L'articolo analizza il rapporto 2026 del Tavolo Asilo e Immigrazione, denunciando i CPR come "istituzioni totali" strutturalmente degradate e lesive dei diritti fondamentali. Il monitoraggio evidenzia un'inquietante opacità amministrativa che ostacola le ispezioni, oltre all'inagibilità di quasi la metà dei posti disponibili a causa di rivolte e mancanza di manutenzione. Nonostante l'obiettivo dichiarato delle espulsioni, il sistema si dimostra radicalmente inefficace e opera costantemente al di sotto delle sue capacità effettive. Questa situazione mette in luce l'urgenza di superare un modello detentivo che appare non solo disumano, ma anche funzionalmente inutile per lo Stato.
L'articolo riporta il tragico suicidio di un detenuto di 74 anni nel carcere di Padova, avvenuto dopo la notifica di un trasferimento improvviso che avrebbe interrotto il suo percorso di reinserimento e le sue relazioni. Patrizio Gonnella (Antigone) e diverse esponenti politiche denunciano come i trasferimenti forzati siano una risposta fallimentare al sovraffollamento cronico, che in Veneto raggiunge punte critiche del 148,6%. La critica principale riguarda la gestione dei detenuti come semplici oggetti da spostare, ignorando l'importanza della stabilità nei percorsi rieducativi e lavorativi. Questo dramma evidenzia una crisi strutturale e una visione punitiva del sistema carcerario italiano che continua a ignorare la finalità riabilitativa della pena.
L'autore contesta l'efficacia dell'inasprimento delle pene come deterrente, evidenziando come la recidiva colpisca l'85% di chi non riceve un trattamento rieducativo contro il 15% di chi viene coinvolto in attività di studio e lavoro. L'articolo sostiene che il crimine si combatta attraverso una società più giusta e migliori opportunità economiche, piuttosto che con la semplice carcerazione punitiva. Viene inoltre criticata la tendenza politica a proporre pene più severe solo per assecondare le paure dell'opinione pubblica. Questo testo invita a una profonda riflessione sulla funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione italiana.
Il giornalista Luigi Mastrodonato descrive il profondo isolamento tecnologico delle carceri italiane, dove la comunicazione con l'esterno è ostacolata da burocrazia obsoleta e tempi lunghissimi. Per superare queste barriere è nato ZeroMail, un progetto che permette ai detenuti di inviare e ricevere email digitalizzando la corrispondenza cartacea in modo rapido e sicuro. L'iniziativa, nata durante la pandemia, sta creando anche opportunità di lavoro per i reclusi, promuovendo il fine rieducativo della pena previsto dalla Costituzione. Questo caso evidenzia l'urgenza di colmare il divario digitale nel sistema penitenziario per garantire diritti fondamentali e favorire il reinserimento sociale.
L'autrice Ornella Favero denuncia l'incapacità delle istituzioni carcerarie di ammettere i propri errori e chiedere scusa, partendo dal tragico suicidio di un detenuto a Padova a seguito di un trasferimento improvviso. L'articolo presenta diversi casi di persone detenute le cui vite e percorsi di reinserimento sono stati danneggiati da accuse infondate o errori burocratici, senza mai ricevere scuse ufficiali dopo l'assoluzione. Favero sottolinea che la rieducazione dovrebbe coinvolgere anche gli operatori in un processo di assunzione di responsabilità, criticando un sistema che spesso ignora l'umanità dei singoli. Questa situazione evidenzia una criticità profonda nel rapporto tra Stato e cittadini detenuti all'interno del sistema penale italiano.
A Catania è partito un progetto di giustizia riparativa che coinvolge giovani sottoposti a procedimenti penali in attività di pulizia urbana come operatori ecologici. L'iniziativa, nata da un'intesa tra Prefettura, Comune, Tribunale per i minorenni e Gema Spa, mira a offrire ai ragazzi opportunità educative e futuri sbocchi lavorativi. Il presidente Roberto Di Bella evidenzia come il progetto permetta a giovani di quartieri isolati di integrarsi nel tessuto sociale e conoscere il valore storico della città attraverso visite guidate dell'Università. Al termine del percorso, i partecipanti riceveranno un attestato utile per l'inserimento nel mondo del lavoro, favorendo una cultura di sostenibilità sociale. Questa iniziativa rappresenta un passo fondamentale per offrire alternative concrete alla criminalità e contrastare il disagio minorile attraverso l'impegno civico.
