Ravenna. Bilanci di fine anno. Il grazie e l’augurio del cappellano della Casa circondariale
Don Marcelo Lopresti
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risveglioduemila.it
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Riassunto
Don Marcelo Lopresti, cappellano del carcere di Ravenna, traccia un bilancio positivo del suo servizio ispirandosi al gesto di Papa Francesco di aprire una Porta Santa in un penitenziario. L'autore esprime profonda gratitudine verso la direzione, la polizia penitenziaria e i volontari per il loro impegno quotidiano nel promuovere la dignità e il benessere dei detenuti. Attraverso azioni concrete e silenziose, viene evidenziato come la speranza e la vicinanza umana siano elementi vivi e fondamentali anche in contesti di reclusione. Questa testimonianza sottolinea l'importanza di un approccio umano e misericordioso per il miglioramento della vita nelle carceri italiane.
L'autore analizza la profonda crisi del sistema carcerario italiano, segnato da sovraffollamento, suicidi e una crescente presenza di detenuti con fragilità psichiatriche. Il testo sottolinea la necessità di superare la logica puramente punitiva per porre al centro la dignità umana e percorsi di riabilitazione effettiva, richiamando il messaggio di speranza di Papa Leone XIV. Viene evidenziata l'importanza di garantire diritti fondamentali, programmi educativi e opportunità di lavoro per favorire il reinserimento sociale. Questo intervento richiama l'attenzione sull'urgenza di una riforma strutturale e culturale che renda il carcere un luogo di autentica rinascita.
L'autore esplora il significato della giustizia attraverso la letteratura e la teologia, sostenendo che la pena debba avere una funzione rieducativa e non vendicativa. Citando Beccaria e Dostoevskij, l'articolo evidenzia come l'essere umano non coincida mai interamente con il reato commesso. Viene sottolineato il valore terapeutico della sanzione e l'importanza di investire in istruzione e lavoro all'interno delle carceri per prevenire la recidiva. Il testo richiama infine l'articolo 27 della Costituzione italiana per ribadire che una società matura deve proteggere se stessa senza disumanizzare il condannato. Questo approccio mette in luce la necessità di una riforma profonda del sistema carcerario orientata alla riparazione e alla riconciliazione.
Il volume 'Un giorno, tre autunni', curato da Brunella Lottero e Cinzia Morone, raccoglie 112 testi scritti dalle detenute del carcere Lorusso e Cotugno di Torino durante un laboratorio ispirato alle opere di Elsa Morante. Attraverso una narrazione corale e priva di censura, le donne denunciano l'inutilità del sistema carcerario, descrivendo giornate segnate da degrado, urla e una totale assenza di percorsi rieducativi o lavorativi. Il libro mette in luce la disperazione di chi vive la reclusione come una sospensione vuota che alimenta solo la paura del futuro e del reinserimento sociale. Questa opera evidenzia l'aberrante crudeltà dell'universo penitenziario italiano e la necessità di una riflessione profonda sulla dignità umana.