Referendum sulla giustizia, il Tar del Lazio respinge il ricorso sulla data: si vota il 22 e 23 marzo
Riassunto
Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato da un comitato di giuristi che contestava le date del referendum sulla giustizia, confermando il voto per il 22 e 23 marzo 2026. Secondo i giudici, il procedimento seguito è corretto e non può essere ritardato da ulteriori raccolte di firme, poiché la richiesta parlamentare è già sufficiente a indire la consultazione. Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha espresso soddisfazione, definendo il tentativo di rinvio un mero espediente dilatorio, mentre i comitati del No hanno annunciato di voler proseguire la loro campagna informativa. Questo caso mette in luce la tensione tra la necessità di tempi certi per le riforme e la garanzia degli spazi di partecipazione popolare nel dibattito democratico.
Corriere della Sera, 29 gennaio 2026
Il comitato per il referendum contestava la decisione del consiglio dei ministri di votare tra la seconda e la terza settimana di marzo. Il Tar del Lazio ha detto no. Con la sentenza n.1694, il Tribunale ha respinto il ricorso del comitato per il referendum sulla giustizia, promosso da 15 giuristi, con il quale si contestava la decisione del consiglio dei ministri di votare il 22 e 23 marzo prossimi. I giudici della sezione seconda bis hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell’Unione italiana forense. Il Tar ha ritenuto infondato il ricorso avanzato contro il decreto del Presidente della Repubblica del 13 gennaio 2026 (e contro la relativa deliberazione del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2026) che ha indetto, per il 22 e 23 marzo prossimi, il referendum costituzionale sulla legge costituzionale relativa a “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, approvata dal Parlamento il 30 ottobre 2025.
Il Tar del Lazio ha rilevato che la disciplina applicabile sia principalmente finalizzata a permettere che la legge di riforma costituzionale, approvata dal Parlamento a maggioranza assoluta, sia sottoposta, in tempi certi, all’approvazione da parte della volontà popolare, a prescindere da quale tra i soggetti a cui l’art. 138 della Costituzione attribuisce l’iniziativa referendaria (almeno un quinto dei membri di una delle Camere o cinque consigli regionali o cinquecento mila elettori) abbia avanzato per primo la richiesta di referendum.
Il ministro Nordio: “Si è trattato di un espediente dilatorio” - “Sono molto soddisfatto della sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio. La motivazione è di una chiarezza adamantina: trattandosi di un referendum confermativo, una volta che si sia determinata una condizione per il suo svolgimento, in questo caso la richiesta parlamentare, le altre, come le cinquecentomila firme, sono inammissibili perché superflue, come avevamo detto sin dall’inizio. Si è trattato di un espediente dilatorio che speriamo sia anche l’unico”. Lo afferma il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in merito alla sentenza.
Cosa chiedevano i ricorrenti - I ricorrenti - promotori di una raccolta di sottoscrizioni avente ad oggetto un quesito referendario parzialmente diverso da quello ammesso dall’Ufficio centrale per il referendum e sul quale il decreto impugnato ha indetto la consultazione popolare - miravano alla sospensione e all’annullamento del decreto presidenziale al fine di completare la raccolta delle firme e sottoporre il proprio quesito al giudizio di legittimità dell’Ufficio centrale per il referendum.
Immediata la reazione de “Il Comitato Giusto dire No” alla decisione del Tar: “La nostra campagna d’informazione continua, forte dell’interesse crescente che nelle ultime settimane hanno mostrato i cittadini che saranno chiamati a votare al referendum del 22 e 23 marzo”, commenta Enrico Grosso, presidente onorario del comitato. “Rispettiamo la decisione del Tribunale, come siamo abituati a fare con ogni decisione giudiziaria. Abbiamo apprezzato e seguito con interesse l’iniziativa dei 15 di presentare il ricorso, com’era loro diritto. Hanno raccolto oltre 500mila firme, dando un contributo importante all’avvio della campagna elettorale con una forte e sana mobilitazione popolare, consentendo così che fossero garantiti maggiori spazi e tempi per il dibattito e il confronto”.
Le altre reazioni - “L’auspicio è che, dopo la polemica del tutto sterile nata su un referendum già richiesto e convocato, si possa finalmente avviare un confronto sui contenuti e sul merito della riforma. Riforma fondamentale per far fare all’Italia un passo avanti importante, verso una giustizia più giusta e vicina ai cittadini”, dice Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati. “Ritardare l’apertura delle urne avrebbe avuto un solo significato: rinviare l’espressione diretta della volontà popolare, senza ragioni sostanziali. Una scelta faziosa e strumentale che giustamente è stata bocciata dal Tar, che in questo modo ha confermato la correttezza del procedimento”, commenta la senatrice Michaela Biancofiore, presidente del gruppo Civici d’Italia, NM, Udc, Maie. Una sentenza accolta con soddisfazione anche da Pierfilippo Giuggioli, coordinatore de “Il Comitato Sì alla riforma della giustizia - art. 111”: “I giudici del Tar hanno confermato la bontà delle nostre tesi secondo le quali la Costituzione non prevede né tutela un “diritto al quesito” ma, piuttosto, un diritto al referendum da svolgersi nei tempi certi predeterminati dalla Legge”.