Alessandria. Detenuti in regime di 41 bis a San Michele, continua il silenzio dal Ministero

Il deputato Federico Fornaro ha lanciato un allarme sulla riorganizzazione del regime 41-bis, che vedrà il carcere San Michele di Alessandria diventare l'unico polo di massima sicurezza in Piemonte, ospitando circa 150 detenuti. La decisione, emersa da un piano del Ministero della Giustizia, è stata criticata per la mancanza di confronto con le amministrazioni locali e per il pesante impatto previsto sui servizi sanitari territoriali. Inoltre, si teme che questa eccessiva concentrazione possa compromettere i decennali percorsi di risocializzazione e l'identità di un istituto storicamente aperto al territorio. Questa situazione evidenzia la necessità di un dialogo trasparente tra governo e comunità locali per gestire la sicurezza senza trascurare le esigenze dei territori.

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Torino. Suicidio di Moussa al Cpr, le accuse dell’ex direttrice: “La Garante non si presentò”

Annalisa Spataro, ex direttrice del Cpr di Torino a processo per il suicidio di Moussa Balde, ha rilasciato pesanti dichiarazioni denunciando un sistema istituzionale maschilista che scaricherebbe le responsabilità sui civili. L'imputata ha chiarito di non avere effettivi poteri decisionali o disciplinari, criticando duramente l'operato della Polizia e dei Garanti dei detenuti nella gestione del giovane. Spataro sostiene che la permanenza di Balde in isolamento non dipendesse dalla sua volontà, ma da decisioni della Questura legate a motivi di ordine pubblico. Questo caso solleva interrogativi urgenti sulla catena di comando e sulle reali responsabilità gestionali all'interno dei Centri di permanenza per il rimpatrio.

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Milano. Dopo le denunce nelle celle del carcere di Opera nulla è cambiato

L'associazione Yairaiha e il deputato Roberto Giachetti denunciano un grave peggioramento delle condizioni nel carcere di Opera, segnalando restrizioni arbitrarie ai contatti tra detenuti e famiglie. Tra le criticità emergono tagli improvvisi ai minuti telefonici e l'esclusione di molti bambini da incontri programmati, aggravando l'isolamento psicologico dei ristretti. Il clima è diventato particolarmente teso dopo un'evasione a dicembre, con denunce di perquisizioni invasive e la chiusura di sezioni a regime aperto senza alcuna risposta ufficiale dal Ministero della Giustizia. Questa situazione evidenzia una preoccupante deriva che sacrifica i diritti fondamentali e la funzione rieducativa della pena a scapito della dignità umana.

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Asti. Ilaria Cucchi: “Christian andava curato, non lasciato morire in cella”

L'articolo riporta il caso del suicidio di Christian Guercio nel carcere di Asti, l'ottantesimo avvenuto nel 2025, che ha spinto i senatori Ilaria Cucchi e Marco Grimaldi a presentare un’interrogazione parlamentare. La senatrice Cucchi denuncia la mancanza di assistenza psichiatrica adeguata e la gestione problematica dei detenuti tossicodipendenti, sottolineando come Guercio non avrebbe dovuto trovarsi in una cella ordinaria. Viene evidenziata la grave carenza di personale formato e la prassi, spesso disattesa, di effettuare visite specialistiche al momento dell'ingresso in struttura. L'intervista critica inoltre il nuovo pacchetto sicurezza del governo, suggerendo che si dovrebbe investire nella salute e nella formazione anziché nella creazione di nuovi reati. Questo episodio sottolinea l'urgenza di una riforma strutturale nella gestione della salute mentale all'interno del sistema carcerario italiano.

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Roma. Salvate Giuseppe Scuderi, la sua condanna a vita è una condanna a morte

L'autore denuncia le condizioni disperate di Giuseppe Scuderi, un detenuto di 59 anni a Regina Coeli che, a causa dell'ingestione di sostanze caustiche, vive oggi alimentato artificialmente e in sedia a rotelle. Nonostante una condotta esemplare in passato, il rapido declino fisico di Scuderi rende la sua detenzione incompatibile con la vita, come certificato dai gravi referti medici e dal costante calo ponderale. Il suo legale ha presentato un'istanza urgente per ottenere il differimento della pena o il trasferimento in una struttura sanitaria specializzata in Sicilia. Questo caso richiama l'attenzione sul rispetto degli articoli 27 e 32 della Costituzione, evidenziando la necessità di garantire trattamenti dignitosi anche per i detenuti in fin di vita.

