L'articolo riporta che nel 2025 sono stati registrati 80 suicidi e 161 decessi per altre cause nelle carceri italiane, evidenziando una crisi umanitaria persistente. Viene denunciato il grave sovraffollamento, con 64.000 detenuti in spazi previsti per 45.000, e condizioni igienico-sanitarie degradanti che privano i ristretti della loro dignità. L'autore critica inoltre la mancanza di cure adeguate e la censura dell'identità dei detenuti, definendo il sistema carcerario come un luogo di abbandono e sofferenza. Questo scenario mette in luce il fallimento del sistema penitenziario italiano nel garantire i diritti fondamentali e la finalità rieducativa della pena.
L'articolo rievoca la tragedia del 1999 nel centro di Trapani, dove sei giovani tunisini morirono in un rogo a causa della negligenza delle autorità e dell'inefficienza dei soccorsi. L'autore ripercorre l'evoluzione dei centri di detenzione amministrativa in Italia, denunciando come le istanze di chiusura siano state ignorate a favore di politiche sempre più repressive nel corso degli anni. Oggi il trattenimento per chi non ha commesso reati può estendersi fino a 18 mesi in strutture spesso degradate e segnate da violenze, suicidi e impunità. Questa analisi mette in luce la sistematica violazione dei diritti fondamentali all'interno del sistema di gestione dei flussi migratori italiano.
Il Parlamento ha approvato la riformulazione della legge di bilancio che dà il via libera alla costruzione della nuova casa circondariale di Bolzano, destinata a sostituire l'attuale struttura di via Dante. Il progetto passa ora sotto la gestione del Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, Marco Doglio, il quale dovrà decidere se utilizzare il piano esistente del 2011 o avviarne uno nuovo. L'iniziativa mira a contrastare il grave sovraffollamento carcerario, con la possibilità di un cofinanziamento da parte della Provincia autonoma di Bolzano per velocizzare l'opera. Questa decisione rappresenta un passo fondamentale per migliorare le condizioni detentive e l'efficienza infrastrutturale della regione.
A Verona sorgerà la "Cittadella della giustizia" in piazza Madonna di Campagna, un nuovo polo dedicato alla giustizia riparativa in linea con la riforma Cartabia. La struttura riunirà servizi essenziali come il Garante per i diritti dei detenuti e Rete Dafne, puntando a favorire il reinserimento sociale e la riparazione del danno attraverso il dialogo tra le parti coinvolte. L'assessora Stefania Zivelonghi ha confermato che l'apertura è prevista per la prima parte del 2026, senza costi aggiuntivi per il bilancio comunale. Questo progetto rappresenta un passo fondamentale verso un sistema penale più umano e orientato alla pacificazione sociale.
Il tribunale civile di Verona ha avviato un protocollo per l'inserimento lavorativo dei detenuti all'interno del palazzo di giustizia, iniziativa accolta con favore dalla Camera Penale Veronese. Il progetto mira a promuovere la dignità umana e il recupero sociale, basandosi sul dato che l'occupazione riduce il rischio di recidiva al solo 2%. I penalisti auspicano inoltre una maggiore celerità nelle misure alternative e propongono di ospitare in tribunale lo spettacolo teatrale interpretato dai carcerati di Montorio. Questo sottolinea l'importanza del lavoro e della cultura come strumenti fondamentali per la riabilitazione e il reinserimento sociale dei detenuti.
La Casa Circondariale di Rimini affronta un grave sovraffollamento, ospitando 169 persone a fronte di una capienza di 118, condizione definita dalla delegazione dei Radicali come un trattamento inumano e degradante. Durante una visita ispettiva, sono emersi problemi critici quali l'insufficienza di assistenza psicologica e psichiatrica, la scarsità di opportunità lavorative e ritardi burocratici nella gestione dei conti dei detenuti. L'istituto appare isolato dal tessuto cittadino e si regge unicamente sullo sforzo del personale in carenza organica e sulla sopportazione dei reclusi. Questa situazione evidenzia l'urgenza di una riforma che riporti la legalità costituzionale e il rispetto dei diritti umani nelle carceri italiane.
La Camera Penale di Cagliari e l'associazione Nessuno tocchi Caino denunciano il grave sovraffollamento del carcere di Uta, che ospita 725 detenuti a fronte di una capienza di 561 posti. La situazione sanitaria è definita critica a causa della carenza di psichiatri, dell'assenza di servizi per le dipendenze e della mancanza di un'ambulanza fissa nella struttura. Viene inoltre segnalato il caso drammatico di un giovane detenuto in sciopero della fame, simbolo delle gravi lacune nell'assistenza e nella tutela dei diritti fondamentali. Questa denuncia evidenzia l'urgenza di un intervento strutturale per garantire la dignità e il diritto alla salute all'interno del sistema carcerario italiano.
