Libri. “Il Ventunante, la cella si apre lo stigma resta”

Riassunto

Il libro fotografico e la mostra itinerante 'Il Ventunante' documentano l'incontro tra un ex poliziotto e un ex detenuto, evidenziando le fatiche del riscatto sociale dopo il carcere. Presentata a Palazzo Reale di Milano, l'opera nasce dall'esperienza di 'Mitiga', un’impresa sociale creata da detenuti per favorire il reinserimento lavorativo e abbattere i pregiudizi. I dati mostrano che il lavoro riduce significativamente la recidiva, eppure lo stigma verso chi ha scontato la pena rimane un ostacolo persistente. Questo progetto evidenzia la necessità cruciale di trasformare il sistema penale in un percorso di effettiva reintegrazione attraverso opportunità occupazionali concrete.

di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 29 gennaio 2026
Un libro fotografico nato dall’incontro tra un ex poliziotto e un detenuto e una mostra itinerante raccontano le difficoltà vissute da chi cerca riscatto dopo aver scontato la pena. Venerdì 30 gennaio un convegno a Palazzo Reale. Sarà presentato a Palazzo Reale di Milano, venerdì 30 gennaio, “Il Ventunante, la cella si apre lo stigma resta”, una fanzine, un piccolo libro che raccoglie foto e testi, interviste e memorie tratte dal diario di un detenuto, che sarà lo spunto per tenere acceso il dibattito rispetto alla dimensione del carcere e alle progettualità necessarie se vogliamo restituire al carcere una nuova funzione concreta.
Il convegno promosso dalla Sottocommissione carcere, pene, restrizioni e giustizia del territorio, al quale parteciperanno tra gli altri Luigi Pagano, Garante carceri Regione Lombardia, Fabio Romano, presidente della associazione Incontro e Presenza, Alessia Villa, presidente della commissione speciale “Situazione carceraria in Lombardia”, e l’avvocato Luca Del Bue, presidente dell’impresa sociale Mitiga, è l’anticamera di una mostra fotografica itinerante (foto di Michele Maggi).
Libro e mostra sono il risultato di un lavoro di due anni nato dall’incontro di un ex ispettore di Polizia e un ex detenuto. Il primo, Michele Maggi, da poco pensionato diventa fotoreporter e decide di realizzare una inchiesta sulle realtà lavorative che satellitano attorno al mondo del carcere e che, talvolta, speculano attorno a persone private delle libertà. Maggi, però, nel carcere di Bollate incappa in “Mitiga”, la prima (e unica al momento) impresa creata nel 2018 da detenuti per detenuti, una impresa sociale nata per favorire il loro reinserimento lavorativo. L’ha fondata Vincenzo Di Cuonzo.
E da questo incontro, la ricerca del fotoreporter prende un’altra piega. “A 27 anni sono stato condannato per narcotraffico, sono fuggito in Spagna e mi hanno arrestato nel 2006 quando ormai mi ero rifatto una vita. Ho incontrato Maggi - racconta Di Cuonzo - quando ero in art.21, uscivo per lavorare durante il giorno e rientravo in carcere la sera. Da maggio sono in affidamento, sono fuori dal carcere e ho solo l’obbligo di stare in casa dalle 23 alle 7. Mitiga l’ho creata ero in carcere, l’obiettivo è aiutare i detenuti a trovare lavoro ma abbattere lo stigma e il pregiudizio che non ti abbandonano anche quando hai scontato la pena”.
Contro i pregiudizi - Maggi, invece, supera i pregiudizi. “Diventiamo amici, mi dice - continua Di Cuonzo - voglio raccontare la tua storia. Io uscivo alla mattina dal carcere per rientrare la sera, lui mi seguiva e così ha riportato uno spaccato che riporta le vere difficoltà di una persona privata della libertà, testimonia le difficoltà che chi è in una condizione detentiva deve affrontare”. Mitiga opera come un’agenzia interinale per i detenuti stessi e sensibilizza la società contro i pregiudizi verso chi ha commesso reati, basandosi su un modello di lavoro etico e socialmente utile. Fornisce servizi (formazione, manodopera) ad altre aziende, creando lavoro dentro e fuori dal carcere. Offre percorsi di crescita e integrazione sociale attraverso il lavoro, valorizzando le capacità dei detenuti. Organizza corsi di formazione mirati alle esigenze delle imprese e alle attitudini dei detenuti. Lavora anche per cambiare la percezione della società nei confronti dei detenuti, superando stereotipi e pregiudizi. Le persone in semi-libertà in Italia sono circa 1500. Di queste, più di 600 sono a Bollate. Attualmente le persone detenute coinvolte sono circa 15. E, tra l’hinterland di Milano e Pavia, in 8 hanno ottenuto un contratto a tempo indeterminato in vari settori: da quello meccanico, a quello elettrico, a quello agroalimentare. In generale, meno di 16 mila detenuti lavorano per il carcere. E mentre il 70% di chi esce dal carcere compie nuovamente un reato, è noto che la percentuale si abbassa per chi ha svolto attività lavorative durante il periodo di detenzione.