“Csm demolito, riforma non condivisa. Perché si deve votare no al referendum”
Angelo Picariello
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Avvenire
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Riassunto
Giovanni Bachelet, figlio dell'ex presidente del CSM ucciso dalle BR, guida il comitato per il "No" alla riforma costituzionale della giustizia proposta dal governo. Egli critica duramente il progetto, temendo che lo smembramento del CSM e l'introduzione del sorteggio per i suoi membri compromettano l'indipendenza della magistratura e l'equilibrio dei poteri. Bachelet sostiene inoltre che le riforme della Costituzione dovrebbero essere frutto di un consenso parlamentare allargato e non di decisioni unilaterali della maggioranza. Questa mobilitazione sottolinea l'importanza di preservare i contrappesi democratici stabiliti dai Padri costituenti.
In questo articolo, il Procuratore Capo di Bari Roberto Rossi invita a votare 'No' al referendum sulla riforma costituzionale 'Nordio', sostenendo che essa miri a ridurre l'autonomia della magistratura a favore della politica. L'autore critica in particolare il sorteggio dei membri del CSM e la separazione delle carriere, temendo che quest'ultima possa assoggettare il pubblico ministero al potere esecutivo. Viene inoltre contestata l'istituzione dell'Alta Corte Disciplinare, descritta come uno strumento di intimidazione privo di adeguate garanzie di ricorso per i magistrati. Il voto contrario è presentato non come una scelta partitica, ma come una difesa necessaria dell'indipendenza giudiziaria e dei diritti di tutti i cittadini. Questa riflessione solleva una questione cruciale sul bilanciamento dei poteri e sulla tenuta democratica dell'ordinamento italiano.
L’autore analizza la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, concentrandosi sulla controversa introduzione del sorteggio per la selezione dei componenti togati. Salvatore Curreri sostiene che, secondo la Costituzione, il CSM non è un organo di rappresentanza politica delle correnti sindacali, bensì un ente di "alta amministrazione" volto a garantire l'imparzialità delle carriere dei magistrati. Citando la giurisprudenza della Corte Costituzionale, l'articolo chiarisce che il CSM non può essere equiparato a un Parlamento e che il sorteggio serve a sanare l'anomalia del potere eccessivo delle correnti. L'obiettivo finale della riforma è sottrarre la gestione dei magistrati a influenze politiche e associative, restituendo all'organo la sua funzione originaria di presidio di autonomia. Questo dibattito risulta fondamentale per comprendere le implicazioni del prossimo referendum costituzionale sull'ordinamento giudiziario.
Il Movimento 5 Stelle ha lanciato la campagna "No al Referendum salva casta" per opporsi alla riforma costituzionale della magistratura prevista per marzo 2026. Secondo il movimento guidato da Giuseppe Conte, la riforma non affronta i problemi reali di efficienza del sistema, ma punta a indebolire l'indipendenza dei magistrati a favore del potere politico. Tra le critiche principali figurano lo spreco di risorse per un secondo CSM e il rischio di creare una classe politica intoccabile a discapito dei diritti dei cittadini comuni. Questa presa di posizione evidenzia lo scontro istituzionale in atto sulla separazione dei poteri e sull'autonomia del potere giudiziario in Italia.