L'articolo recensisce il romanzo "Se fioriscono le spine" di Glauco Giostra, che descrive l'universo claustrofobico del carcere e la sua incapacità di offrire una vera speranza di riabilitazione. Attraverso la storia di Antonio, emerge che il riscatto sociale avviene spesso nonostante l'istituzione carceraria, grazie a incontri umani e circostanze eccezionali che interrompono il ciclo della criminalità. Il messaggio centrale è che il dolore può diventare un mezzo per cogliere la verità profonda dell'esistenza, superando le logiche repressive del sistema. Ciò evidenzia la necessità di una riforma profonda che metta l'umanità e la compassione al centro dell'esecuzione penale.
Il liceo Carlo Porta di Monza e la Provincia hanno lanciato il progetto pilota 'Incontro con il Carcere', coinvolgendo studenti e detenuti della casa circondariale di Bollate. L'iniziativa prevede laboratori didattici e una visita al ristorante 'In galera' per permettere ai ragazzi di confrontarsi direttamente con la realtà carceraria e le storie di chi la vive. L'obiettivo è promuovere il senso civico e la crescita personale degli studenti attraverso percorsi di educazione alla legalità e alla responsabilità sociale. Questa iniziativa rappresenta un esempio virtuoso di apertura delle istituzioni scolastiche verso il territorio e i temi della giustizia riparativa.
Il libro fotografico e la mostra itinerante 'Il Ventunante' documentano l'incontro tra un ex poliziotto e un ex detenuto, evidenziando le fatiche del riscatto sociale dopo il carcere. Presentata a Palazzo Reale di Milano, l'opera nasce dall'esperienza di 'Mitiga', un’impresa sociale creata da detenuti per favorire il reinserimento lavorativo e abbattere i pregiudizi. I dati mostrano che il lavoro riduce significativamente la recidiva, eppure lo stigma verso chi ha scontato la pena rimane un ostacolo persistente. Questo progetto evidenzia la necessità cruciale di trasformare il sistema penale in un percorso di effettiva reintegrazione attraverso opportunità occupazionali concrete.
Il documentario 'Le farfalle della Giudecca' racconta la vita quotidiana e i percorsi di riscatto delle detenute del carcere femminile di Venezia, mettendo in luce un modello penitenziario basato sull'empatia e sulla formazione. L'opera evidenzia come il lavoro, attraverso laboratori di sartoria, lavanderia e orticoltura, rappresenti una leva fondamentale per il reinserimento sociale e il superamento dei pregiudizi. Grazie alla sinergia tra istituzioni e associazioni, le detenute possono acquisire competenze professionali concrete, preparandosi a un futuro lontano dall'illegalità. Questo esempio virtuoso sottolinea la necessità di trasformare il tempo della reclusione in un'opportunità di riabilitazione effettiva per la dignità della persona.
Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato da un comitato di giuristi che contestava le date del referendum sulla giustizia, confermando il voto per il 22 e 23 marzo 2026. Secondo i giudici, il procedimento seguito è corretto e non può essere ritardato da ulteriori raccolte di firme, poiché la richiesta parlamentare è già sufficiente a indire la consultazione. Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha espresso soddisfazione, definendo il tentativo di rinvio un mero espediente dilatorio, mentre i comitati del No hanno annunciato di voler proseguire la loro campagna informativa. Questo caso mette in luce la tensione tra la necessità di tempi certi per le riforme e la garanzia degli spazi di partecipazione popolare nel dibattito democratico.
