggressioni avvenute nel carcere di Sollicciano tra il 2018 e il 2020. La sentenza ribalta il giudizio di primo grado, confermando la natura inumana e degradante dei trattamenti inflitti a due detenuti, uno di nazionalità marocchina e uno italiana. L'ispettrice capo coinvolta ha ricevuto una pena di 5 anni e 4 mesi, mentre agli altri otto agenti sono state inflitte condanne comprese tra i 3 e i 4 anni. Questo verdetto sottolinea la gravità degli abusi di potere e la necessità di tutelare i diritti fondamentali all'interno del sistema carcerario italiano.

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Pavia. “Le contraddizioni di (san) Francesco”, Alessandro Barbero incanta i detenuti

Lo storico Alessandro Barbero ha tenuto una lezione presso la casa circondariale di Torre del Gallo, delineando un profilo inedito e 'estremista' di San Francesco d’Assisi. Lontano dall'iconografia tradizionale, il Francesco di Barbero emerge come un uomo dal carattere forte e rigoroso, profondamente calato nella complessa realtà socio-economica del Medioevo. L'incontro ha evidenziato la radicalità della sua scelta di povertà e il suo ruolo di precursore nel dialogo interreligioso e nell'ambientalismo. L'iniziativa, promossa dalla direttrice Stefania Mussio, ribadisce il valore fondamentale della cultura come percorso educativo e di crescita personale per i detenuti.

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Una costituente non dichiarata

L'autore analizza le attuali riforme costituzionali italiane, come il premierato e l'autonomia, inquadrandole in una crisi globale del diritto internazionale e degli equilibri post-bellici. Azzariti suggerisce che sia in atto un "potere costituente dilatato" che agisce nel tempo attraverso prassi e fatti compiuti, erodendo gradualmente la Costituzione senza una rivoluzione popolare. Il cambiamento appare guidato dall'alto, privo di una strategia unitaria ma capace di trasformare il sistema in un nuovo regime autoritario. In questo scenario, gli intellettuali hanno il compito cruciale di trasformare il sentire comune in consapevolezza critica per difendere lo stato di diritto. Questa analisi sottolinea la necessità di una vigilanza democratica attiva di fronte a trasformazioni silenziose ma radicali.

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