Il film 'Norimberga' di James Vanderbilt riporta l’attenzione sul processo storico del 1946, concentrandosi sul duello psicologico tra il gerarca Hermann Göring e lo psichiatra Douglas Kelley. L’opera esplora non solo la crudeltà del regime nazista, ma anche la complessa sfida giuridica affrontata dal Tribunale militare internazionale per definire nuovi crimini come quelli contro l'umanità. Nonostante i tentativi della difesa di invalidare il processo ricorrendo al principio di irretroattività della legge, Norimberga ha segnato la nascita di principi legali universali. Questa pellicola invita a riflettere sull'importanza di fondare la giustizia su basi etiche e giuridiche solide anche di fronte alle pagine più buie della storia.
Gianni Alemanno, attualmente detenuto a Rebibbia, ha scritto insieme a Fabio Falbo il libro 'L'emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane' per denunciare le criticità del sistema penitenziario. L'opera unisce una prospettiva storica e politica a un'analisi tecnica e umana, includendo testimonianze dirette dei detenuti sulle difficoltà del reinserimento sociale. Il testo si propone come un contributo critico per sensibilizzare le istituzioni su un’emergenza spesso ignorata dalla politica nazionale. Questa testimonianza mette in luce l'urgenza di una riforma profonda che restituisca dignità e speranza alla realtà carceraria italiana.
L'autore esplora il significato della giustizia attraverso la letteratura e la teologia, sostenendo che la pena debba avere una funzione rieducativa e non vendicativa. Citando Beccaria e Dostoevskij, l'articolo evidenzia come l'essere umano non coincida mai interamente con il reato commesso. Viene sottolineato il valore terapeutico della sanzione e l'importanza di investire in istruzione e lavoro all'interno delle carceri per prevenire la recidiva. Il testo richiama infine l'articolo 27 della Costituzione italiana per ribadire che una società matura deve proteggere se stessa senza disumanizzare il condannato. Questo approccio mette in luce la necessità di una riforma profonda del sistema carcerario orientata alla riparazione e alla riconciliazione.
Don Marcelo Lopresti, cappellano del carcere di Ravenna, traccia un bilancio positivo del suo servizio ispirandosi al gesto di Papa Francesco di aprire una Porta Santa in un penitenziario. L'autore esprime profonda gratitudine verso la direzione, la polizia penitenziaria e i volontari per il loro impegno quotidiano nel promuovere la dignità e il benessere dei detenuti. Attraverso azioni concrete e silenziose, viene evidenziato come la speranza e la vicinanza umana siano elementi vivi e fondamentali anche in contesti di reclusione. Questa testimonianza sottolinea l'importanza di un approccio umano e misericordioso per il miglioramento della vita nelle carceri italiane.
Il Comune di Ferrara e la casa circondariale locale hanno siglato una convenzione per sostenere la genitorialità dei padri detenuti attraverso tre percorsi: consulenze individuali, incontri mensili con le famiglie e gruppi di confronto tra pari. L'iniziativa, promossa dall'assessore Cristina Coletti e dalla direttrice Maria Martone, mira a rafforzare i legami affettivi e favorire un reinserimento sociale consapevole in un ambiente armonioso. Questo progetto rappresenta un'eccellenza innovativa nel panorama penitenziario italiano, ponendo l'accento sulla tutela della dignità della popolazione carceraria. Tale approccio evidenzia l'importanza cruciale del supporto familiare come pilastro fondamentale per il successo dei percorsi rieducativi.
Una delegazione di Radicali e Giovani Democratici ha visitato il carcere di Novara, rilevando un sovraffollamento moderato con 93 detenuti nella sezione ordinaria e 68 in regime di 41 bis. L'istituto si distingue positivamente per le attività lavorative interne, come tipografia e lavanderia, ma soffre di una carenza di 30 agenti di polizia penitenziaria rispetto alla pianta organica. I rappresentanti politici chiedono ora maggiori sforzi per l'inserimento abitativo post-detenzione e invitano le istituzioni regionali a monitorare più da vicino le carceri piemontesi. Questa situazione evidenzia l'importanza del lavoro carcerario per la rieducazione, pur confermando le croniche difficoltà legate alla carenza di personale.