Il rapporto presentato dall’associazione "A Buon Diritto" delinea un quadro critico dei diritti fondamentali in Italia, evidenziando una preoccupante tendenza alla loro restrizione in nome della sicurezza. Tra le criticità maggiori emergono il calo della libertà di stampa, l'inasprimento delle pene per il dissenso e un sovraffollamento carcerario che ha raggiunto il 138,5%. Anche l'accesso alla salute è in crisi, con un italiano su dieci che rinuncia alle cure a causa dei costi e delle liste d'attesa. Questa situazione segnala la necessità urgente di un cambio di rotta per tutelare i principi di uguaglianza e dignità sociale sanciti dalla Costituzione.
Un rapporto del Tavolo asilo e immigrazione rivela che i Centri di permanenza per rimpatri (Cpr) in Italia sono strutturalmente sottoutilizzati, con una capienza effettiva calata del 18,3% negli ultimi tre anni. Nonostante il governo intenda potenziare queste strutture, meno della metà dei trattenuti viene effettivamente rimpatriata, segnando il tasso di efficacia più basso di sempre (41,8%). Il documento critica la gestione della detenzione amministrativa, evidenziando come i centri risultino funzionalmente fallimentari e sempre più spesso contestati dall'autorità giudiziaria. Questa situazione mette in luce una profonda discrepanza tra la propaganda politica e la realtà operativa di un sistema di detenzione considerato da molti ormai ingiustificato.
L’articolo denuncia la drammatica situazione delle carceri italiane, segnata da un preoccupante numero di suicidi e da un sovraffollamento insostenibile che mina i principi costituzionali. L'autrice evidenzia come le attuali politiche governative si stiano concentrando su misure repressive anziché affrontare la crisi umanitaria e il degrado degli istituti. Numerose associazioni hanno lanciato un appello per chiedere clemenza e riforme urgenti, convocando un'assemblea pubblica a Roma per il 6 febbraio 2026. Questo scenario evidenzia una profonda crisi democratica che richiede un intervento immediato per ripristinare la legalità e la dignità umana nel sistema penitenziario.
Un uomo di 73 anni si è suicidato nel carcere Due Palazzi di Padova dopo aver ricevuto la notizia di un imminente trasferimento, segnando il quinto caso di suicidio dall'inizio dell'anno. Esponenti politici e l'associazione Antigone criticano duramente la gestione dei trasferimenti, denunciando come questi interrompano bruscamente i percorsi di reinserimento e i legami sociali dei detenuti. In risposta all'emergenza carceraria e al sovraffollamento, diverse organizzazioni hanno indetto un incontro a Roma per il 6 febbraio per chiedere clemenza e maggiori diritti. Questo tragico evento evidenzia una crisi profonda nel sistema penitenziario italiano e la necessità di riconsiderare la funzione rieducativa della pena.
Un detenuto della casa di reclusione Due Palazzi di Padova si è tolto la vita a causa dell'imminente trasferimento dovuto alla chiusura improvvisa del settore di Alta sicurezza. L'associazione Ristretti Orizzonti ha denunciato come tale decisione interrompa bruscamente anni di percorsi rieducativi portati avanti con il supporto del terzo settore. Le associazioni operanti nel carcere hanno inviato una lettera al Ministro Nordio e ai vertici del DAP richiedendo un incontro urgente per discutere la situazione. Questo tragico evento evidenzia l'impatto devastante delle decisioni amministrative sulla stabilità psicologica dei detenuti e sui loro percorsi di reinserimento.
Un detenuto di 74 anni si è tolto la vita nel carcere Due Palazzi di Padova poco prima di essere trasferito, suscitando la dura reazione dell'associazione Ristretti Orizzonti che parla di 'tragedia annunciata'. Rossella Favero denuncia lo smantellamento del 'modello Padova' e l'interruzione dei percorsi di rieducazione causati dalle recenti decisioni ministeriali e dalla chiusura della sezione Alta Sicurezza 1. Le associazioni e il Terzo settore segnalano come questi provvedimenti distruggano anni di lavoro sul reinserimento sociale, aumentando la pressione su detenuti e agenti. Questo drammatico evento sottolinea la necessità urgente di riconsiderare l'approccio rieducativo del sistema carcerario italiano.