Padova. Dramma al Due Palazzi, detenuto 74enne si toglie la vita

Riassunto

Un detenuto di 74 anni si è tolto la vita nel carcere Due Palazzi di Padova poco prima di essere trasferito, suscitando la dura reazione dell'associazione Ristretti Orizzonti che parla di 'tragedia annunciata'. Rossella Favero denuncia lo smantellamento del 'modello Padova' e l'interruzione dei percorsi di rieducazione causati dalle recenti decisioni ministeriali e dalla chiusura della sezione Alta Sicurezza 1. Le associazioni e il Terzo settore segnalano come questi provvedimenti distruggano anni di lavoro sul reinserimento sociale, aumentando la pressione su detenuti e agenti. Questo drammatico evento sottolinea la necessità urgente di riconsiderare l'approccio rieducativo del sistema carcerario italiano.

padovaoggi.it, 28 gennaio 2026
Ristretti Orizzonti: “Tragedia annunciata”. In carcere da quasi quarant’anni, frequentava il laboratorio artigianale di cucito dei volontari e viene descritto come un uomo molto riservato. Avrebbe dovuto essere trasferito in un’altra struttura penitenziaria proprio questa mattina. Avrebbe dovuto essere trasferito in un’altra struttura penitenziaria proprio questa mattina, mercoledì 28 gennaio. Classe 1952, aveva 74 anni. In carcere da quasi quarant’anni, frequentava il laboratorio artigianale di cucito dei volontari e viene descritto come un uomo molto riservato. Si è tolto la vita la scorsa notte. Per quelli di Ristretti Orizzonti si tratta di un “una tragedia annunciata”.
Il disagio per la chiusura della sezione Alta Sicurezza 1, il divieto alla possibilità di partecipare ad attività comuni e ora lo spauracchio di un trasferimento nel carcere di un’altra città dopo una vita intera, si può proprio dire, al Due Palazzi.
La denuncia delle associazioni che operano al Due Palazzi: “Sono persone che da anni seguono percorsi di rieducazione che si interromperanno, hanno azzerato tutto. Noi come coordinamento carcere Due Palazzi, con tutte le cooperative e le associazioni vogliamo difendere il modello che per tanti anni abbiamo proposto. Crediamo nella pratica di un istituto in cui ci si confronta e noi vogliamo che questo patrimonio di esperienze non venga dissipato con le conseguenze ovvie per i detenuti”, spiega Rossella Favero.
“Oggi invece tutto viene azzerato e finisce per essere tutto a carico delle guardie carcerarie che si trovano così in una situazione di forte pressione”. Percorsi umani interrotti, permessi, tutto azzerato dagli ultimi provvedimenti di Governo e Ministero. “Si tratta di persone che da anni, e in qualche caso da decenni, stanno facendo a Padova assieme al Terzo settore un percorso di rieducazione e profondo cambiamento che verrà così brutalmente interrotto”, spiega ancora Favero.
Erano poco più di venti i detenuti destinati a nuove struttura e in via di trasferimento. La maggior parte di loro è stato trasferito in tutta fretta alle prime luci dell’alba, questa mattina. Ne sono rimasti tre al Due Palazzi, di quelli che avrebbero dovuto essere trasferiti. E il corpo di G. M., il 74enne che si è ucciso questa notte.
Proprio per questa mattina, mercoledì 28 gennaio, dalle 11 è convocato un sit-in di protesta, proprio di fronte al carcere Due Palazzi, contro la decisione che di fatto interrompe ogni programma di recupero dei detenuti in regime di Alta Sicurezza. “Col trasferimento c’è l’interruzione del trattamento, delle pratiche di certe attività, perché in altri carceri questo non esiste, non si fa. È proprio il modello Padova sotto attacco. Ma ancora di più lo è l’idea che il carcere rappresenti un percorso di rieducazione, ed è il pericolo maggiore”, commenta Rossella Favero di Ristretti Orizzonti. Anche la stessa rivista nata oltre vent’anni fa nel carcere di Padova e in quello femminile della Giudecca e ideata per dare voce alle persone detenute. Ristretti Orizzonti, coordinato da Ornella Favero e redatto direttamente dai detenuti, ha subito diversi attacchi negli ultimi anni. La rivista da vent’anni racconta la vita reale in carcere e a informa su temi legati alla detenzione, alla giustizia e ai diritti, sempre però mantenendo viva l’ironia nonostante la carcerazione.