In Siria, le milizie jihadiste guidate da Ahmed al-Shara stanno riconquistando territori strategici come Raqqa e la diga sull'Eufrate, travolgendo la resistenza curda che durava da dodici anni. Nonostante il ruolo cruciale dei curdi nella sconfitta dell'ISIS, l'Occidente sembra ora averli abbandonati in favore di nuovi equilibri politici che includono figure un tempo considerate terroriste. Al-Shara, ora accolto nelle capitali occidentali, rappresenta la metamorfosi del jihadismo in un interlocutore politico ed economico accettabile per la realpolitik globale. Questa situazione evidenzia la drammatica ciclicità del tradimento subito dal popolo curdo, costantemente sacrificato per convenienza geopolitica.
L'articolo analizza la preoccupante tendenza contemporanea a normalizzare la guerra e il riarmo, segnando il declino di un'epoca che aveva ripudiato il conflitto dopo le atrocità della Seconda Guerra Mondiale. L'autore richiama l'Articolo 11 della Costituzione italiana, sottolineando come l'impegno attivo per la pace venga oggi trascurato a favore di interessi bellici ed economici. Attraverso il pensiero del generale Smedley Butler, viene suggerito che i conflitti siano spesso alimentati da logiche di profitto piuttosto che da necessità diplomatiche. Questa riflessione mette in guardia contro la perdita di una coscienza storica collettiva che considerava la guerra come un punto di non ritorno.
L'articolo analizza l'arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro, orchestrato dagli Stati Uniti sotto la guida di Donald Trump per riaffermare la dominanza americana e il controllo sulle risorse petrolifere. L'autore evidenzia come questa azione segni il tramonto del diritto internazionale e delle democrazie liberali, inaugurando una nuova era basata esclusivamente sulla forza bruta. Vengono tracciati parallelismi tra la strategia di Trump e quelle di altri leader autoritari come Putin e Xi Jinping, sottolineando un pericoloso ritorno a logiche imperialiste. Questa situazione evidenzia una crisi profonda dell'ordine mondiale e della stabilità democratica globale.