Tuteliamo i carcerati perché la pena li riabiliti sul serio
Riassunto
L'autore analizza la profonda crisi del sistema carcerario italiano, segnato da sovraffollamento, suicidi e una crescente presenza di detenuti con fragilità psichiatriche. Il testo sottolinea la necessità di superare la logica puramente punitiva per porre al centro la dignità umana e percorsi di riabilitazione effettiva, richiamando il messaggio di speranza di Papa Leone XIV. Viene evidenziata l'importanza di garantire diritti fondamentali, programmi educativi e opportunità di lavoro per favorire il reinserimento sociale. Questo intervento richiama l'attenzione sull'urgenza di una riforma strutturale e culturale che renda il carcere un luogo di autentica rinascita.
Avvenire, 20 gennaio 2026
La situazione della realtà̀ carceraria italiana riflette per tanti aspetti il vissuto della nostra società che in diversi ambiti fatica a trovare delle soluzioni che possano essere di supporto alle fasce più deboli e vulnerabili della popolazione. La povertà̀ sociale, la disoccupazione, le carenze a vari livelli generano un malessere che spinge chi è più̀ fragile a delinquere e commettere dei reati che aprono le porte del carcere. Essere carcerato è un’esperienza devastante. Essere privati della libertà, allontanati dagli affetti familiari e sociali, costretti a vivere insieme a persone che non avresti mai scelto. Nel contesto carcerario la sofferenza maggiore è la sensazione di perdere, insieme alla libertà, la dignità̀ come persona.
Il progressivo aumento dei detenuti in questi ultimi anni ha accentuato il problema del sovraffollamento delle carceri in tutta Italia. È cresciuto il numero dei suicidi. Molti detenuti presentano problematiche di natura psichiatrica che richiedono un accompagnamento specifico che non rientra tra i compiti dell’istituzione carceraria. Inoltre questi soggetti più fragili devono vivere insieme agli altri e condividere gli stessi spazi, facendo nascere continue problematiche relazionali spesso violente. A tutto questo si unisce un diffuso disagio del personale penitenziario che deve far fronte alle tante anomalie di un sistema al collasso.
Un carcere che sia veramente espressione di una società civile non può̀ non mettere al centro di ogni programma e progetto rieducativo la persona detenuta, con la sua dignità e unicità, con le sue doti e le capacità da far emergere in un contesto di riabilitazione. Percorsi umani da realizzare in strutture capaci di garantire condizioni di vita dignitose, con spazi adeguati per i diversi percorsi formativi, dove viene garantita la tutela della salute e l’accesso effettivo ai diritti fondamentali. Il cammino da fare è ancora tanto. Il passaggio da un carcere che non sia punitivo ma riabilitativo passa senz’altro per una mentalità che socialmente deve ancora formarsi. Papa Leone XIV in occasione del Giubileo del mondo carcerario, lo scorso 14 dicembre 2025, ha invitato a prendere coscienza che “tutti”, come persone, sono destinatari della salvezza: “Il compito che il Signore vi affida - a tutti, detenuti e responsabili del mondo carcerario - non è facile.
I problemi da affrontare sono tanti. Pensiamo al sovraffollamento, all’impegno ancora insufficiente di garantire programmi educativi stabili di recupero e di opportunità di lavoro. E non dimentichiamo, a livello più personale, il peso del passato, le ferite da medicare nel corpo e nel cuore, le delusioni, la pazienza infinita che ci vuole, con sé stessi e con gli altri, quando si intraprendono cammini di conversione, e la tentazione di arrendersi o di non perdonare più. Il Signore, però, aldila di tutto, continua a ripeterci che una sola è la cosa importante: che nessuno vada perduto (cfr Gv 6,39) e che tutti “siano salvati (1Tm 2,4)”.
*Direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale penitenziaria di Cagliari