Anna Foa: “Non basta invocare la pace, serve il diritto internazionale”
Riassunto
In un'intervista con Umberto De Giovannangeli, l'intellettuale Anna Foa analizza il declino del diritto internazionale, descrivendolo come la più grande conquista del dopoguerra oggi minacciata da leader come Putin, Netanyahu, Trump e Khamenei. Foa critica aspramente il governo israeliano per la delegittimazione dell'ONU e accusa la sinistra europea di aver difeso in modo troppo tiepido le istituzioni che garantiscono la pace globale. L'articolo mette in luce come la demolizione di queste regole stia lasciando spazio alla prepotenza armata e a regimi autoritari a scapito dell'umanità. Questo grido d'allarme sottolinea la necessità urgente di ripristinare la centralità del diritto internazionale per evitare un collasso definitivo della convivenza civile.
L’Unità, 19 gennaio 2026
“È forse la maggiore conquista dal dopoguerra, non ci si rende conto dei disastri prodotti dalla sua demolizione che vede Israele e l’America di Trump in prima linea. Purtroppo la sinistra europea non l’ha difeso”. Un mondo in fiamme, dove la prepotenza armata sta cancellando il diritto internazionale e ogni barlume di umanità. L’Unità ne discute Anna Foa, una grande intellettuale, una voce libera, coraggiosa, coscienza critica della diaspora ebraica. Si spiega così lo straordinario successo del suo ultimo libro “Il suicidio d’Israele” (Laterza).
Membro della redazione della Rassegna mensile di Israel e del Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah, Anna Foa ha scritto saggi per la Storia d’Italia Einaudi e articoli per L’Osservatore Romano e Avvenire.
È stata membro del comitato scientifico del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, ha fatto parte della redazione di Donne, Chiesa, Mondo (supplemento dell’Osservatore Romano), collabora al quotidiano dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche 24, al portale dell’ebraismo italiano www.moked.it, e a programmi culturali Rai, sia televisivi che radiofonici. Nel 2019 è stata insignita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella del grado onorifico di commendatore, assegnato ai cittadini che si sono distinti per il loro contributo nelle professioni, nella cultura e nella società. È stata professoressa associata (2000-2010) di Storia Moderna all’Università La Sapienza di Roma.
“Il mondo in mano ai gangster. Khamenei, Trump, Netanyahu, Putin, i re della guerra”. Così titolava in prima pagina l’Unità. Professoressa Foa. È una fotografia aderente al mondo di oggi?
Direi proprio di sì, e aggiungerei un doloroso purtroppo. Spero che ci sia altro, ma a livello di capi di Stato mi sembra che quelli che stiano facendo più chiasso e più danni siano loro. Putin con l’Ucraina e le minacce all’Europa. Israele lo sappiamo bene, quello che sta succedendo anche adesso che la guerra a Gaza si è più o meno fermata ma continua in Cisgiordania. Trump sta togliendo la democrazia negli Stati Uniti uccidendo i suoi stessi cittadini e minacciando interventi ovunque, dalla Groenlandia al Sudamerica, dove l’ha già realizzati, all’Iran dove speriamo che si riesca a liberare senza di lui, e poi ovviamente Khamenei con un regime assolutamente terribile che deve essere abbattuto e nonostante la durissima repressione in atto, spero con tutto il cuore che gli iraniani, con i giovani e le donne in prima fila, riescano stavolta a conquistare la libertà. Vedo qualche possibilità in più rispetto al passato, ora che anche il ceto dei commercianti, la borghesia del bazar, si è unito ad una protesta che ha anche radici economiche. La loro lotta è la nostra lotta.
In tutto questo, che fine ha fatto il diritto internazionale?
Il diritto internazionale è stata la prima vittima di questa situazione. Mi pare che non ci sia abbastanza resi conto nel mondo dei disastri suscitati dalla demolizione del diritto internazionale. E in questo Israele è stato in primo piano, insieme agli Stati Uniti di Trump.
L’affermarsi del diritto internazionale è forse la maggiore conquista che si sia fatta nel secondo dopoguerra. Quella di immaginare un mondo con dei tribunali che giudicassero i criminali di guerra a livello internazionale. Il definirsi di organizzazioni internazionali che aiutassero, agissero, prestassero soccorso ai profughi in fuga da guerre, pulizie etniche, stupri di massa e via elencando indicibili orrori. Tutto questo è stato sistematicamente demolito. La demolizione etica e politica che ne ha fatto Israele con il peggiore governo della sua storia statuale, accusando di terrorismo le organizzazioni internazionali e di antisemitismo l’Onu, non può essere sottaciuta né giustificata tirando in ballo il diritto di difesa. Faccio queste considerazioni su una gloriosa, storica testata della sinistra. E questo mi porta ad una riflessione amara…
Quale, professoressa Foa?
Beh, è mancata da parte della sinistra europea una difesa del diritto internazionale. È stata troppo tiepida. Avrebbe dovuto essere la prima delle difese da compiere. Era la difesa di qualcosa che era stata una grandissima conquista del secondo dopoguerra, che difendeva la pace. Erano gli strumenti per la pace. E questo è stato mancato. Anche il pacifismo che si limita a dire pace senza comprendere appieno l’importanza del diritto internazionale nell’affermazione della pace ha le sue responsabilità nel fatto che nessuno ha pensato al diritto internazionale, come fossero delle briciole di un piatto mentre invece ne era la portata principale.