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Il limite ai ragazzi dobbiamo indicarlo noi

L'autrice analizza la crescente violenza giovanile partendo dalla tragedia di Abanoub, sostenendo che la sola repressione sia inefficace se non accompagnata da un solido percorso educativo. L'articolo evidenzia come i ragazzi cerchino nel contesto scolastico un linguaggio del limite che li aiuti a gestire la rabbia e a contrastare modelli culturali che esaltano il conflitto e l'onore. È necessario investire seriamente nella scuola con riforme condivise e promuovere una cultura della responsabilità, limitando anche l'impatto dei social media sui banchi. Questo intervento sottolinea l'urgenza per gli adulti di tornare a indicare confini chiari, trasformando l'istruzione nell'unico vero investimento possibile per il futuro del Paese.

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I provvedimenti del Magistrato di Sorveglianza sui permessi con scorta non sono impugnabili

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1748/2026, ha stabilito che i provvedimenti relativi ai permessi con scorta per i detenuti non sono soggetti a impugnazione. Il caso riguardava il ricorso di un Procuratore contro la concessione di un permesso di necessità di quattro giorni, confermando che tali decisioni rientrano nella valutazione discrezionale del magistrato di sorveglianza. La Suprema Corte ha così ribadito un orientamento consolidato, escludendo la possibilità per l'interessato di ricorrere contro siffatte determinazioni. Questa pronuncia sottolinea il peso della discrezionalità tecnica del magistrato di sorveglianza nella gestione dei permessi legati a motivi di necessità.

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Il risarcimento ex art. 35-ter, Ord. Pen. può essere oggetto di compensazione con le obbligazioni nei confronti dello Stato

L'articolo analizza la sentenza n. 1449/2026 della Cassazione, la quale stabilisce che lo Stato può compensare il risarcimento dovuto a un detenuto per condizioni di detenzione inumane (ex art. 35-ter) con i debiti che quest'ultimo ha verso l'erario per pene pecuniarie non pagate. La Suprema Corte ha chiarito che il credito dello Stato è certo, liquido ed esigibile già al momento della sentenza di condanna irrevocabile, rendendo inoperanti gli ostacoli procedurali precedentemente sollevati dal Tribunale di sorveglianza. Questa decisione conferma un orientamento consolidato che equipara i crediti derivanti da sanzioni penali a normali obbligazioni civili suscettibili di compensazione. Tale provvedimento evidenzia una tensione significativa tra il diritto al ristoro per violazioni dei diritti umani e l'interesse dello Stato al recupero dei crediti sanzionatori.

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La Cassazione dice “no” all’interrogatorio preventivo se c’è rischio di reiterazione del reato

Le Sezioni unite della Cassazione hanno stabilito che, in procedimenti con più indagati, i giudici devono distinguere chi può essere arrestato subito da chi ha diritto all'interrogatorio preventivo previsto dalla legge Nordio. La sentenza chiarisce che il rischio di reiterazione del reato nega il diritto all'interrogatorio anticipato, costringendo magistrati e gip a gestire le misure cautelari in tempi diversi per evitare la rivelazione prematura delle prove. Questa decisione, pur seguendo l’indirizzo del Ministro della Giustizia, rischia di raddoppiare il carico di lavoro per uffici giudiziari già in forte affanno. Ciò evidenzia le criticità operative e le possibili inefficienze che le recenti riforme garantiste stanno introducendo nel sistema penale italiano.

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Hannoun resta in carcere, scontro sui report d’Israele. L’accusa: “Valide le carte”

L'inchiesta di Genova sul presunto finanziamento di Hamas ha visto la scarcerazione di tre indagati su sette, mentre il leader Mohammad Hannoun resta in custodia. La difesa contesta l'uso di documenti provenienti dai servizi segreti israeliani, definendoli informazioni non validate acquisite in zone di conflitto che violerebbero le garanzie processuali. La procura rivendica invece la validità degli atti citando linee guida internazionali dell'Eurojust sull'uso di intelligence estera e segnalazioni dell'FBI come prove legittime. Questo caso solleva un dibattito cruciale sull'equilibrio tra sicurezza nazionale e garanzie dello Stato di diritto nell'utilizzo di informazioni di intelligence come prove giudiziarie.

