La Corte costituzionale, con la sentenza n. 212/2025, ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 34 cpp nella parte in cui non prevede l’incompatibilità del Gup per il giudice che si sia già pronunciato su aspetti sostanziali di una misura cautelare. La decisione si fonda sulla violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione, riconoscendo che l’udienza preliminare non è più un mero filtro ma una fase con forti contenuti valutativi. Tale incompatibilità è stata estesa anche ai giudici che abbiano operato nei tribunali del riesame o d'appello cautelare. La sentenza rafforza così il principio di terzietà del giudice, garantendo che chi ha già espresso un giudizio di merito non possa decidere nuovamente sulla medesima vicenda processuale. Questo rappresenta un passaggio fondamentale per il consolidamento delle garanzie difensive nel sistema penale italiano.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 217 del 2025, ha dichiarato inammissibile per difetto di rilevanza la questione di legittimità riguardante l’automatismo delle misure cautelari in mancanza di braccialetto elettronico. Il Tribunale di Napoli aveva sollevato dubbi sulla norma che impone misure più gravi se il dispositivo non è tecnicamente applicabile, temendo una lesione della discrezionalità del giudice. La Consulta ha chiarito che la questione era prematura, poiché la fattibilità tecnica può essere accertata solo nella fase esecutiva e non preventivamente durante l'appello cautelare. Questa decisione conferma l'importanza della distinzione tra la fase decisionale e quella esecutiva nell'applicazione delle misure restrittive.
La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il ricorso della Corte d’appello di Lecce riguardante le presunte “pene fisse” per i capi di associazioni dedite al traffico di droga. La Consulta ha chiarito che l’articolo 74 del d.P.R. 309/1990 non impone una sanzione rigida di 24 anni, bensì una cornice edittale variabile tra i 24 e i 30 anni. Grazie a questa flessibilità e alla natura circostanziale delle aggravanti, il giudice mantiene la discrezionalità necessaria per personalizzare la pena in base al caso concreto. Questa decisione riafferma l'importanza del potere di commisurazione giudiziale per garantire il principio costituzionale della finalità rieducativa della pena.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 203/2025, ha dichiarato parzialmente illegittima la norma del "decreto Caivano" che escludeva automaticamente la messa alla prova per i minori accusati di violenza sessuale di minore gravità. I giudici hanno stabilito che l'automatismo processuale è irragionevole quando non distingue tra fatti di diversa entità, ignorando la funzione preminentemente rieducativa del sistema penale minorile. Pur restando valida l'esclusione per i reati più gravi, la Consulta sottolinea la necessità di allineare il trattamento processuale alla reale offensività della condotta. Questa decisione riafferma la centralità del recupero sociale del minore rispetto a automatismi sanzionatori rigidi.
Oltre 50.000 firme sono state depositate alla Camera per una proposta di legge di iniziativa popolare che prevede un assegno di mantenimento per le vittime di errori giudiziari. L’iniziativa, sostenuta dal Partito Radicale e ispirata alla vicenda di Beniamino Zuncheddu, punta a fornire un sostegno economico immediato in attesa dei lunghi tempi del risarcimento statale. Il provvedimento mira a proteggere chi, dopo anni di ingiusta detenzione, si ritrova senza risorse o pensione. Questa proposta evidenzia la necessità di colmare un vuoto normativo per garantire dignità ai cittadini colpiti dalla mala giustizia.
Il sindacato Sinappe esprime forte preoccupazione per la possibile soppressione dell'assistenza sanitaria notturna nella casa circondariale di Sciacca a partire da gennaio 2026. Secondo il segretario Rosario Mario Di Prima, l'assenza di medici nelle ore serali comprometterebbe gravemente la gestione delle urgenze e la sicurezza interna ed esterna. La struttura necessita di un presidio H24 per far fronte a emergenze mediche improvvise, dato che l'accesso di personale esterno di notte risulta complesso e lento. Questa situazione evidenzia una criticità allarmante per la tutela della salute dei detenuti e per l'efficienza operativa della polizia penitenziaria.
