Ddl stupri, il consenso non c’è più. La Lega dà il colpo di spugna
Eleonora Martini
·
Il Manifesto
·
Riassunto
L'articolo discute la controversa riforma del disegno di legge sulla violenza sessuale proposta dalla senatrice Giulia Bongiorno, che introduce il concetto di "dissenso" anziché quello di "consenso". Questa modifica, criticata duramente dalle opposizioni e dalle associazioni femministe, creerebbe una doppia fattispecie di reato distinguendo tra stupro con violenza e atti compiuti in assenza di volontà espressa. Secondo le critiche, tale approccio rappresenta un passo indietro rispetto alla Convenzione di Istanbul e agli standard internazionali sulla tutela delle vittime. La relatrice difende la scelta sostenendo la necessità di evitare l'inversione dell'onere della prova e di proteggere chi è impossibilitato a reagire. Questo dibattito evidenzia la complessità del recepimento delle norme europee nel codice penale italiano.
L'articolo riporta le critiche dell'associazione D.i.Re. alla proposta della senatrice Giulia Bongiorno sul ddl Violenza sessuale, che introduce una nuova fattispecie di reato basata sul 'dissenso' anziché sul 'consenso'. Secondo l'avvocata Elena Biaggioni, questo rappresenta un arretramento rispetto alla Convenzione di Istanbul e alla giurisprudenza attuale, che è già allineata al modello del consenso libero. Il rischio è una vittimizzazione secondaria, in cui il processo si concentra sulla prova del 'no' della vittima anziché sull'azione dell'aggressore. Questa situazione evidenzia la necessità di un profondo cambiamento culturale piuttosto che di un mero inasprimento delle pene.
La senatrice Giulia Bongiorno ha presentato una proposta di legge sulla violenza sessuale che introduce il concetto di 'dissenso' e punisce il 'freezing', ovvero la paralisi della vittima per paura. La norma punta ad ampliare la tutela legale a ogni atto compiuto contro la volontà della persona, superando l'attuale necessità di dimostrare minacce o costrizioni fisiche. Nonostante le polemiche sulla riduzione delle pene minime, Bongiorno sostiene che il testo metta al centro l'autodeterminazione della donna senza alterare l'onere della prova in tribunale. Questa riforma segna un tentativo cruciale di allineare il Codice penale alla realtà delle violenze contemporanee.
L'articolo analizza la proposta di riforma dell’articolo 609-bis del codice penale, avanzata da Giulia Bongiorno per ridefinire il reato di violenza sessuale mettendo al centro l'assenza di consenso. La modifica recepisce i principi della Convenzione di Istanbul e introduce il tema del "freezing", ovvero la paralisi da paura che impedisce un dissenso esplicito. Rispetto a versioni precedenti, il testo cerca di bilanciare la tutela delle vittime con le garanzie dell’indagato, evitando il rischio di un’inversione dell’onere della prova. Questo equilibrio rappresenta un passaggio fondamentale per una riforma che sia culturalmente avanzata ma rispettosa dei principi costituzionali del diritto di difesa.