Alessandria. Detenuti in regime di 41 bis a San Michele, continua il silenzio dal Ministero
Riassunto
Il deputato Federico Fornaro ha lanciato un allarme sulla riorganizzazione del regime 41-bis, che vedrà il carcere San Michele di Alessandria diventare l'unico polo di massima sicurezza in Piemonte, ospitando circa 150 detenuti. La decisione, emersa da un piano del Ministero della Giustizia, è stata criticata per la mancanza di confronto con le amministrazioni locali e per il pesante impatto previsto sui servizi sanitari territoriali. Inoltre, si teme che questa eccessiva concentrazione possa compromettere i decennali percorsi di risocializzazione e l'identità di un istituto storicamente aperto al territorio. Questa situazione evidenzia la necessità di un dialogo trasparente tra governo e comunità locali per gestire la sicurezza senza trascurare le esigenze dei territori.
La Stampa, 20 gennaio 2026
L’allarme lanciato dal deputato Federico Fornaro: “La mia interrogazione senza risposta”. È dal silenzio del ministero della Giustizia che prende le mosse l’allarme lanciato dal deputato Pd Federico Fornaro sul futuro del carcere di San Michele ad Alessandria. “Nello scorso ottobre avevo presentato un’interrogazione urgente al ministro - afferma - ma da allora nessuna risposta”. Secondo il parlamentare emergono indicazioni più chiare dal verbale della Conferenza permanente Stato-Regioni del 18 dicembre scorso. In quella sede, riferisce Fornaro, il sottosegretario Andrea Delmastro delle Vedove ha illustrato il piano di riorganizzazione del circuito del 41-bis confermando voci che circolavano da mesi: “Le carceri dedicate al regime speciale passeranno da 12 a sette. In Piemonte si scenderà da tre istituti a uno solo, il San Michele ad Alessandria”. Una scelta che comporterebbe una concentrazione senza precedenti in città: circa 150 detenuti in 41-bis, pari al 20% del totale nazionale.
Le perplessità in provincia - La decisione solleva forti perplessità anche nel Partito democratico della provincia che denuncia modalità ritenute arbitrarie e l’assenza di confronto con il territorio. “Caricare sul carcere di Alessandria un peso mai visto prima, senza un coinvolgimento delle amministrazioni locali, è una scelta che dovrebbe imporre maggiore responsabilità ed equilibrio”, sottolineano i Dem.
A confermare i timori sono i dati del ministero della Giustizia che fotografano un drastico calo delle presenze complessive, accompagnato da lavori strutturali di adeguamento agli standard di massima sicurezza. Sul fronte sanitario Fornaro richiama la previsione di reparti ospedalieri dedicati ai detenuti in 41-bis in ogni capoluogo di provincia. “È un passaggio tutt’altro che marginale - avverte -, perché coinvolge direttamente gli ospedali e l’organizzazione dei servizi sanitari. Serve sapere se e come il territorio sarà messo nelle condizioni di reggere questo carico”.
Preoccupazioni condivise anche dal Comune di Alessandria. L’assessora alle Politiche sociali Roberta Cazzulo parla di una scelta che “rischia di scardinare l’identità di un istituto storicamente aperto al territorio”, ricordando come una storia lunga decenni di scuola, lavoro, volontariato e percorsi di risocializzazione rischi di essere cancellata senza spiegazioni. “Gli oltre 400 mila cittadini della provincia meritano risposte chiare - conclude il Pd provinciale - e le meritano ora”.