In carcere la vita tecnologica è ferma a decenni fa, ma c’è un servizio di email che cerca di abbattere queste barriere
Luigi Mastrodonato
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wired.it
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Riassunto
Il giornalista Luigi Mastrodonato descrive il profondo isolamento tecnologico delle carceri italiane, dove la comunicazione con l'esterno è ostacolata da burocrazia obsoleta e tempi lunghissimi. Per superare queste barriere è nato ZeroMail, un progetto che permette ai detenuti di inviare e ricevere email digitalizzando la corrispondenza cartacea in modo rapido e sicuro. L'iniziativa, nata durante la pandemia, sta creando anche opportunità di lavoro per i reclusi, promuovendo il fine rieducativo della pena previsto dalla Costituzione. Questo caso evidenzia l'urgenza di colmare il divario digitale nel sistema penitenziario per garantire diritti fondamentali e favorire il reinserimento sociale.
La morte di Luca La Penna nel carcere di Secondigliano, causata da una polmonite non curata tempestivamente, ha portato al rinvio a giudizio di due dottoresse per responsabilità medica. Il garante regionale Samuele Ciambriello ha denunciato il caso come un tragico simbolo delle carenze strutturali e del sovraffollamento che negano il diritto alla salute nelle carceri italiane. Attualmente, la mancanza di specialisti e di mezzi di trasporto impedisce lo svolgimento di numerose visite mediche essenziali, aggravando la precarietà della vita detentiva. Questa vicenda evidenzia la necessità critica di riformare il sistema sanitario penitenziario per garantire la dignità e la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti.
Un uomo di 72 anni di Messina, accusato di evasione dai domiciliari, ha chiesto esplicitamente alla giudice di essere trasferito in carcere per sfuggire alla solitudine e alle difficoltà quotidiane. L'anziano, precedentemente arrestato per maltrattamenti, ha spiegato di non riuscire a provvedere autonomamente a cibo e medicine restando isolato in casa. Nonostante la richiesta insolita dettata dal profondo disagio sociale, il tribunale ha convalidato il fermo senza però applicare alcuna misura cautelare. Questa vicenda mette in luce come l'isolamento degli anziani e la mancanza di una rete di supporto possano trasformare le misure alternative in una condizione percepita come peggiore della detenzione stessa.
In un'intervista curata da Francesco Barana, Valeria Verdolini presenta il suo libro 'Abolire l’impossibile', in cui propone l'utopia come metodo concreto per riorganizzare la speranza e contrastare violenze sistemiche come il razzismo e il patriarcato. L'autrice sostiene l'abolizione, e non la semplice riforma, di strutture oppressive quali il carcere e i confini, ispirandosi al concetto di 'rovesciamento' di Franco Basaglia. Tra le proposte più radicali emergono la liberalizzazione dei visti per i migranti e una ridefinizione della sicurezza intesa come coesione sociale anziché come mero ordine pubblico. Questo lavoro invita a un cambio di paradigma per rispondere all'erosione dei diritti e del welfare che caratterizza l'epoca attuale. La proposta di Verdolini evidenzia la necessità di un nuovo orizzonte radicale per ripensare i rapporti di forza nella società moderna.