“Incostituzionale il premio agli avvocati per i rimpatri”

Francesco Petrelli, presidente dell’Unione camere penali, critica duramente una norma del decreto Sicurezza che prevede un compenso di 600 euro per gli avvocati i cui assistiti scelgano il rimpatrio volontario. Secondo Petrelli, tale 'premio' compromette l'indipendenza del difensore e viola il principio costituzionale di uguaglianza, condizionando potenzialmente la scelta del migrante. Anche il Quirinale ha espresso forti dubbi sulla costituzionalità del provvedimento, mentre i tempi per la conversione in legge si fanno stretti. La polemica riguarda inoltre l'abrogazione del patrocinio automatico per i ricorsi contro le espulsioni, rendendo più difficile l'accesso effettivo alla difesa tecnica. Questa situazione solleva interrogativi profondi sulla tutela dei diritti fondamentali e sull'autonomia della funzione forense nello stato di diritto.

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Cannabis in Parlamento: protesta contro il decreto sicurezza che divide l’Italia

In occasione della giornata mondiale della cannabis, esponenti di +Europa e dei Radicali hanno protestato contro le nuove restrizioni introdotte dal decreto sicurezza del 2025. Il segretario Riccardo Magi ha denunciato la stretta sulla 'lieve entità' e sulla cannabis light, temendo un aggravamento del sovraffollamento carcerario e la crisi del settore agricolo collegato. Le nuove norme limitano drasticamente la commercializzazione delle infiorescenze, permettendone la produzione solo per il florovivaismo professionale. Questo scenario evidenzia una crescente tensione tra approcci proibizionisti e necessità di regolamentazione, rappresentando una sfida critica per l'economia e il sistema penale italiano.

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Daniela e l’incubo della tossicodipendenza in carcere

L'articolo racconta la storia di Daniela, passata attraverso la tossicodipendenza e diverse carceri italiane, evidenziando il grave problema dell'abuso di sostanze e psicofarmaci all'interno degli istituti penitenziari. Nonostante il trauma della detenzione e la perdita di una compagna di cella per overdose subito dopo il rilascio, Daniela è riuscita a laurearsi e oggi lavora per un'associazione che promuove il diritto allo studio per i detenuti. La sua testimonianza descrive il carcere non come uno strumento rieducativo, ma come un luogo che spesso acutizza le fragilità sociali e le dipendenze invece di risolverle. Questo mette in luce la necessità urgente di riconsiderare l'efficacia del sistema carcerario nel trattamento delle dipendenze e nel reinserimento sociale.

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Vivicittà per i diritti e l’inclusione: la corsa negli Istituti penitenziari

L'iniziativa 'Vivicittà-Porte aperte' ha portato lo sport sociale negli istituti penitenziari di Roma, Brescia e Firenze, promuovendo l'inclusione e il dialogo tra detenuti e collettività. Il presidente nazionale Uisp, Tiziano Pesce, ha sottolineato come la corsa rappresenti un ponte verso l'esterno, permettendo di vivere il carcere come parte integrante della città. L'edizione 2026 ha registrato una partecipazione record di studenti e volontari, evidenziando il valore educativo dell'attività motoria nel percorso di rieducazione. Attraverso lo sport, i partecipanti hanno potuto sperimentare momenti di libertà e socialità, fondamentali per il benessere psicofisico in regime di restrizione. Questo progetto ribadisce la centralità dello sport come strumento per l'umanizzazione del sistema carcerario italiano.

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La solidarietà ai migranti nell’Ue porta a tanti processi, ma a poche condanne

Il rapporto della piattaforma Picum rivela che nel 2025 almeno 110 persone sono state perseguite in Europa per aver assistito migranti, evidenziando una sistematica criminalizzazione della solidarietà che colpisce anche professionisti come avvocati e psichiatri. Nonostante la maggior parte dei procedimenti si concluda con assoluzioni dopo anni di battaglie legali, queste azioni giudiziarie riflettono una strategia di securizzazione dei confini che trasforma atti umanitari in reati. Secondo gli esperti, tale tendenza mina i valori democratici dell'Unione Europea e le garanzie dello Stato di diritto, portando a una progressiva disumanizzazione della società. Ciò solleva un allarme critico sulla protezione dello spazio civico e sulla gestione delle politiche migratorie nel continente.

