Hannoun resta in carcere, scontro sui report d’Israele. L’accusa: “Valide le carte”
Elisa Sola
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La Stampa
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Riassunto
L'inchiesta di Genova sul presunto finanziamento di Hamas ha visto la scarcerazione di tre indagati su sette, mentre il leader Mohammad Hannoun resta in custodia. La difesa contesta l'uso di documenti provenienti dai servizi segreti israeliani, definendoli informazioni non validate acquisite in zone di conflitto che violerebbero le garanzie processuali. La procura rivendica invece la validità degli atti citando linee guida internazionali dell'Eurojust sull'uso di intelligence estera e segnalazioni dell'FBI come prove legittime. Questo caso solleva un dibattito cruciale sull'equilibrio tra sicurezza nazionale e garanzie dello Stato di diritto nell'utilizzo di informazioni di intelligence come prove giudiziarie.
Il tribunale di Torino ha annullato le misure cautelari per cinque studenti del liceo Einstein, precedentemente arrestati per gli scontri avvenuti durante un volantinaggio di estrema destra davanti alla scuola. L'annullamento è legato a un vizio procedurale introdotto dalla legge Nordio, che richiede un interrogatorio preventivo prima dell'applicazione di tali misure, sebbene rimanga valida la restrizione per un sesto studente accusato di atti più gravi. Mentre la difesa celebra il rispetto delle garanzie procedurali, la procura sottolinea che il merito delle accuse di resistenza e lesioni rimane invariato. Questa vicenda solleva interrogativi cruciali sull'equilibrio tra ordine pubblico e diritti procedurali nelle nuove riforme del sistema giudiziario italiano.
La Knesset israeliana ha approvato in prima lettura un disegno di legge che introduce la pena di morte per i palestinesi accusati delle uccisioni del 7 ottobre 2023. Il provvedimento prevede l'esecuzione tramite impiccagione, l'isolamento totale per i condannati e la possibilità di emettere sentenze a maggioranza semplice presso tribunali militari. Esperti legali e organizzazioni per i diritti umani denunciano la natura discriminatoria della norma, sottolineando il suo conflitto con il diritto internazionale e il rischio di errori giudiziari irreversibili. Questa decisione evidenzia una preoccupante deriva autoritaria che mette in discussione i principi fondamentali della dignità umana e della giustizia.
L'autore George Monbiot denuncia la drammatica situazione di tre attivisti del gruppo Palestine Action, in sciopero della fame nelle carceri britanniche e a rischio imminente di morte. I detenuti subiscono una custodia cautelare prolungata fino a venti mesi e un regime di carcere duro riservato ai terroristi, nonostante siano accusati solo di reati comuni. Le Nazioni Unite hanno espresso grave preoccupazione per la violazione dei diritti umani e l'uso del sistema giudiziario come strumento di punizione preventiva contro il dissenso. Questa vicenda mette in luce una preoccupante erosione delle garanzie legali e del diritto di protesta nel Regno Unito.