L’appello del padre: “Giustizia per Aba, una legge prima che muoiano altri studenti”

Riassunto

L'articolo riporta la tragica morte del diciottenne Abanoub Youssef, ucciso a coltellate da un compagno di classe presso l'istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia. La famiglia della vittima e la comunità egiziana chiedono giustizia e leggi più severe, puntando il dito contro l'istituzione scolastica, mentre il Ministro Valditara ha promesso un rapido intervento del governo. Nonostante l'aggressore fosse considerato uno studente modello senza precedenti, il folle gesto è scaturito da motivi di gelosia legati a una foto sui social. Questa tragedia evidenzia la necessità critica di ripensare la sicurezza scolastica e il monitoraggio del disagio giovanile nelle scuole italiane.

di Marco Lignana
La Repubblica, 19 gennaio 2026
“La scuola non è un luogo di morte”. Cartelli gialli appaiono davanti all’obitorio, e poi in prefettura: “La scuola è complice”, “I professori sono complici”, “la classe deve essere un luogo sicuro, non di morte”. La mamma di Abanoub Youssef urla straziata, si batte le mani sul viso, quasi si strappa la pelle dal volto, non vuole l’ambulanza. Il papà è annientato, ripete litanie e stringe la foto del suo “Aba”. La agita avanti e indietro, avanti e indietro: al suo ragazzo, vestito elegante, hanno aggiunto ali d’angelo. A pochi passi il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara si siede al tavolo della riunione straordinaria del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per capire da qui, a Spezia, come un ragazzo di 18 anni possa morire accoltellato fra una lezione e l’altra.
La grande famiglia del giovane ucciso dal coetaneo Zouhair Atif, i tanti zii e cugini della vittima, la comunità egiziana tutta oltre ai cartelli ci mette voci alte ed esasperate: “Vogliamo una legge subito, prima che ci siano altri morti. Non domani, non dopo altre tre quattro vittime, la vogliamo subito. Già qui è morta tutta una famiglia, la mamma di Aba sta morendo di dolore”. Ripeteranno la stessa protesta oggi, davanti all’istituto professionale Einaudi-Chiodo, dalle 7 del mattino in poi, quando a scuola entreranno anche gli psicologi. Sarà il primo giorno dopo la mattanza.
Ma in questa domenica i due appuntamenti così vicini eppure distanti, la protesta in lacrime e la riunione istituzionale hanno il loro epilogo nell’incontro fra i due mondi, lo stesso Valditara, il papà e lo zio di Abanoub, accompagnati dal questore Sebastiano Salvo: “Abbiamo chiesto giustizia, ci hanno detto che stanno lavorando e che ci sarà un intervento rapido del governo, adesso ma anche per evitare che ci siano altri episodi del genere”. Il presidio si scioglie, la tensione si allenta, le lacrime restano.
Non è l’ordine pubblico, adesso, la prima preoccupazione in città, quando il giorno dei funerali (si pensa a metà settimana) il sindaco Pierluigi Peracchini proclamerà lutto cittadino. A impensierire le autorità è proprio questo sentimento di sfiducia assoluta, se non di vero e proprio odio, verso la scuola. Che agli occhi di adolescenti e genitori diventa essa stessa colpevole della tragedia: “Tutti conoscevano Atif, dirigenti, professori, tutti sapevano che aveva il coltello, che aveva minacciato Aba, nessuno ha fatto niente. Dove dobbiamo mandare i nostri figli per non essere ammazzati, se non la scuola?”.
Ma l’onda di disprezzo si infrange proprio con l’assoluta mancanza di qualsivoglia segnale interno sulla condotta dell’assassino. E infatti la dirigente scolastica dell’Einaudi-Chiodo, dentro il Comitato, di fatto non può che ripetere come “Atif in questi anni non ha mai preso neanche una nota, anzi il suo rendimento era superiore alla media”. Lo confermano altri tre professori, in rappresentanza di un corpo docente stravolto da tutto quello che è successo. Sul conto del ragazzo arrestato dalla squadra mobile non ci sono neanche segnalazioni alle forze di polizia, che hanno riscontrato come il casellario giudiziale sia illibato.
Eppure il 18enne nato in Marocco ha ucciso con quel coltello da oltre 20 centimetri immortalato dai ragazzi e finito in tutte le chat, immagine scioccante che ha gettato nello sconforto i genitori di Atif: “No, non accetteremo alcuna scusa da parte loro - dice lo zio di Aba - un ragazzo che a 18 anni è già diventato un assassino non ha ricevuto alcuna educazione. Non sono riusciti a educarlo quindi non credo che possiamo accettare le loro scuse”. Oggi, tre ore dopo la campanella di ingresso in una scuola ormai sotto ispezione ministeriale, in carcere Zouhair Atif comparirà di fronte al gip per l’interrogatorio di convalida dell’arresto. Accanto al legale Cesare Baldini, ripeterà che “non volevo ucciderlo, volevo solo dargli una lezione”. Solo perché Aba aveva chiesto e ottenuto da Anna (il nome è di fantasia), la ragazza di Atif, una foto di loro due insieme da bambini, per poi pubblicarla sui social, è scattata una reazione. Che nessuno riesce a comprendere.