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Decreto flussi e richieste d’asilo: l’inferno amministrativo dei migranti

L'articolo denuncia come la burocrazia e i recenti cambiamenti normativi stiano creando un "inferno amministrativo" che nega i diritti fondamentali ai migranti in Italia. Tra le criticità evidenziate figurano il depotenziamento del gratuito patrocinio per i ricorsi contro le espulsioni, l'inefficacia del "decreto flussi" e le enormi difficoltà di accesso alle procedure d'asilo. Il sistema giudiziario è al collasso, con tempi d'attesa medi per i ricorsi che superano i tre anni, spingendo migliaia di persone verso la marginalità e lo sfruttamento. Questa situazione mette in luce una gestione dell'immigrazione che privilegia l'ostacolo burocratico e il rigetto rispetto alla reale integrazione e alla tutela legale.

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Perugia. Un maxi-orto curato dai detenuti

Nel carcere di Capanne a Perugia, dodici ettari di terreno sono stati trasformati in un orto-frutteto gestito dai detenuti per promuovere il recupero sociale e la formazione professionale. Il progetto, supportato da Coldiretti, mira a combattere l'ozio forzato offrendo ai reclusi competenze agricole spendibili nel mondo del lavoro una volta scontata la pena. Attraverso la cura della terra, i partecipanti ritrovano un senso di comunità e benessere psicofisico, costruendo un ponte concreto verso la società esterna. Questo modello rappresenta un esempio virtuoso di come il lavoro possa rendere il sistema penitenziario italiano più umano ed efficace.

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Patrocinio a spese dello Stato, spetta all’imputato provarne il diritto

La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità riguardanti le restrizioni al patrocinio a spese dello Stato per chi è stato condannato per determinati reati di droga. La sentenza ribadisce che spetta al richiedente dimostrare il proprio stato di povertà, mentre il giudice deve compiere accertamenti rigorosi sul tenore di vita effettivo prima di negare il beneficio. Il caso specifico è stato respinto perché il tribunale non aveva motivato adeguatamente l'incapacità di verificare la reale situazione economica dell'imputato a fronte di una condanna molto datata. Ciò evidenzia la necessità di una valutazione concreta e non automatica del diritto alla difesa per i meno abbienti.

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E adesso separiamo almeno le carriere di cronisti e magistrati

Claudio Cerasa riflette, attraverso un colloquio con il giudice emerito Sabino Cassese, sulla distinzione tra inchieste giudiziarie fondate su prove concrete e quelle basate su teoremi morali. Cassese denuncia la 'politicizzazione endogena' di certi magistrati che si autoproclamano autorità morali, abusando spesso di intercettazioni e alimentando la spettacolarizzazione mediatica. L'articolo sottolinea come il compito della magistratura debba essere la risoluzione dei conflitti basata sulle norme, anziché l'esercizio di una supplenza politica o legislativa. Viene rivolto un invito alla prudenza critica per evitare che il 'processo mediatico' calpesti le garanzie costituzionali e la presunzione di innocenza. Questa analisi evidenzia una criticità profonda nel rapporto tra giustizia, politica e informazione nel sistema italiano.

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Pontremoli (Ms). Reportage dall’unico istituto penitenziario minorile femminile d’Italia

L'articolo esplora la realtà dell'Istituto Penitenziario Minorile di Pontremoli, l'unica struttura esclusivamente femminile in Italia, attraverso le testimonianze della direttrice, del personale e delle giovani detenute. Il focus è sulla funzione riabilitativa del carcere, che offre percorsi educativi, sportivi e lavorativi per aiutare le ragazze a ricostruire una propria identità oltre il reato commesso. Nonostante l'aumento dei crimini violenti tra i giovani e i tagli ai budget, l'istituto punta sulla dignità umana e sul legame con la comunità locale. Questa esperienza sottolinea la necessità di un sistema penale minorile basato sul recupero e sull'ascolto piuttosto che sulla sola detenzione.