Una violenta rivolta è scoppiata nel carcere della Dozza a Bologna dopo il rifiuto di ricoverare un detenuto, portando la Camera Penale a denunciare una situazione ormai critica e allarmante. I penalisti sottolineano come l'inasprimento delle pene abbia solo aggravato il sovraffollamento senza fungere da deterrente, definendo l'attuale stato del sistema penitenziario un'emergenza umanitaria. Per fronteggiare la crisi, viene richiesto al Parlamento di adottare urgentemente misure deflattive come l'amnistia e l'indulto, citando il sostegno del Garante Regionale e del Papa. Questa vicenda mette in luce la drammatica inefficacia delle attuali politiche carcerarie italiane e la necessità di riforme strutturali urgenti.
In seguito al caso del giovane detenuto presumibilmente picchiato nel carcere di Venezia e poi morto suicida a Verona, l'amministrazione penitenziaria ha introdotto nuovi moduli più dettagliati per certificare l'idoneità ai trasferimenti. Recentemente, il medico che effettuò la visita prima del trasferimento è stato prosciolto dall'accusa di falso, poiché la sua diagnosi è risultata coerente con il decorso clinico delle lesioni interne riportate dal giovane. Resta invece aperto il processo a carico di quattro agenti di polizia penitenziaria per il presunto pestaggio avvenuto nel febbraio 2024. Questa vicenda evidenzia la necessità di controlli medici più rigorosi e di una maggiore trasparenza per garantire l'incolumità dei detenuti nel sistema carcerario italiano.
L'articolo riporta la scarcerazione di Marco Bondavalli dal carcere di Montacuto per gravissime ragioni di salute, ottenuta dopo una complessa battaglia legale sostenuta da familiari e associazioni. Il caso diventa l'emblema di un sistema carcerario in crisi, caratterizzato da sovraffollamento estremo e un alto numero di decessi e suicidi tra i detenuti. L'autore propone l'introduzione di una legge che obblighi le autorità sanitarie a pubblicare rapporti semestrali trasparenti sulle condizioni di salute e sulle cure all'interno degli istituti. Questo evidenzia una criticità sistemica del sistema penitenziario italiano che necessita di riforme urgenti per garantire il rispetto dei diritti costituzionali.
Una delegazione di Radicali Italiani, Possibile e Avs ha denunciato le condizioni critiche della Casa circondariale di Cuneo, definendole non dignitose sia per i detenuti che per gli operatori. Nonostante l'assenza di sovraffollamento formale, la struttura soffre di una grave carenza di personale, specialmente di mediatori culturali, e di ambienti degradati come le celle d'isolamento situate in locali angusti. Le attività rieducative e lavorative sono minime, lasciando la maggior parte dei detenuti in uno stato di inattività che ostacola il reinserimento sociale. Questo scenario richiama l'attenzione sull'urgenza di interventi istituzionali per garantire la dignità e la funzione rieducativa della pena.
Un detenuto di 40 anni è deceduto nel carcere di Alessandria la notte di Capodanno a causa di un'asfissia provocata dall'inalazione di gas da una bomboletta per fornelli. Nonostante il pronto intervento della polizia penitenziaria, per l'uomo non c'è stato nulla da fare dopo che ha perso i sensi nella sua cella. L'episodio ha scatenato nuove proteste da parte del sindacato Osapp, che denuncia il collasso del sistema carcerario italiano per mancanza di investimenti e supporto organizzativo. Questo tragico evento evidenzia l'urgenza di una riforma strutturale per garantire la sicurezza e la dignità all'interno degli istituti penitenziari.
Il Procuratore Roberto Di Palma ha denunciato la grave carenza di strutture per minori con disturbi psichiatrici a Reggio Calabria, ribadendo che questi giovani necessitano di cure e non di arresti. Nonostante le difficoltà di organico, l’ufficio ha registrato un’elevata efficienza operativa nel 2025 e ha smentito l’esistenza di un’emergenza baby-gang sul territorio. Un passaggio fondamentale riguarda il programma 'Liberi di scegliere', ora legge dello Stato, che assicura fondi certi per allontanare i minori dai circuiti della criminalità organizzata. Questa situazione sottolinea l'urgenza di integrare il sistema giudiziario con adeguate risposte sanitarie e sociali per tutelare i soggetti più vulnerabili.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 210 del 2025, ha eliminato l'obbligo di anteporre il cognome dell'adottante a quello originario nelle adozioni in casi particolari. D'ora in avanti, il giudice potrà decidere che il minore assuma esclusivamente il cognome dell'adottante, valutando caso per caso l'interesse preminente del bambino e la sua identità personale. La decisione supera un automatismo rigido per favorire una rappresentazione nominale più coerente con la realtà affettiva e il percorso di crescita del minore. Questo intervento sottolinea l'importanza di adattare costantemente le norme giuridiche alla tutela dell'identità individuale, garantendo una maggiore protezione dei diritti fondamentali dei minori.