La protesta dei compagni di Aba: “Non entriamo a scuola, dovrebbero vergognarsi”

Riassunto

Gli studenti dell'istituto Einaudi Chiodi di La Spezia hanno manifestato per le strade della città in segno di lutto e protesta dopo l'omicidio del compagno Youssef Abanoud, accoltellato da un altro studente. Nonostante l'appello alla coesione della preside Gessica Caniparoli, molti ragazzi hanno contestato duramente l'istituto, accusandolo di non aver prevenuto la tragedia nonostante presunti segnali di allerta. La tensione è culminata in richieste di chiusura della scuola e cori per chiedere giustizia e maggiore sicurezza. Questo evento drammatico evidenzia l'urgente necessità di rafforzare la sorveglianza e il supporto psicologico all'interno delle comunità scolastiche italiane.

di Giulia Ricci
La Stampa, 19 gennaio 2026
I ragazzi: corteo per le strade della città. La dirigente: “Sono giorni di dolore, abbiamo bisogno di voi”. “Non entriamo, dovrebbero vergognarsi”. Sono in centinaia gli studenti davanti all’istituto Einaudi Chiodi a La Spezia, tutti stretti in un abbraccio ad Aba, nel primo giorno di scuola senza di Youssef Abanoud, accoltellato dal compagno di classe Atif Zouhair. Superate le otto, c’è anche un momento di tensione tra alcuni ragazzi, compagni e parenti del giovane assassinato e il personale scolastico: “Queste porte devono rimanere aperte, la scuola è un luogo pubblico”, intimano da dentro. “No, si deve chiudere, vorrei vedere se fosse stato un italiano”, le urla.
I ragazzi non intendono entrare, pronti a un corteo per le strade della città, dirigente e insegnanti non si fanno vedere. “L’istituto - si legge in un messaggio inviato ieri a tutti gli studenti dalla preside Gessica Caniparoli - accoglierà tutti gli studenti ed inizierà il percorso di elaborazione del tragico lutto che ha colpito la comunità scolastica. Saranno giorni di dolore condiviso. Saranno giorni in cui impegnarci per essere concretamente vicini alla famiglia Abanoub”.
La preside lancia un appello ai ragazzi: “Voglio rassicurare le famiglie: grazie al costante supporto del ministro Valditara e di tutte le istituzioni deputate, le misure messe in atto garantiranno la sicurezza dei ragazzi. Agli studenti, chiedo di dare conforto ai loro professori e a tutto il personale scolastico, scossi come voi da questa terrible tragedia. Abbiamo bisogno di voi”. Un’amica e compagna di scuola sbotta: “Loro hanno bisogno di noi? E chi aiuta noi?”.
Una ragazza urla “dovete chiudere, lo sapevate da un anno, ma stiamo scherzando?”. Scattano gli applausi e il coro: “Chiudete”. Momenti di tensione, i ragazzi cercano di entrare, un’altra giovane urla per calmare i compagni: “Basta ragazzi, siamo qua per Aba, è morto un ragazzo, basta”. Passano i minuti, poi i compagni accendono fumogeni blu e bianchi, “facciamo casino per Aba”, urlano. “Aba vive”, “giustizia”. Poi parte un coro contro la professoressa a cui l’assassino avrebbe detto “vorrei vedere cosa si prova ad uccidere”.