Parole contro il carcere. Una raccolta di scritti delle detenute a Torino
Nicoletta Salvi Ouazzene
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napolimonitor.it
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Riassunto
Il volume 'Un giorno, tre autunni', curato da Brunella Lottero e Cinzia Morone, raccoglie 112 testi scritti dalle detenute del carcere Lorusso e Cotugno di Torino durante un laboratorio ispirato alle opere di Elsa Morante. Attraverso una narrazione corale e priva di censura, le donne denunciano l'inutilità del sistema carcerario, descrivendo giornate segnate da degrado, urla e una totale assenza di percorsi rieducativi o lavorativi. Il libro mette in luce la disperazione di chi vive la reclusione come una sospensione vuota che alimenta solo la paura del futuro e del reinserimento sociale. Questa opera evidenzia l'aberrante crudeltà dell'universo penitenziario italiano e la necessità di una riflessione profonda sulla dignità umana.
L'autore racconta la sua visita alla Casa Circondariale di Teramo, evidenziando una situazione critica dovuta a un sovraffollamento del 183% e alla grave carenza di personale sanitario e di polizia. Nonostante le celle siano strutturate per garantire una minima dignità, l'intero sistema fatica a gestire l'emergenza quotidiana e a offrire percorsi educativi o sanitari adeguati. La testimonianza pone l'accento sulla dimensione umana e sulla stanchezza che caratterizza sia i detenuti sia gli agenti che operano in condizioni di forte pressione. Questa situazione mette in luce l'urgenza di interventi strutturali per evitare che il disagio diventi tragedia nel sistema penitenziario italiano.
L'articolo critica i trasferimenti improvvisi di detenuti dovuti alla riorganizzazione delle strutture carcerarie, che spezzano percorsi di riabilitazione e legami familiari faticosamente costruiti. L'autrice sottolinea come la gestione carceraria sia ormai dominata da logiche numeriche e di sicurezza, trascurando il mandato costituzionale della rieducazione della pena. Viene inoltre evidenziata la condizione critica dei detenuti al 41-bis e dei malati anziani, le cui necessità umane e di salute vengono sacrificate in nome di una visione puramente punitiva. Questo scenario solleva una questione urgente sulla conformità del sistema penale italiano ai principi di umanità e reinserimento sociale.
Valerio Callieri presenta il suo nuovo romanzo 'AS3', nato da un laboratorio di scrittura condotto nella sezione femminile di Alta Sicurezza 3 del carcere di Rebibbia. Il testo esplora la complessa realtà delle detenute condannate per reati di mafia, descrivendo l'alienazione quotidiana, le assurdità burocratiche e la sofferenza legata alla distanza dagli affetti. Attraverso il racconto di esperienze dirette, l'autore restituisce umanità a un contesto spesso ignorato, evidenziando le contraddizioni del sistema penitenziario. Questa testimonianza sottolinea l'urgenza di una riflessione profonda sulle condizioni di detenzione e sulla dignità delle persone recluse in Italia.