Bongiorno: “Perché nel Ddl Stupri si parla di dissenso e non di consenso”

Riassunto

La senatrice Giulia Bongiorno ha presentato una proposta di legge sulla violenza sessuale che introduce il concetto di 'dissenso' e punisce il 'freezing', ovvero la paralisi della vittima per paura. La norma punta ad ampliare la tutela legale a ogni atto compiuto contro la volontà della persona, superando l'attuale necessità di dimostrare minacce o costrizioni fisiche. Nonostante le polemiche sulla riduzione delle pene minime, Bongiorno sostiene che il testo metta al centro l'autodeterminazione della donna senza alterare l'onere della prova in tribunale. Questa riforma segna un tentativo cruciale di allineare il Codice penale alla realtà delle violenze contemporanee.

di Alessandra Arachi
Corriere della Sera, 23 gennaio 2026
“Meno sanzioni? Ho accolto i rilievi del Pd”. Senatrice Giulia Bongiorno, nella sua proposta di legge sulla violenza sessuale depositata oggi in commissione Giustizia del Senato sparisce la parola “consenso” che viene cambiata con la parola “dissenso”. Ovvero, si legge: “L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso”.
Con questa formulazione qual è la differenza con l’attuale legislazione?
“La mia proposta prevede il reato di violenza quando si compiono atti sessuali contro la volontà di una persona. Si tratta innegabilmente di un deciso ampliamento della tutela per le vittime di violenza. Se oggi il Codice penale punisce soltanto alcune ipotesi di violenza, come quelle con minaccia o costrizione, con il nuovo testo si garantisce una protezione delle vittime a 360 gradi, sottolineando che è reato ogni atto contro la loro volontà. È rilevante anche una seconda novità. È stato poi introdotto il reato di freezing”.
Cosa significa?
“Nei casi in cui la vittima resta paralizzata dalla paura di fronte al suo aggressore, a volte l’imputato viene assolto perché sostiene di non aver potuto capire quale fosse la volontà della donna. È per superare queste decisioni veramente inaccettabili, che è stato previsto che anche nei casi di freezing, cioè quando la donna non manifesta la sua volontà perché congelata dalla paura, si debba presumere il dissenso. Quindi, è sempre reato se manca una manifestazione chiara”.
Perché non andava bene il concetto di “consenso libero e attuale”, ovvero la formulazione della proposta di legge approvata alla Camera?
“La proposta della Camera introduceva già la linea seguita nella nuova formulazione, e per questo spero che il testo sia votato da tutti. Secondo alcuni il testo della Camera invertiva l’onere della prova, cioè imponeva all’imputato una serie di prove a volte impossibili da fornire. Con il mio testo si valorizza la volontà della donna senza alterare le dinamiche processuali”.
Perché ridurre la pena per chi commette stupro portandola ad un range da 4 a 10 anni rispetto ai 6-12 anni del testo approvato all’unanimità a Montecitorio?
“Avevo dichiarato in precedenza che la mia idea era di creare una cascata di aggravanti. Trattandosi di un testo unificato, ho accolto poi la richiesta del Pd di ridurre la pena per il caso di violenza senza minaccia e costrizione. Ma resto dell’idea che sarebbe stato meglio aggravare tutte le sanzioni”.
Le opposizioni l’accusano anche a gran voce di aver scritto un testo che è “un grande arretramento”. Cosa risponde?
“Esistono le chiacchiere ed esistono i dati oggettivi. Con il mio testo, per la prima volta, ricongiungendo la norma al diritto vivente, si tipizza il ruolo centrale della volontà quale estrinsecazione della libertà del consenso in materia sessuale”.
Come si ricostruisce la volontà della donna?
“La presenza del consenso o del dissenso dev’essere valutata alla luce della situazione e del contesto in cui si svolgono i fatti”.
Ha parlato di questo cambiamento con la premier? O quanto meno con i leader della sua maggioranza? Le opposizioni insinuano che con questo testo lei abbia seguito soltanto la volontà del suo leader.
“Ho parlato con tutti. Salvini non vuole la riduzione della pena per la prima ipotesi di reato, quindi questo punto potrebbe ancora essere oggetto di discussione. In commissione abbiamo avuto un ampio dibattito: avevo proposto anche una norma che metteva al centro il consenso riconoscibile, ma l’opposizione non l’ha accettata”.
Però c’era un accordo tra la premier e la segretaria Elly Schlein?
“L’accordo non riguardava gli aggettivi da usare, ma la sostanza. Si voleva un testo che valorizzasse la volontà delle donne, ed è esattamente quello che ho presentato”.
Lei è un avvocato penalista che spesso difende donne anche in casi oggetto di attenzione pubblica. Con la sua proposta di legge le sembra di rispettare la linea fin qui portata avanti?
“Mi sembra evidente. Nel testo depositato, assume per la prima volta un ruolo esplicito e centrale la volontà della vittima e si estrinseca la sua volontà di autodeterminazione quale insuperabile baluardo rispetto a qualsiasi approccio sessuale”.
Nel 2019 lei è stata anche l’artefice della cosiddetta legge del “Codice Rosso”, legge in favore delle donne maltrattate e di prevenzione del femminicidio. In virtù di questa sua sensibilità sul tema, se la sente di raccogliere almeno qualche suggerimento che arriva dalle opposizioni? Visto che soltanto in Senato su questa legge c’è una spaccatura tra maggioranza e opposizione?
“La riduzione della pena accoglie un rilievo del Pd, naturalmente ogni ulteriore proposta in sede di emendamenti sarà valutata con attenzione. Adesso mi auguro che il testo trovi il consenso di tutte le forze politiche”.