Massimiliano Panarari riflette sulla crisi del giornalismo tradizionale nell'era delle piattaforme digitali, dove l'opinione pubblica è stata sostituita dall'emozione e dalla polarizzazione dei social network. L'autore evidenzia come la perdita del confine tra fatti e opinioni mini le basi della democrazia, trasformando l'informazione in intrattenimento o propaganda. Il giornalismo istituzionale deve quindi riscoprire il proprio ruolo di guida autorevole, capace di ordinare il flusso informativo e offrire approfondimenti basati sulla realtà documentata. Questo sottolinea come la stampa resti un pilastro indispensabile e una forma di "ecologia democratica" necessaria per la sopravvivenza dei sistemi civili moderni.
L'articolo analizza l'attuale crisi dell'ordine mondiale, descrivendo un'epoca dominata da leader nazionalisti e 'cesaristi' che mettono in discussione le istituzioni multilaterali e il diritto internazionale. L'autrice evidenzia il pericoloso legame storico tra i conflitti bellici e l'inflazione, ricordando come l'instabilità economica possa favorire l'ascesa di regimi autoritari. Inoltre, vengono esaminati i rischi legati alle politiche daziarie e alla possibile esplosione della bolla speculativa dell'intelligenza artificiale, che minacciano la tenuta delle democrazie liberali. Questa analisi sottolinea l'urgente necessità di monitorare i nessi tra economia e potere politico per evitare che la legge del più forte prevalga definitivamente sul diritto globale.
L'articolo riporta il suicidio di Christian Guercio nel carcere di Asti, ottantesimo caso nazionale nel 2025, avvenuto dopo un arresto per resistenza durante una crisi legata alla tossicodipendenza. La Camera penale di Asti ha denunciato la grave carenza di educatori e personale sanitario, sottolineando come il sovraffollamento e la mancanza di supporto rendano la detenzione disumana. L'evento evidenzia il fallimento della finalità rieducativa della pena e il mancato rispetto della dignità umana garantita dalla Costituzione. Questa tragedia richiama l'attenzione sulla necessità di investimenti strutturali per tutelare i detenuti più fragili nel sistema penitenziario italiano.
L'articolo difende la legittimità costituzionale della riforma della magistratura, respingendo le accuse di sovversione e sottolineando l'importanza della separazione delle carriere per garantire una reale indipendenza strutturale tra giudici e PM. L'autore sostiene che il sorteggio per il CSM e l'istituzione dell'Alta Corte disciplinare siano strumenti necessari per contrastare il corporativismo e i conflitti di interesse interni al sistema. Viene inoltre criticata la visione puramente utilitaristica della giustizia, ponendo l'accento sulla tutela del contraddittorio e delle garanzie processuali fondamentali. Questa analisi invita i cittadini a una valutazione pragmatica e priva di pregiudizi ideologici su un tema cruciale per l'equilibrio dei poteri in Italia.
Giovanni Bachelet, figlio dell'ex presidente del CSM ucciso dalle BR, guida il comitato per il "No" alla riforma costituzionale della giustizia proposta dal governo. Egli critica duramente il progetto, temendo che lo smembramento del CSM e l'introduzione del sorteggio per i suoi membri compromettano l'indipendenza della magistratura e l'equilibrio dei poteri. Bachelet sostiene inoltre che le riforme della Costituzione dovrebbero essere frutto di un consenso parlamentare allargato e non di decisioni unilaterali della maggioranza. Questa mobilitazione sottolinea l'importanza di preservare i contrappesi democratici stabiliti dai Padri costituenti.
La Giunta regionale ha deliberato la proroga del protocollo d'intesa per gli interventi di giustizia riparativa e di comunità, destinati ai minori sottoposti a provvedimenti penali in Piemonte. Il Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Giovanni Ravalli, ha accolto positivamente la notizia, sottolineando come la collaborazione tra enti locali e autorità giudiziarie favorisca la consapevolezza del danno e la riconciliazione tra autori di reato e vittime. L'iniziativa, in linea con la Riforma Cartabia, coinvolge i comuni di Torino e Novara e mira al pieno reinserimento sociale dei giovani. Questo impegno istituzionale rappresenta un passo fondamentale verso un sistema penale minorile più umano e orientato alla riabilitazione.
