Sciacca (Ag). Carcere senza medico di notte, il sindacato: “A rischio salute detenuti e sicurezza”
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agrigentonotizie.it
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Riassunto
Il sindacato Sinappe esprime forte preoccupazione per la possibile soppressione dell'assistenza sanitaria notturna nella casa circondariale di Sciacca a partire da gennaio 2026. Secondo il segretario Rosario Mario Di Prima, l'assenza di medici nelle ore serali comprometterebbe gravemente la gestione delle urgenze e la sicurezza interna ed esterna. La struttura necessita di un presidio H24 per far fronte a emergenze mediche improvvise, dato che l'accesso di personale esterno di notte risulta complesso e lento. Questa situazione evidenzia una criticità allarmante per la tutela della salute dei detenuti e per l'efficienza operativa della polizia penitenziaria.
Nel 2026, la Sardegna diventerà la regione italiana con il maggior numero di detenuti in regime di 41bis, aggravando una situazione già critica dovuta al sovraffollamento e alla carenza cronica di personale. Il rapporto dell'associazione Socialismo Diritti Riforme evidenzia che gli istituti dell'isola ospitano oltre 2.500 persone a fronte di una capienza insufficiente, con una mancanza di circa 200 agenti e 60 amministrativi. Le criticità si estendono anche all'assistenza sanitaria penitenziaria e ai rapporti con i familiari, ostacolando i progetti di reinserimento sociale. Questa situazione evidenzia la necessità impellente di un impegno politico costante per tutelare la dignità di chi vive e lavora nelle carceri sarde.
In seguito alla rivolta nel carcere di Massama, la garante Irene Testa denuncia il collasso del sistema penitenziario in Sardegna, caratterizzato da un grave sovraffollamento e una cronica carenza di personale. Attualmente, le strutture dell'isola ospitano 2.583 detenuti a fronte di soli 2.374 posti disponibili, aggravando le condizioni di sicurezza e la salute dei ristretti. I sindacati segnalano turni di lavoro insostenibili per gli agenti, mentre emerge la crescente difficoltà di gestire detenuti con patologie psichiatriche in assenza di percorsi formativi adeguati. Questa situazione evidenzia la necessità di interventi strutturali urgenti per garantire la dignità e la sicurezza all'interno delle carceri isolane.
Entro febbraio 2026, oltre cento detenuti in regime di massima sicurezza saranno trasferiti in Sardegna, trasformando istituti come Badu e Carros e Uta in centri dedicati esclusivamente al regime speciale. La decisione unilaterale del Governo ha scatenato la protesta della Presidente regionale Alessandra Todde, che contesta il mancato coinvolgimento delle istituzioni locali e il rischio di trasformare l’isola in una 'regione-carcere'. Oltre alle critiche politiche, emergono forti preoccupazioni per il sovraffollamento, la carenza di personale e la pressione su un sistema sanitario già fragile. Questa vicenda solleva interrogativi cruciali sulla gestione della giustizia e sul rispetto della territorialità della pena in Italia.