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No al “premio” sui rimpatri, avvocatura e magistratura: si cambi il Dl sicurezza

L'avvocatura e la magistratura italiana esprimono forte dissenso verso una norma del decreto sicurezza che prevede un compenso di 615 euro per gli avvocati che assistono i migranti nei percorsi di rimpatrio volontario. Organismi come il CNF, l'OCF e l'ANM denunciano il rischio che la funzione difensiva venga piegata a logiche premiali governative, minando l'indipendenza del legale e l'effettività della tutela giurisdizionale. Nonostante le critiche e lo stato di agitazione proclamato dai rappresentanti forensi, la maggioranza difende la misura come un sostegno economico per prestazioni attualmente non retribuite. Questa controversia mette in luce una tensione critica tra le politiche di controllo migratorio e i principi deontologici e costituzionali del sistema penale italiano.

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Arezzo. Liberi di ricominciare: un confronto su sicurezza, carcere e reinserimento

Il 23 aprile il Teatro Virginian di Arezzo ospiterà l’incontro pubblico 'Liberi di ricominciare', un evento promosso da Azione Arezzo per discutere del legame tra sistema penitenziario, sicurezza e dignità umana. Al dibattito parteciperanno esperti e rappresentanti istituzionali, tra cui l’On. Fabrizio Benzoni e la Garante Sandra Rogialli, con l’obiettivo di analizzare le criticità del carcere oltre le visioni ideologiche. Il focus principale riguarda la valorizzazione dei percorsi di reinserimento e la riduzione della recidiva come strumenti fondamentali per una società più sicura. Questa iniziativa evidenzia la necessità di un approccio strutturato e consapevole per riformare il sistema carcerario italiano.

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I soldi agli avvocati per incentivare i rimpatri, un problema etico

L'articolo analizza criticamente un emendamento al decreto sicurezza che prevede il pagamento degli avvocati solo a seguito del buon esito dei rimpatri volontari assistiti. L'autrice evidenzia come questa norma snaturi la professione forense, trasformando un'obbligazione di mezzi in una di risultato e creando un potenziale conflitto di interessi tra il legale e il suo assistito. Viene inoltre denunciato il mancato coinvolgimento del Consiglio Nazionale Forense in una decisione che rischia di ridurre l'avvocato a un mero agente governativo. Tale provvedimento rappresenta una sfida preoccupante per l'indipendenza e l'etica della professione forense in Italia.

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Trento. Carcere e sicurezza al centro della presentazione di “L’emergenza negata”

Sabato 18 aprile a Trento è stato presentato il libro 'L’emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane' di Gianni Alemanno e Fabio Falbo, un evento che ha registrato una significativa partecipazione giovanile. Durante l'incontro, i relatori hanno evidenziato come il sovraffollamento carcerario renda difficile il rispetto della funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. Sono state proposte soluzioni quali il potenziamento delle pene alternative e l'introduzione di nuove tutele operative per la polizia penitenziaria, come la sperimentazione delle body-cam. Questo dibattito sottolinea la necessità urgente di riforme strutturali per affrontare la crisi del sistema carcerario italiano.

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La maggioranza e una certa idea di avvocato

L'autore analizza una norma del decreto sicurezza che prevede un incentivo economico per gli avvocati che assistono stranieri nel rimpatrio volontario, eliminando però il gratuito patrocinio per i ricorsi contro le espulsioni. Ferrarella critica questa misura, definendola un 'infedele patrocinio di Stato' che spinge il legale verso un conflitto di interessi pur di assecondare gli obiettivi dell'esecutivo. La figura dell'avvocato sembra così venire ridotta a un ingranaggio funzionale alla linea governativa, a scapito dell'indipendenza della difesa e delle garanzie costituzionali. Questa tendenza solleva seri dubbi sulla reale natura garantista delle politiche giudiziarie attuali.