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Caso Pifferi. “Il diritto non può più ignorare la pena inflitta dai media”

La Corte d’Assise d’appello di Milano ha riconosciuto per la prima volta le 'attenuanti mediatiche' nel caso Pifferi, riducendo la pena dall'ergastolo a 24 anni a causa della gogna mediatica subita dall'imputata. L'esperto Vittorio Manes spiega che questa sentenza trasforma il processo mediatico da fenomeno sociologico a problema giuridico, evidenziando come la spettacolarizzazione influenzi negativamente testimoni, consulenti e la presunzione di innocenza. La decisione denuncia il rischio di una 'giustizia senza processo' che trasforma il diritto in intrattenimento, violando i principi fondamentali della civiltà giuridica. Questo precedente rappresenta un passo cruciale per la tutela del giusto processo contro le distorsioni della narrazione mediatica contemporanea.

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Sicurezza preventiva e attacco differenziale ai diritti nelle nuove norme del Governo

Il Governo italiano ha presentato nuove bozze legislative sulla sicurezza che mirano a rafforzare il controllo preventivo e la repressione, colpendo in particolare stranieri, giovani e manifestanti. Le norme prevedono un ampliamento dei poteri amministrativi, come l'estensione delle 'zone rosse' urbane e dei provvedimenti di Daspo, basandosi spesso sulla presunta pericolosità sociale piuttosto che su fatti accertati. Secondo l'autrice, questo approccio trasforma la sicurezza da garanzia dei diritti a strumento di esclusione, limitando la libertà di circolazione dei soggetti più marginali. Tale spostamento verso una gestione punitiva e anticipatoria del rischio solleva serie preoccupazioni circa la tenuta dei principi di legalità e delle libertà fondamentali in Italia.

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Sicurezza, Salvini spinge sul “super decreto”. Ma l’emergenza è smentita dai dati

Il governo accelera sulle nuove norme per armi da taglio e rimpatri, spinto dalla competizione politica tra Lega e Fratelli d’Italia dopo i recenti fatti di cronaca a La Spezia. Mentre Matteo Salvini preme per un decreto legge immediato e restrittivo anche sui minori, Palazzo Chigi valuta i rischi giuridici legati ai requisiti di urgenza necessari per evitare rilievi dal Quirinale. Nonostante il forte allarme sociale, i dati ufficiali del Viminale mostrano un calo degli omicidi nel 2025, evidenziando una discrepanza tra percezione pubblica e realtà statistica. La vicenda sottolinea come la sicurezza sia diventata un terreno di scontro identitario per il consenso elettorale all'interno della maggioranza. Questo mette in luce la difficoltà di conciliare la reazione emotiva alle emergenze con una pianificazione legislativa basata su dati oggettivi.

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Criminalità e sicurezza: cos’è propaganda e cosa realtà?

L'articolo esamina criticamente le politiche di sicurezza del governo Meloni, evidenziando il divario tra l'inasprimento delle pene e la cronica carenza di organico nelle forze dell'ordine. Nonostante l'introduzione di nuovi reati, la Polizia di Stato e i Carabinieri soffrono di vuoti per migliaia di unità, aggravati da un turnover insufficiente e da tempi di formazione ridotti. Sebbene gli omicidi siano in calo, i dati del 2024 mostrano un aumento di furti e violenze sessuali, alimentando la percezione di insicurezza specialmente nei grandi centri urbani. L'autrice sottolinea che aumentare le sanzioni è inefficace senza un sistema giudiziario e penitenziario dotato di risorse adeguate per renderle effettive. Ciò evidenzia la necessità di investimenti strutturali piuttosto che di soli interventi legislativi di facciata.

