Nordio promuove la sua giustizia. E poi minaccia il Pd

Riassunto

Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha presentato in Parlamento una relazione ottimistica sullo stato della giustizia, rivendicando successi nel PNRR e l'efficacia deterrente del decreto rave. La seduta è stata segnata da un duro scontro con la deputata Debora Serracchiani riguardo a un'inchiesta di Report su presunti software spia nei computer dei magistrati, portando il Guardasigilli a minacciare querele. Le opposizioni e l'Associazione Nazionale Magistrati hanno contestato questa visione, segnalando invece gravi carenze di personale, sovraffollamento carcerario e inefficienze informatiche. Questo confronto mette in luce la distanza tra la narrazione istituzionale e le criticità strutturali che affliggono quotidianamente il sistema giudiziario italiano.

di Mario Di Vito
Il Manifesto, 22 gennaio 2026
Il tempo delle pene In parlamento il lungo racconto dei grandi successi del governo. L’ira contro Serracchiani per una domanda: “Non finisce qui”. La deputata dem cita un servizio di Report sui pc dei tribunali e il guardasigilli promette denuncia. “Forse inventeranno anche un reato con il mio nome”. Alla fine, davanti ai cronisti, è la stessa Debora Serracchiani a scherzarci su. Difficile del resto prendere sul serio l’irosa uscita del ministro della giustizia Carlo Nordio, che alla fine di una lunga ma innocua mattinata alla Camera sullo stato dell’amministrazione della giustizia - un classico del gennaio parlamentare - ha minacciato di denunciare (o chissà che altro) la deputata del Pd, colpevole di aver chiesto alla premier Meloni di venire in aula a spiegare se e quanto c’entra il governo con quello che sostiene la trasmissione di Raitre Report. Cioè che nei computer di tutti i giudici, i pubblici ministeri e i funzionari di tutti i tribunali di tutta la Repubblica ci sia un software che, di fatto, permette di spiarli a distanza. E che la questione, sollevata nel 2024 dalla procura di Torino, sia stata derubricata a bagatella priva di importanza dal ministero di via Arenula, pare, dietro richiesta di palazzo Chigi.
La faccenda, a pensarci bene, non è poi così irrilevante, nel paese in cui gli spyware vengono usati molto più del dovuto. L’elenco dei casi è noto alle cronache: Paragon, Equalize, la squadra Fiore e tanti episodi più piccoli, ma ugualmente inquietanti, di dati personali estratti da database investigativi, bancari e fiscali per motivi non ancora del tutto chiari.
Nonostante questo, e nonostante molti media di destra gridino ogni giorno all’allarme sugli spioni “di sinistra”, Nordio ha scelto di rispondere con l’intimidazione: “Trovo assolutamente improprio che il ministro della giustizia venga accusato di aver permesso di mettere sotto controllo i computer dei magistrati. Questa cosa non finirà qui”. Pausa. Breve istante di riflessione. E chiosa: “Non è una minaccia, figuriamoci”. E cosa sarà mai, allora? Un invito alla riflessione? Uno sfogo dettato dalla stanchezza per le ore passate a Montecitorio? Un attimo di gratuito nervosismo? In sé il dibattito sull’amministrazione della giustizia non è stato dei più duri, a volerla dire tutta. Le opposizioni si sono in effetti opposte, ma, ecco, non sono volate le sedie e tutti hanno avuto il tempo di prendersi un prosecco alla buvette tra un intervento e l’altro.
Nordio, nel suo monologo d’apertura, ha dipinto un sistema giudiziario meraviglioso, dove il governo sta conseguendo uno dopo l’altro risultati eccezionali: dalla giustizia minorile che funziona come un orologio svizzero ai suicidi in carcere sensibilmente calati, dai target del Pnrr tutti centrati ai tempi dei processi abbattuti. E poi: organici rafforzati, nuove assunzioni in arrivo, digitalizzazione che spicca il volo, edilizia giudiziaria (cioè prigioni) in avanzata fase di sviluppo. Le prospettive sono rosee e i problemi, che pure esistono, sono tutti a un passo dall’essere risolti. Sarà un 2026 bellissimo nei tribunali e il quadro è talmente entusiasmante che verrebbe da chiedersi come mai allora non passa settimana senza che vengano istituiti nuovi reati e che vengano promesse riforme.
L’apice è stato toccato quando il ministro ha rivendicato il famigerato “decreto rave”, il reato di festa che, ormai tre anni fa, fece da biglietto da visita alle politiche poliziesche del governo. “Sapete quante condanne ci sono state per questo reato?”, ha domandato Nordio. Quante, ministro? “Zero”. Alle ovvie risate scaturite da quella che malgrado le apparenze non era una battuta, il ministro ha poi opposto la sua ferma convinzione che questo numero sia da attribuire all’effetto deterrente del provvedimento. Dunque, secondo lui, dall’inverno del 2023 in Italia non ci sarebbe stato più nemmeno un rave.
Resterebbe il merito di quello che ha detto Nordio sullo stato dell’amministrazione della giustizia. “Ha raccontato un’Italia che non esiste - dice a questo proposito Giovanni Zaccaro, segretario di Area democratica per la giustizia -. I sistemi informatici si impallano continuamente, bloccando l’attività giudiziaria. Ogni mese vanno in pensione cancellieri ed amministrativi che non sono sostituiti. Non ci sono nemmeno i braccialetti elettronici per eseguire le misure nei confronti di chi si è macchiato di violenze di genere. Le carceri sono strapiene”. Poco dopo gli fa eco la giunta dell’Anm: “Nessuna risposta sui problemi quotidiani nella giustizia. Nessun chiarimento sui tagli in legge di bilancio. Nessuna prospettiva per i precari del Pnrr. Nessun riferimento agli investimenti da fare su informatica ed edilizia giudiziaria. Siamo profondamente preoccupati. La giustizia ha bisogno di risorse, non di condizionamenti dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura”.
Il riferimento è alla riforma costituzionale che a breve sarà oggetto di referendum. Non c’entrerebbe nulla con l’amministrazione della giustizia, ma in fondo era stato lo stesso Nordio a inserire il tema nella sua relazione. Solito copione: è tutto bellissimo, perfetto, incontestabile. Le obiezioni sono “petulanti litanie”. E Alessandro Barbero, che di recente si è espresso per il No, è solo uno storico. Parola del ministro: “Gli storici danno spesso interpretazioni eccentriche degli eventi, da Erodoto ad Alan Taylor”.