“Csm demolito, riforma non condivisa. Perché si deve votare no al referendum”
Angelo Picariello
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Avvenire
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Riassunto
Giovanni Bachelet, figlio dell'ex presidente del CSM ucciso dalle BR, guida il comitato per il "No" alla riforma costituzionale della giustizia proposta dal governo. Egli critica duramente il progetto, temendo che lo smembramento del CSM e l'introduzione del sorteggio per i suoi membri compromettano l'indipendenza della magistratura e l'equilibrio dei poteri. Bachelet sostiene inoltre che le riforme della Costituzione dovrebbero essere frutto di un consenso parlamentare allargato e non di decisioni unilaterali della maggioranza. Questa mobilitazione sottolinea l'importanza di preservare i contrappesi democratici stabiliti dai Padri costituenti.
Il dibattito politico sul referendum per la riforma della giustizia è già acceso, con aspri scontri tra i sostenitori del Sì e del No in merito alla futura indipendenza della magistratura. La riforma prevede innovazioni strutturali come la separazione delle carriere e lo sdoppiamento del Csm, punti cardine rivendicati da Forza Italia come eredità di Silvio Berlusconi. Mentre l'opposizione raccoglie firme per tentare di posticipare il voto, il fronte del governo mira a concludere la campagna elettorale entro marzo. Questo scontro mette in luce la profonda polarizzazione politica attorno a un cambiamento radicale dell'ordinamento giudiziario italiano.
L’ex magistrato e scrittore Giancarlo De Cataldo esprime la sua ferma opposizione al referendum sulla giustizia, sostenendo che la riforma alteri l'equilibrio tra potere politico e giudiziario. De Cataldo critica aspramente l'introduzione del sorteggio per i membri del CSM, considerandolo un tentativo di indebolire l'indipendenza dei magistrati a favore dell'azione di governo. Secondo l'autore, una magistratura gerarchizzata e intimidita metterebbe a rischio la tutela dei diritti civili e le funzioni di controllo previste dalla Costituzione. Questa posizione evidenzia un conflitto profondo sulla natura della democrazia e sulla separazione dei poteri in Italia.
Il governo ha fissato il referendum sulla riforma della giustizia per il 22 e 23 marzo, una decisione contestata dai comitati del No che hanno presentato ricorso al Tar per ottenere uno slittamento. I promotori del No mirano a guadagnare tempo per consolidare il trend di crescita nei sondaggi e intendono raggiungere le 500.000 firme per sollevare un eventuale conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale. Parallelamente, il fronte del centrosinistra appare diviso tra chi sostiene le ragioni della riforma e chi la vede come una minaccia agli equilibri costituzionali. Questa polarizzazione suggerisce che il voto potrebbe trasformarsi in un test politico sulla stabilità del governo piuttosto che in un dibattito tecnico sulla giustizia.