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Il ritorno impossibile: il carcere che produce esclusione e il ruolo mancato della società

Emilia Corea, Garante dei detenuti di Cosenza, denuncia il grave sovraffollamento delle carceri italiane, definendo la situazione una "bomba" sociale aggravata dalla mancanza di percorsi rieducativi. L'articolo critica il nuovo decreto sicurezza e l'approccio puramente repressivo della politica, che rischia di aumentare le tensioni interne e il disagio psichico dei reclusi. Viene inoltre evidenziato il fallimento del reinserimento sociale, descritto come una "seconda detenzione" fatta di stigma e ostacoli burocratici, proponendo invece il modello delle cooperative sociali di Cosenza come soluzione concreta. Questa analisi mette in luce l'urgenza di una riforma che passi dalla mera punizione alla costruzione di una reale cittadinanza per chi ha scontato la pena.

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“C’è un pianeta giustizia oltre il referendum e fingiamo di non vederne il lato oscuro”

In un'intervista a Il Dubbio, il presidente emerito della Consulta Giovanni Maria Flick analizza lo stato della giustizia italiana, criticando l'enfasi sulla separazione delle carriere a scapito dei problemi strutturali del processo. Flick lancia un allarme sulla deumanizzazione della giustizia, temendo che l'introduzione dell'intelligenza artificiale possa creare un pericoloso divario digitale tra chi ha i mezzi per usarla e chi no. L'ex ministro sottolinea la necessità di preservare la riserva di umanità nel processo penale, affinché la tecnologia rimanga solo uno strumento di supporto al pensiero umano. Questo mette in luce una sfida cruciale per il sistema penale italiano e la tutela dei diritti fondamentali.

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Pacificare il processo, scacciarne gli incubi: la lezione di Flick

L'articolo riflette sul fallimento del referendum sulla separazione delle carriere, attribuendo l'esito negativo alla persistente antipolitica che ostacola l'equilibrio tra magistratura e politica. L'autore introduce le preoccupazioni di Giovanni Maria Flick riguardo alle nuove minacce per la giustizia, come la disumanizzazione del processo e il rischio di un divario digitale causato dall'intelligenza artificiale. Per Flick, la soluzione risiede in una rinnovata collaborazione tra avvocatura e magistratura per preservare le garanzie democratiche del sistema giudiziario. Questo scenario sottolinea la necessità critica di proteggere l'equità del processo penale dalle derive tecnologiche e strutturali del futuro.

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Detenuti, il ritorno al sistema chiuso: trasferimenti improvvisi e interruzioni dei cicli educativi

L'articolo riporta la denuncia dell'associazione Ristretti Orizzonti contro la recente riorganizzazione dei circuiti carcerari di Alta Sicurezza, che privilegia logiche securitarie a scapito della rieducazione. I trasferimenti improvvisi dei detenuti interrompono percorsi scolastici e lavorativi consolidati, vanificando i progressi fatti in modelli virtuosi come quello di Padova e violando il principio costituzionale dell'Articolo 27. Viene evidenziato come lo sradicamento dei condannati distrugga fragili equilibri umani, trasformando la pena in una mera custodia punitiva priva di prospettive. Questa situazione evidenzia una criticità allarmante per l'effettiva funzione riabilitativa del sistema penale italiano.

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Il continuo aumento delle pene e dei reati sta ingolfando i tribunali e anche le carceri

L'autore analizza criticamente le recenti politiche giudiziarie italiane, evidenziando il contrasto tra l'aumento dei reati e la mancanza di effettive depenalizzazioni, che aggrava il sovraffollamento carcerario. Viene duramente contestato il Decreto n.23/2026 per la gestione del diritto alla difesa, specialmente riguardo ai rimpatri assistiti e alle limitazioni al gratuito patrocinio. Infine, si segnala l'inapplicabilità tecnica di riforme come il GIP collegiale a causa della cronica carenza di organico che affligge i tribunali. Questa situazione mette in luce una gestione della giustizia che rischia di compromettere i principi costituzionali in nome di una sicurezza spesso solo formale.

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