Riforma della giustizia: non c’è ancora una data per il referendum, ma si accende lo scontro
Natale Labia
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L’Edicola del Sud
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Riassunto
Il dibattito politico sul referendum per la riforma della giustizia è già acceso, con aspri scontri tra i sostenitori del Sì e del No in merito alla futura indipendenza della magistratura. La riforma prevede innovazioni strutturali come la separazione delle carriere e lo sdoppiamento del Csm, punti cardine rivendicati da Forza Italia come eredità di Silvio Berlusconi. Mentre l'opposizione raccoglie firme per tentare di posticipare il voto, il fronte del governo mira a concludere la campagna elettorale entro marzo. Questo scontro mette in luce la profonda polarizzazione politica attorno a un cambiamento radicale dell'ordinamento giudiziario italiano.
Il governo italiano si prepara a fissare per il 22 marzo 2026 la data del referendum confermativo sulla riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere e la riforma del CSM. L'annuncio ufficiale, atteso per il 9 gennaio da parte di Giorgia Meloni, darà il via a una campagna elettorale decisiva per il futuro dell'assetto giudiziario. Mentre il centrodestra preme per un'approvazione rapida, le opposizioni puntano a mobilitare l'elettorato per il "No", supportate da una significativa raccolta firme online. Trattandosi di un referendum costituzionale non sarà necessario il quorum, rendendo la partecipazione un segnale politico fondamentale per la fine della legislatura. Questo voto rappresenta un momento di svolta cruciale per l'indipendenza e l'organizzazione della magistratura in Italia.
Il referendum sulla giustizia, fissato per il 22 e 23 marzo, vede i sostenitori del No impegnati in una corsa contro il tempo per raccogliere le firme necessarie a chiederne il rinvio. La riforma propone la separazione delle carriere e il sorteggio per il Csm, con il fronte del Sì attualmente in vantaggio su un'opposizione che appare frammentata. La premier Meloni cerca di depoliticizzare l'evento per evitare i rischi di una crisi di governo, mentre PD e M5S puntano a una forte contrapposizione. Poiché non è richiesto il quorum, la vittoria dipenderà esclusivamente dalla capacità di mobilitazione delle minoranze. Questa situazione solleva un interrogativo critico sulla legittimità di modificare la Costituzione con una partecipazione popolare potenzialmente molto bassa.
Il governo ha fissato il referendum sulla riforma della giustizia per il 22 e 23 marzo, una decisione contestata dai comitati del No che hanno presentato ricorso al Tar per ottenere uno slittamento. I promotori del No mirano a guadagnare tempo per consolidare il trend di crescita nei sondaggi e intendono raggiungere le 500.000 firme per sollevare un eventuale conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale. Parallelamente, il fronte del centrosinistra appare diviso tra chi sostiene le ragioni della riforma e chi la vede come una minaccia agli equilibri costituzionali. Questa polarizzazione suggerisce che il voto potrebbe trasformarsi in un test politico sulla stabilità del governo piuttosto che in un dibattito tecnico sulla giustizia.