Criminalità e sicurezza: cos’è propaganda e cosa realtà?
Milena Gabanelli
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Corriere della Sera
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Riassunto
L'articolo esamina criticamente le politiche di sicurezza del governo Meloni, evidenziando il divario tra l'inasprimento delle pene e la cronica carenza di organico nelle forze dell'ordine. Nonostante l'introduzione di nuovi reati, la Polizia di Stato e i Carabinieri soffrono di vuoti per migliaia di unità, aggravati da un turnover insufficiente e da tempi di formazione ridotti. Sebbene gli omicidi siano in calo, i dati del 2024 mostrano un aumento di furti e violenze sessuali, alimentando la percezione di insicurezza specialmente nei grandi centri urbani. L'autrice sottolinea che aumentare le sanzioni è inefficace senza un sistema giudiziario e penitenziario dotato di risorse adeguate per renderle effettive. Ciò evidenzia la necessità di investimenti strutturali piuttosto che di soli interventi legislativi di facciata.
L'articolo analizza il fallimento delle recenti politiche di sicurezza del governo Meloni, sostenendo che decreti come quello Caivano e Cutro abbiano aumentato il sovraffollamento carcerario minorile senza ridurre la criminalità. L'autrice evidenzia una carenza di 20.000 agenti e critica l'uso di ingenti risorse per i centri in Albania, sottratte invece all'integrazione e al supporto sociale. Viene sottolineato come l'aumento della violenza giovanile sia legato a tassi elevati di povertà minorile e a scarsi investimenti nella salute mentale rispetto alla media OCSE. Questo scenario evidenzia la necessità di affrontare il disagio sociale con interventi strutturali piuttosto che con la sola repressione penale.
L’articolo analizza la strategia legislativa del governo Meloni, caratterizzata da continui pacchetti sicurezza dettati dall'emergenza della cronaca, come nel caso dei recenti scontri a Torino. Tra le proposte più controverse emergono il fermo preventivo di 12 ore e lo scudo penale, misure che sollevano forti dubbi di costituzionalità e inaspriscono il rapporto con la magistratura. Secondo l'autrice, questo approccio rischia di trasformare il diritto penale da strumento di garanzia a mezzo di repressione ideologica contro categorie specifiche di individui. Tale scenario evidenzia una criticità profonda per la tenuta democratica e la salvaguardia dello Stato di diritto in Italia.
L’autore sostiene che la sicurezza non debba essere trattata come una bandiera ideologica, ma come una politica pubblica complessa che richiede coordinamento tra Stato e Comuni. L’articolo evidenzia come l'aumento delle disuguaglianze economiche e la carenza di oltre 11.000 unità nella Polizia di Stato rappresentino ostacoli strutturali alla sicurezza urbana. Piuttosto che l'inasprimento delle pene, Lo Russo invoca la certezza della sanzione e il potenziamento della funzione rieducativa del carcere per abbattere l'alto tasso di recidiva italiano. Il testo conclude sottolineando che la rigenerazione urbana e il supporto ai servizi sociali sono precondizioni essenziali per una comunità sicura. Questa analisi mette in luce l'urgenza di passare da interventi simbolici a strategie sistemiche di coesione sociale.