L'articolo riporta il tragico suicidio di Christian Guercio nel carcere di Asti, un evento che Michele Miravalle dell'Associazione Antigone definisce emblematico delle disfunzioni del sistema carcerario italiano. Guercio, un uomo con fragilità legate alla tossicodipendenza ma inserito socialmente, è stato incarcerato dopo un episodio di crisi psicomotoria invece di ricevere un adeguato supporto sanitario. Miravalle solleva seri dubbi sulla compatibilità della detenzione con lo stato di salute dell'uomo e sulla mancata attivazione di percorsi di cura alternativi nelle ore precedenti la tragedia. La vicenda si conclude con la richiesta di un'inchiesta approfondita per chiarire le responsabilità di una morte definita evitabile. Questo caso evidenzia la drammatica tendenza a utilizzare il carcere come una "discarica sociale" per individui vulnerabili che necessiterebbero di assistenza medica piuttosto che di reclusione.
Una violenta rivolta è scoppiata nel carcere della Dozza a Bologna dopo che un detenuto si è visto negare un ricovero ospedaliero, provocando numerosi feriti tra gli agenti e gravi danni strutturali. A causa degli incendi appiccati, circa quaranta detenuti sono stati costretti a dormire nei corridoi, evidenziando l'impossibilità di trasferimenti per la mancanza cronica di posti in altri istituti. Mentre il garante regionale invoca l'indulto per ridurre la pressione carceraria, i sindacati di polizia denunciano l'ingestibilità della struttura e chiedono misure più severe. Questa vicenda evidenzia una criticità sistemica legata al sovraffollamento e alla gestione della sicurezza nelle carceri italiane.
Una delegazione della Camera Penale di Cagliari e dell'associazione “Nessuno tocchi Caino” ha visitato il carcere di Uta, denunciando una situazione critica dovuta al sovraffollamento e a gravi carenze del servizio sanitario. L'istituto ospita 725 detenuti a fronte di una capienza di 561, con una preoccupante mancanza di psichiatri e servizi per le tossicodipendenze che compromettono la salute dei soggetti più fragili. Le polemiche aumentano anche a causa dell'imminente arrivo di 92 detenuti in regime di 41-bis, che metterebbe ulteriormente sotto pressione la struttura. Questo scenario evidenzia la necessità urgente di garantire il diritto alla salute e la dignità umana all'interno del sistema penitenziario.
Nel suo undicesimo discorso di fine anno, il Presidente Sergio Mattarella pone l'ottantesimo anniversario della Repubblica come cuore di un messaggio che riafferma i valori democratici contro la cultura dell'odio e della polarizzazione. L'autore evidenzia come il Capo dello Stato proponga un'idea di democrazia basata sull'inclusione, il pluralismo e i diritti sociali, contrapponendola ai populismi e ai nazionalismi moderni. Il discorso invita a riscoprire la storia di successo dell'Italia, fatta di riforme concrete e senso di unità nazionale, per affrontare le immani sfide del presente. Questo intervento sottolinea la necessità di una politica che unisca il Paese invece di dividerlo per fini propagandistici.
L'articolo analizza la critica situazione del sistema penitenziario italiano a fine 2025, riportando tassi di affollamento medi del 139%, che salgono al 149% nella regione Lazio. Stefano Anastasia, Garante dei detenuti, denuncia un anno tragico segnato da 80 suicidi e condizioni di vita degradanti, aggravate da una gestione amministrativa che limita ulteriormente gli spazi di socialità. Nonostante una diminuzione generale dei reati, la popolazione carceraria continua a crescere, portando a migliaia di sanzioni contro il Ministero della Giustizia per violazione dei diritti umani. Questo scenario evidenzia l'urgenza di interventi strutturali immediati per garantire la dignità dei detenuti e superare l'attuale stato di emergenza.
L'articolo analizza il fallimento del piano carceri del governo Meloni, evidenziando come a fine 2025 il sovraffollamento abbia raggiunto il 139% con oltre 63.000 detenuti. Nonostante le promesse di espansione edilizia, i posti disponibili sono diminuiti, aggravando le condizioni di vita e portando a un numero record di suicidi e ricorsi per trattamenti inumani. Gli appelli alla clemenza, inclusi quelli di Papa Francesco per il Giubileo, sono rimasti inascoltati dalla maggioranza politica. Questa situazione delinea una crisi strutturale senza precedenti che mette seriamente a rischio il rispetto dei diritti umani fondamentali nel sistema penitenziario italiano.