L'esperto informatico Giuseppe Dezzani chiarisce che il software Ecm, segnalato da un'inchiesta di 'Report' come strumento di spionaggio, è in realtà un comune applicativo Microsoft per la manutenzione remota utilizzato globalmente. Il Ministro Nordio e la Procura di Roma hanno smentito le accuse di sorveglianza illecita, sottolineando che ogni attività è tracciata e che non sono emersi profili penalmente rilevanti. Secondo Dezzani, il vero problema risiede nell'arretratezza e nella scarsa sicurezza delle infrastrutture informatiche dei tribunali italiani piuttosto che nel software stesso. Questo caso evidenzia la necessità critica di ammodernare e proteggere i sistemi digitali della giustizia italiana per prevenire reali vulnerabilità.
Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha presentato in Parlamento una relazione ottimistica sullo stato della giustizia, rivendicando successi nel PNRR e l'efficacia deterrente del decreto rave. La seduta è stata segnata da un duro scontro con la deputata Debora Serracchiani riguardo a un'inchiesta di Report su presunti software spia nei computer dei magistrati, portando il Guardasigilli a minacciare querele. Le opposizioni e l'Associazione Nazionale Magistrati hanno contestato questa visione, segnalando invece gravi carenze di personale, sovraffollamento carcerario e inefficienze informatiche. Questo confronto mette in luce la distanza tra la narrazione istituzionale e le criticità strutturali che affliggono quotidianamente il sistema giudiziario italiano.
L'articolo critica aspramente la ricostruzione del programma Report sulla strage di Capaci, definendola una narrazione suggestiva priva di riscontri oggettivi che vorrebbe Stefano Delle Chiaie come mente dell'attentato. L'autore evidenzia come le prove presentate, basate su un vecchio colloquio investigativo condotto dal magistrato Donadio, siano frutto di interrogatori guidati e prive di valore legale. Inoltre, viene sottolineata l'inaffidabilità del testimone Alberto Lo Cicero, il quale era già stato allontanato da Cosa Nostra anni prima della strage e non fornì mai dettagli rilevanti nei verbali ufficiali. Questo caso mette in luce la pericolosa tendenza a sovrapporre teoremi mediatici alle verità processuali consolidate.
Il processo penale telematico in Italia continua a subire rallentamenti a causa di gravi malfunzionamenti tecnici e applicativi ancora definiti allo stato embrionale. Nonostante le scadenze del PNRR, i tribunali di Napoli e Roma hanno posticipato l'obbligatorietà del deposito digitale al giugno 2026 per evitare il collasso delle attività giudiziarie. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha espresso forte prudenza, avvertendo che un'informatizzazione prematura rischierebbe di paralizzare la macchina della giustizia invece di renderla più efficiente. Questa situazione mette in luce la profonda crisi tra le ambizioni di digitalizzazione e la realtà delle infrastrutture tecnologiche nel sistema penale italiano.