Gup incompatibile dopo riesame o appello sulle misure cautelari
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Il Dubbio
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Riassunto
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 212/2025, ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 34 cpp nella parte in cui non prevede l’incompatibilità del Gup per il giudice che si sia già pronunciato su aspetti sostanziali di una misura cautelare. La decisione si fonda sulla violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione, riconoscendo che l’udienza preliminare non è più un mero filtro ma una fase con forti contenuti valutativi. Tale incompatibilità è stata estesa anche ai giudici che abbiano operato nei tribunali del riesame o d'appello cautelare. La sentenza rafforza così il principio di terzietà del giudice, garantendo che chi ha già espresso un giudizio di merito non possa decidere nuovamente sulla medesima vicenda processuale. Questo rappresenta un passaggio fondamentale per il consolidamento delle garanzie difensive nel sistema penale italiano.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 212/2025, ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 34 del codice di procedura penale nella parte in cui non prevede l’incompatibilità per il giudice dell’udienza preliminare (GUP) che abbia già valutato il caso in sede di riesame o appello cautelare. La Consulta ha stabilito che aver espresso un parere su aspetti sostanziali di una misura cautelare compromette l'imparzialità necessaria per presiedere l'udienza preliminare, oggi considerata una vera sede di giudizio. Questa decisione estende una tutela già prevista per il giudice del dibattimento, garantendo il pieno rispetto del diritto alla difesa e dell’uguaglianza dei cittadini. Tale provvedimento rappresenta un passo fondamentale per assicurare la terzietà del magistrato e la trasparenza del sistema processuale italiano.
Le Sezioni Unite Penali hanno chiarito che non sussiste un conflitto negativo di competenza se il giudice, pur dichiarandosi territorialmente incompetente, rinnova tempestivamente una misura cautelare. La sentenza stabilisce che tale intervento non implica un'affermazione di competenza, ma rappresenta un potere eccezionale e provvisorio per evitare stalli processuali. In questo modo, viene garantita la continuità della tutela cautelare anche durante le fasi di incertezza sulla competenza territoriale. Questa decisione appare fondamentale per assicurare l'efficienza e la tempestività del sistema penale italiano nella gestione delle misure urgenti.
Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 2647, hanno stabilito che il provvedimento con cui la Corte d’appello rigetta un concordato sulla pena (ex art. 599-bis Cpp) non è ricorribile in Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che tale atto ha natura meramente ordinatoria e non decisoria, essendo finalizzato a gestire il flusso dei processi attraverso meccanismi deflattivi. Il mancato accoglimento della proposta non lede i diritti dell'imputato, poiché determina semplicemente il ritorno al rito ordinario per una valutazione completa del caso. Questa decisione conferma la discrezionalità del giudice nel valutare la congruità dell'accordo tra le parti e mira a preservare l'efficienza del sistema giudiziario. Tale sentenza chiarisce un punto fondamentale per la stabilità dei procedimenti deflattivi nel sistema penale italiano.