Restando sulla sinistra e su quel grande movimento che si è manifestato su Gaza. C’è chi sostiene che la stessa empatia non sta scattando nei confronti del popolo iraniano in rivolta. È un’accusa strumentale?
Certamente è anche questo. Va poi considerato che ci sono alcuni casi di violazione o di violenze o di dittature che hanno avuto maggior peso di altre nella storia, come lo hanno avuto le lotte di liberazione di alcuni popoli rispetto ad altri. Questa è una constatazione storia, non una giustificazione etica o altro. Pensiamo al Vietnam, che è stato assunto come un simbolo dalla sinistra, del pacifismo e della lotta contro la guerra. Cose di tantissimi anni fa, ma poi, a veder bene, la staffetta è stata ripresa dalla Palestina e dalla lotta dei palestinesi contro l’occupazione israeliana. Tutto questo per dire che c’è sempre stato qualche caso assurto a simbolo, maggiormente sentito di altri. Poi probabilmente pesa anche il fatto che i nemici dei miei nemici sono miei amici…Un discorso folle, assurdo, che non dovrebbe esser mai considerato, perché ha bloccato la solidarietà in molti casi. L’ha bloccata nei confronti dell’Ucraina, la sta bloccando in parte, penso al Movimento 5Stelle, rispetto all’Iran, con un distinguo nel voto parlamentare che ritengo molto grave per non dire vergognoso. Senza considerare quelli che sono effettivamente gli eventi. Se si ragiona semplicemente sulla base degli schieramenti, allora si arriva ad appoggiare di fatto il regime teocratico-militare iraniano o a sostenere Putin. Se invece si ragiona sulla base di quelle che sono le situazioni concrete, le dittature, le violenze, la repressione, beh allora ogni situazione va analizzata per quel che è la resistenza in atto in Iran va sostenuta senza se e senza ma. Lo si può fare con manifestazioni, come quella che ci sarà oggi (ieri per chi legge, ndr) a Roma in piazza del Campidoglio, e lo si può anche con latri mezzi, sollecitando, ad esempio, il boicottaggio delle merci o rivedere i nostri accordi commerciali con il regime iraniano, cercando di colpire gli interessi economici degli Ayatollah e dei Guardiani della rivoluzione. Per fare un parallelismo sulla natura di regimi etnico-religiosi che si stanno imponendo nel mondo e in particolare nel Medio Oriente.
C’è chi vede delle analogie tra il regime teocratico iraniano e quello che la destra messianica sta cercando di imporre in Israele. È un accostamento fondato, professoressa Foa?
Guardi, in una delle manifestazioni prima del tragico 7 ottobre 2023, quelle contro il progetto portato avanti dal governo Netanyahu di demolizione della Corte Suprema e delle grandi manifestazioni di massa in Israele contro quello che veniva considerato un golpe giudiziario contro lo Stato di diritto, la parola d’ordine di una delle ultime manifestazioni pre-7 ottobre, era “l’Iran è qua”, che si riferiva all’estensione di questo mefitico clima messianico con un continuo richiamo ai testi sacri e alla volontà divina. In questi giorni, i dittatori dell’Iran hanno proclamato che chi manifesta è un nemico di Dio. Siamo nello stesso clima. Naturalmente ci sono delle differenze tra il regime degli ayatollah e quello che dicono fanno gli ebrei messianici nel governo israeliano, ma ci sono anche delle somiglianze come in tutte le forme oscurantiste e iper-religiose di immagine del mondo e di azione.
Si è sempre parlato dell’Occidente come il luogo dei valori e dei principi democratici. Aldilà della retorica e delle forzature propagandistiche, di quell’Occidente cosa è rimasto oggi?
Un po’ ne è rimasto ancora. Innanzitutto, è rimasta una forte spinta da una grossa parte dei cittadini di alcuni Stati, penso alla Spagna, ma anche all’Italia, alla Francia, a reagire in nome della democrazia, del rispetto dei diritti umani. E poi penso al fatto che, almeno teoricamente, non si siano ripudiati questi valori. Mi dirà che è qualche cosa che non serve a niente se poi non si osservano; tuttavia, ritengo che sia sempre meglio dare un avallo, sia pur teorico, a questi valori anche c’è chi, e il titolo appropriato de l’Unità ne cita alcuni dei più responsabili, quei valori li calpesta quotidianamente. Dico che vale comunque rivendicare e difendere quei valori perché sia chiaro sempre chi è dalla parte del giusto. Riaffermarlo è in un certo senso rassicurante. Penso che siamo di fronte ad un attacco molto ampio, molto convergente e anche molto veloce ai nostri valori, non soltanto ai valori democratici, ma anche ai valori dell’umanesimo, l’idea della pace, l’idea del valore dell’essere umano, l’idea dell’uguaglianza, tutta una serie di valori che certamente non sono stati soltanto dell’Europa, ma che nell’Europa, in alcuni momenti storici, hanno avuto la loro culla: penso, ad esempio, all’illuminismo e all’umanesimo. Penso alla risposta ai disastri della Seconda guerra mondiale. Abbiamo avuto una cultura che adesso è scomparsa in genere in Europa, anche rispetto alla grande cultura del periodo tra le due grandi guerre del ‘900. L’attuale è una cultura estremamente ridotta, estremamente impoverita. E questo è significativo.
A proposito della Seconda guerra mondiale e di quello che determinò come sua conseguenza. Nel film Norimberga, c’è la frase di Collingwood, a conclusione del film: “L’unico indizio su ciò che l’uomo può fare è ciò che l’uomo ha gi