Un piano per riorganizzare il 41 bis
Riassunto
Il Governo Meloni ha avviato un piano per riorganizzare il regime di carcere duro '41 bis', riducendo da 12 a 7 il numero di istituti per concentrare i detenuti più pericolosi in strutture gestite esclusivamente dal Gom. Questa razionalizzazione mira a potenziare la sicurezza, garantire il diritto alle ore d’aria sancito dalla Corte Costituzionale e recuperare posti per contrastare il sovraffollamento carcerario generale. La Sardegna ospiterà quasi la metà di queste strutture, scatenando forti proteste locali per il timore che l’isola venga trasformata stabilmente in un polo carcerario d'eccezione. La riforma comporterà numerosi trasferimenti di esponenti mafiosi tra diverse regioni, ridefinendo radicalmente la geografia della detenzione speciale in Italia. Questo provvedimento evidenzia la sfida complessa di bilanciare le esigenze di massima sicurezza con la tutela dei diritti costituzionali dei detenuti.
palermotoday.it, 25 gennaio 2026
Strutture esclusivamente destinate ai detenuti più pericolosi, riducendo quelle che attualmente li ospitano da 12 a 7. Saranno concentrate in alcuni regioni, tra cui la Sardegna che ha già protestato. Riorganizzare e “razionalizzare” il 41 bis. È questo uno degli obiettivi del Governo Meloni, che da diversi mesi ormai, sta mettendo in piedi un piano per ridisegnare la geografia del carcere “duro” nell’ottica di concentrare i detenuti sottoposti al particolare regime in istituti a loro riservati e dove la sicurezza venga garantita esclusivamente dal Gom, il Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria, specializzato proprio nella gestione e nella sorveglianza di questa particolare categoria di reclusi, ritenuti altamente pericolosi.
Riduzione degli istituti: passeranno da 12 a 7 - Alcuni dettagli - che avranno delle ripercussioni per i circa 80 mafiosi palermitani sottoposti al 41 bis, in base ai dati ufficiali e disponibili che risalgono al 2023 - sono emersi solo la settimana scorsa, quando è stato reso pubblico il verbale della seduta della Conferenza Stato-Regioni che si è tenuta lo scorso 18 dicembre. In particolare, i 12 istituti che attualmente ospitano - assieme a detenuti comuni - persone al 41 bis diventeranno soltanto 7, con i conseguenti trasferimenti.
La sentenza della Corte Costituzionale e il sovraffollamento - Una scelta che, come ha illustrato il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, mira a “rafforzare la sicurezza”, ma consentirebbe anche di ottemperare ad una sentenza della Corte Costituzionale del 25 febbraio dell’anno scorso, con cui è stato stabilito che anche chi è sottoposto al carcere “duro” debba poter trascorrere almeno 4 ore all’aria aperta e attualmente “non saremmo in grado di ottemperare - ha detto Delmastro - per motivi strutturali, negli attuali istituti”. Inoltre “complessivamente l’operazione comporterà anche il recupero di altri 333 posti nel circuito di media detenzione, per affrontare il collaterale ma annoso problema del sovraffollamento carcerario”.
I trasferimenti e il caso Sardegna - Attualmente, quindi, le strutture penitenziarie che ospitano detenuti al 41 bis sono 12, di cui 11 che accolgono anche altri reclusi, diventeranno 7 in 5 regioni, di cui la più penalizzata sarà la Sardegna che ne accoglierà quasi la metà, cioè 3. La Regione ha già manifestato in più occasioni il suo dissenso rispetto a questa idea, temendo di essere trasformata in “isola carcere”, come peraltro è già stata per anni nell’immaginario collettivo, vista la presenza dell’Asinara, con tutti i problemi annessi legati alla sicurezza. I mafiosi reclusi al 41 bis - circa 80 quelli palermitani, oltre 230 quelli siciliani - sono sparpagliati in tutta Italia e la riorganizzazione - che non è chiaro con quali tempistiche sarà realizzata - comporterà per numerosi di loro degli inevitabili trasferimenti.
Piemonte, chiudono Cuneo e Novara
- Secondo quanto illustrato da Delmastro in Conferenza Stato-Regioni, in Piemonte, dove attualmente sono destinati al 41 bis le carceri di Cuneo e Novara, tutti i detenuti sottoposti allo speciale regime saranno spostati ad Alessandria.
Lazio e Abruzzo: resterà solo il carcere di L’Aquila -
Per quanto riguarda il Lazio (che ricomprende nella geografia carceraria anche l’Abruzzo), dei tre istituti dove si trovano detenuti al 41 bis - ovvero Rebibbia, Viterbo e L’Aquila - resterà solo la struttura abruzzese.
Umbria, spariscono Spoleto e Terni -
Spariranno invece del tutto gli istituti che accolgono detenuti al 41 bis in Umbria, cioè Spoleto e Terni.
In Lombardia tutti a Vigevano -
In Lombardia chi è al 41 bis e si trova attualmente nel carcere di Milano Opera dovrà spostarsi a Vigevano.
Tutto invariato per Emilia-Romagna e Sardegna -
Resta invece immutata la situazione in Emilia-Romagna, dove il 41 bis era ed è previsto a Parma. Infine, non è chiaro cosa accadrà all’unica struttura del Friuli-Venezia Giulia, cioè quella di Udine: nel suo intervento Delmastro non l’ha infatti menzionata.
Delmastro: “Viene rafforzata la sicurezza” -
Alle rimostranze sulla sicurezza sollevate dall’assessore regionale sardo Rosanna Laconi, in rappresentanza del presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, Delmastro, pur dicendosi aperto a un confronto, ha replicato che “non abbiamo emergenze di 41 bis perché i famigliari rimangono nei territori che devono tendere, vogliono continuare a provare a controllare, quindi infiltrazioni non ne abbiamo”, aggiungendo che “attualmente abbiamo 192 posti in Sardegna di 41 bis, se diventassero il 20% in più, per fare un esempio, ma tutti in istituti dedicati e tutti trattati dai Gom, io non ho tolto sicurezza, ho aggiunto sicurezza financo all’isola stessa, non solo al sistema nazionale”.