Padova. Detenuto suicida, era nell’elenco dei reclusi da trasferire. Si mobilitano le associazioni
Riassunto
Un uomo di 73 anni si è suicidato nel carcere Due Palazzi di Padova dopo aver ricevuto la notizia di un imminente trasferimento, segnando il quinto caso di suicidio dall'inizio dell'anno. Esponenti politici e l'associazione Antigone criticano duramente la gestione dei trasferimenti, denunciando come questi interrompano bruscamente i percorsi di reinserimento e i legami sociali dei detenuti. In risposta all'emergenza carceraria e al sovraffollamento, diverse organizzazioni hanno indetto un incontro a Roma per il 6 febbraio per chiedere clemenza e maggiori diritti. Questo tragico evento evidenzia una crisi profonda nel sistema penitenziario italiano e la necessità di riconsiderare la funzione rieducativa della pena.
Il Manifesto, 29 gennaio 2026
Si è impiccato nella sua cella del reparto di alta sicurezza del carcere due palazzi di Padova, un uomo di 73 anni (P.M.) che era nella lista di una ventina di detenuti reclusi a Padova da almeno dieci anni che stanno per essere trasferiti in altre case di reclusione del Nord Italia. È il quinto detenuto suicida dall’inizio dell’anno. “Tragedia annunciata”, secondo Debora Serracchiani, responsabile Giustizia, e Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria nazionale Pd, che parlano di trasferimento “annunciato all’improvviso, senza trasparenza né spiegazioni”. I detenuti sono stati avvisati che “sarebbero stati trasferiti non si sa dove né quando”, riferiscono i due esponenti del Pd. “Parliamo di persone non più considerate pericolose e tutte inserite da tempo in percorsi di lavoro, formazione e reinserimento. Questa non è una misura di sicurezza: è la cancellazione deliberata della funzione rieducativa della pena”.
Appena diffusa la notizia, davanti all’istituto di via Due Palazzi si sono radunati gli attivisti storici del volontariato in carcere per protestare contro il trasferimento di reclusi “come fossero pacchi”. Lo spiega bene Antigone: “Le persone detenute non sono pacchi da spostare da una parte all’altra alla bisogna - afferma il presidente Patrizio Gonnella - Dietro di loro ci sono relazioni, attività, percorsi che un trasferimento può spezzare, rendendo più difficile la vita carceraria e più incerto lo sguardo sul futuro. Troppe volte, a causa del grande sovraffollamento, vediamo richieste di sfollamento urgenti da parte di istituti penitenziari in reale affanno e persone detenute che vengono prese e trasferite altrove, senza dialogo e percorsi concertati”.
Per discutere delle ormai insostenibili condizioni delle carceri italiane, si sono dati appuntamento venerdì 6 febbraio a Roma, presso l’Università Roma Tre, una larga parte delle associazioni che lavorano nell’area del penale, per chiedere “Diritti, clemenza e umanità nelle carceri italiane”. Centinaia di volontari, associazioni e organizzazioni della società civile, operatori sociali, operatori penitenziari e sanitari, cooperatori, cittadini, garanti hanno già sottoscritto un appello rivolto a governo e Parlamento.
Tra i promotori anche l’associazione A Buon diritto di Luigi Manconi che oggi, mercoledì 28 gennaio, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati ha presentato un rapporto sui diritti in Italia. Diciassette capitoli, ciascuno dei quali dedicato ad uno dei diritti calpestati, restituiscono un “quadro allarmante” quasi a 360 gradi. Anche di questo, di certo, si parlerà il 6 febbraio nell’aula 9 di Roma Tre.