Emilia Romagna. L’altro carcere: 2.000 all’anno nella “zona grigia” delle Camere di sicurezza
In Emilia-Romagna sono oltre 100 le celle presenti nelle stazioni delle forze di polizia, spesso destinate a soggetti in stato di povertà, tossicodipendenti o con problematiche psichiatriche: con quali diritti? Com’è noto, sono circa 4.000 le persone detenute nelle varie carceri dell’Emilia-Romagna: una realtà caratterizzata da una situazione di perenne sovraffollamento, solo una delle tante criticità che affliggono le strutture penitenziarie. Ma se di carcere così come di Cpr non si parla mai tanto quanto si dovrebbe, ci sono luoghi di detenzione che sono ancora meno conosciuti: le camere di sicurezza, cioè le vere e proprie celle presenti nelle stazioni delle diverse forze dell’ordine. Una realtà tutt’altro che trascurabile, visto che a livello regionale sono circa 2.000 le persone che transitano ogni anno per questi ambienti, volti a trattenere chi è in stato di arresto fino a 48 ore, prima di comparire davanti a un giudice.
Si tratta insomma di un “carcere ombra”, come l’ha definito il Garante regionale delle persone sottoposte a misure limitative o restrittive della libertà personale, Roberto Cavalieri, sottolineando che oggi è più che mai “necessario che le forze dell’ordine siano adeguatamente formate per la gestione delle persone trattenute nelle camere di sicurezza, alla luce di una situazione che definirei grigia, dal punto di vista del rispetto dei diritti delle persone interessate”. Con questo obiettivo, il Garante ha lanciato una giornata di formazione che si svolgerà a Parma domani, rivolta in particolare alla Polizia Locale. L’iniziativa arriva dopo che, nei mesi scorsi, Cavalieri ha ispezionato tutte le camere di sicurezza del territorio emiliano-romagnolo: “Ho censito i 75 siti attivi in regione, in cui sono presenti oltre 100 camere di sicurezza.
Sul numero di transiti, solo per quanto riguarda il servizio a cura della stessa Polizia locale, ci aggiriamo intorno alle 150-200 persone all’anno. Ma dalle nostre ispezioni è emerso che non tutti i comandi adottano il registro formale corretto, per queste attività, quindi dobbiamo affinare i numeri”. Il monitoraggio, d’intesa con l’ufficio del Garante nazionale, è dunque incentrato “sulla gestione dei detenuti ma anche sulla conformità degli spazi, che vuole essere anche una verifica sul rispetto della normativa cui sono soggette questo tipo di strutture”.
Da questo lavoro è intanto emersa “la netta distanza tra la città e questi luoghi di detenzione, spesso sconosciuti alla cittadinanza”. Eppure, dalle camere di sicurezza dell’Emilia-Romagna “transitano ogni anno oltre 2.000 persone, spesso si tratta di soggetti in stato di povertà, di tossicodipendenti o di individui con problematiche psichiatriche, la marginalità sociale è sempre più un aspetto che non può essere scollegato dalla questione della sicurezza. Servono, quindi, strategie sempre più sofisticate per affrontare questo problema, per comprendere meglio queste complessità, anche a tutela dei diritti di queste persone”.
“E’ un periodo molto delicato quello che si trascorre nelle camere di sicurezza”, ha sottolineato Annarita Di Vittorio, responsabile dell’Unità privazione della libertà da parte delle forze di polizia dell’Ufficio del garante nazionale dei detenuti, quando nei mesi scorsi fu presentato l’avvio dell’attività di monitoraggio, aggiungendo che “la criticità maggiore è l’agibilità, visto che in particolare le caserme dei Carabinieri si trovano spesso in strutture datate” e molte camere di sicurezza si trovano in scantinati o comunque in locali con possibili criticità igienico-sanitarie.