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Gaza, Venezuela, Iran: non rassegniamoci al buio delle notizie

L'articolo riflette sulla crescente difficoltà per i giornalisti stranieri di accedere a zone di crisi come Gaza, Venezuela e Iran, dove regimi e conflitti impongono un blackout informativo. Questa assenza di testimoni diretti ostacola la comprensione accurata degli eventi, costringendo i media a basarsi su frammenti filtrati o fonti locali spesso a rischio. L'autrice avverte che l'oscurità informativa rischia di generare indifferenza nell'opinione pubblica occidentale verso la sofferenza di queste popolazioni. Questo silenzio imposto sottolinea l'urgenza di difendere la libertà di stampa come strumento essenziale per la dignità umana e la democrazia.

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Stati Uniti. Il venticinquesimo anno di Guantánamo

Il carcere di Guantánamo entra nel suo venticinquesimo anno di attività con soli 15 detenuti rimasti degli oltre 780 transitati nella struttura dal 2002. L'articolo ripercorre la storia del centro di massima sicurezza, segnata da gravi accuse di torture sistematiche e detenzioni prolungate senza processi formali per i sospettati di terrorismo. Attualmente, l’amministrazione Trump sta valutando la trasformazione della base in un centro di detenzione per migranti, un progetto che deve però affrontare complessi ostacoli legali. Questa situazione evidenzia la persistente criticità di un sistema che ha operato a lungo ai margini del diritto internazionale.

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Siria. La guerra e le bugie

In Siria, le milizie jihadiste guidate da Ahmed al-Shara stanno riconquistando territori strategici come Raqqa e la diga sull'Eufrate, travolgendo la resistenza curda che durava da dodici anni. Nonostante il ruolo cruciale dei curdi nella sconfitta dell'ISIS, l'Occidente sembra ora averli abbandonati in favore di nuovi equilibri politici che includono figure un tempo considerate terroriste. Al-Shara, ora accolto nelle capitali occidentali, rappresenta la metamorfosi del jihadismo in un interlocutore politico ed economico accettabile per la realpolitik globale. Questa situazione evidenzia la drammatica ciclicità del tradimento subito dal popolo curdo, costantemente sacrificato per convenienza geopolitica.

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Anna Foa: “Non basta invocare la pace, serve il diritto internazionale”

In un'intervista con Umberto De Giovannangeli, l'intellettuale Anna Foa analizza il declino del diritto internazionale, descrivendolo come la più grande conquista del dopoguerra oggi minacciata da leader come Putin, Netanyahu, Trump e Khamenei. Foa critica aspramente il governo israeliano per la delegittimazione dell'ONU e accusa la sinistra europea di aver difeso in modo troppo tiepido le istituzioni che garantiscono la pace globale. L'articolo mette in luce come la demolizione di queste regole stia lasciando spazio alla prepotenza armata e a regimi autoritari a scapito dell'umanità. Questo grido d'allarme sottolinea la necessità urgente di ripristinare la centralità del diritto internazionale per evitare un collasso definitivo della convivenza civile.

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L’appello del padre: “Giustizia per Aba, una legge prima che muoiano altri studenti”

L'articolo riporta la tragica morte del diciottenne Abanoub Youssef, ucciso a coltellate da un compagno di classe presso l'istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia. La famiglia della vittima e la comunità egiziana chiedono giustizia e leggi più severe, puntando il dito contro l'istituzione scolastica, mentre il Ministro Valditara ha promesso un rapido intervento del governo. Nonostante l'aggressore fosse considerato uno studente modello senza precedenti, il folle gesto è scaturito da motivi di gelosia legati a una foto sui social. Questa tragedia evidenzia la necessità critica di ripensare la sicurezza scolastica e il monitoraggio del disagio giovanile nelle scuole italiane.

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La protesta dei compagni di Aba: “Non entriamo a scuola, dovrebbero vergognarsi”

Gli studenti dell'istituto Einaudi Chiodi di La Spezia hanno manifestato per le strade della città in segno di lutto e protesta dopo l'omicidio del compagno Youssef Abanoud, accoltellato da un altro studente. Nonostante l'appello alla coesione della preside Gessica Caniparoli, molti ragazzi hanno contestato duramente l'istituto, accusandolo di non aver prevenuto la tragedia nonostante presunti segnali di allerta. La tensione è culminata in richieste di chiusura della scuola e cori per chiedere giustizia e maggiore sicurezza. Questo evento drammatico evidenzia l'urgente necessità di rafforzare la sorveglianza e il supporto psicologico all'interno delle comunità scolastiche italiane.

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