Braccialetto elettronico, la Consulta ferma il giudizio: questione inammissibile
Non specificato
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Il Dubbio
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Riassunto
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 217 del 2025, ha dichiarato inammissibile per difetto di rilevanza la questione di legittimità riguardante l’automatismo delle misure cautelari in mancanza di braccialetto elettronico. Il Tribunale di Napoli aveva sollevato dubbi sulla norma che impone misure più gravi se il dispositivo non è tecnicamente applicabile, temendo una lesione della discrezionalità del giudice. La Consulta ha chiarito che la questione era prematura, poiché la fattibilità tecnica può essere accertata solo nella fase esecutiva e non preventivamente durante l'appello cautelare. Questa decisione conferma l'importanza della distinzione tra la fase decisionale e quella esecutiva nell'applicazione delle misure restrittive.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 203/2025, ha dichiarato parzialmente illegittima la norma del "decreto Caivano" che escludeva automaticamente la messa alla prova per i minori accusati di violenza sessuale di minore gravità. I giudici hanno stabilito che l'automatismo processuale è irragionevole quando non distingue tra fatti di diversa entità, ignorando la funzione preminentemente rieducativa del sistema penale minorile. Pur restando valida l'esclusione per i reati più gravi, la Consulta sottolinea la necessità di allineare il trattamento processuale alla reale offensività della condotta. Questa decisione riafferma la centralità del recupero sociale del minore rispetto a automatismi sanzionatori rigidi.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 212/2025, ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 34 del codice di procedura penale nella parte in cui non prevede l’incompatibilità per il giudice dell’udienza preliminare (GUP) che abbia già valutato il caso in sede di riesame o appello cautelare. La Consulta ha stabilito che aver espresso un parere su aspetti sostanziali di una misura cautelare compromette l'imparzialità necessaria per presiedere l'udienza preliminare, oggi considerata una vera sede di giudizio. Questa decisione estende una tutela già prevista per il giudice del dibattimento, garantendo il pieno rispetto del diritto alla difesa e dell’uguaglianza dei cittadini. Tale provvedimento rappresenta un passo fondamentale per assicurare la terzietà del magistrato e la trasparenza del sistema processuale italiano.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 201/2025, ha dichiarato illegittima la riforma del 2024 che limitava il diritto dei detenuti a richiedere periodicamente la liberazione anticipata. La Consulta ha stabilito che il controllo frazionato, effettuato ogni sei mesi, è fondamentale per monitorare e stimolare il percorso rieducativo del condannato, contrariamente alla norma bocciata che prevedeva una valutazione solo verso la fine della pena. Il venir meno di questo riscontro periodico è stato giudicato lesivo del principio di ragionevolezza e della finalità rieducativa della pena sancita dall'articolo 27 della Costituzione. Questa decisione riafferma la centralità del monitoraggio costante e della speranza di reinserimento come pilastri imprescindibili del sistema penale italiano.