Sul carcere il Giubileo è stato profetico. Alla politica invece è mancata umanità
Giovanni Maria Flick
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Avvenire
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Riassunto
L’articolo riflette sulla conclusione del Giubileo, evidenziando il contrasto tra l’attenzione umanitaria dei Pontefici verso i detenuti e l’indifferenza della politica istituzionale. Nonostante l’apertura della Porta Santa a Rebibbia e i ripetuti appelli del Presidente della Repubblica, il sistema carcerario continua a soffrire per sovraffollamento, suicidi e una deriva normativa sempre più punitiva. Flick critica l’approccio “pancarcerario” dello Stato e l'ostilità verso chi denuncia il degrado delle celle, sottolineando come la giustizia riparativa resti l'unica via per un reale recupero della responsabilità sociale. Questa situazione evidenzia la necessità urgente di una riforma che trasformi il carcere da luogo di mera sofferenza a spazio di riabilitazione e dignità.
L'articolo denuncia il contrasto tra il messaggio di speranza del Giubileo e la drammatica realtà delle carceri italiane, segnate da un preoccupante aumento di suicidi e da un cronico sovraffollamento. Nonostante gli appelli di Papa Francesco per l'amnistia e i richiami del Presidente Mattarella sulla funzione rieducativa della pena, le istituzioni non hanno adottato iniziative concrete. La Chiesa e diverse autorità morali criticano una deriva repressiva che privilegia la vendetta sociale rispetto al reinserimento dei detenuti, contravvenendo ai principi costituzionali. Questa situazione evidenzia una crisi di umanità e legalità che richiede un intervento politico urgente e strutturale.
L’articolo denuncia la drammatica situazione delle carceri italiane, segnata da un preoccupante numero di suicidi e da un sovraffollamento insostenibile che mina i principi costituzionali. L'autrice evidenzia come le attuali politiche governative si stiano concentrando su misure repressive anziché affrontare la crisi umanitaria e il degrado degli istituti. Numerose associazioni hanno lanciato un appello per chiedere clemenza e riforme urgenti, convocando un'assemblea pubblica a Roma per il 6 febbraio 2026. Questo scenario evidenzia una profonda crisi democratica che richiede un intervento immediato per ripristinare la legalità e la dignità umana nel sistema penitenziario.
L'autore riflette sul "diritto alla speranza" come pilastro della dignità umana, specialmente per chi è privato della libertà, richiamando il messaggio del Giubileo e le sentenze della Corte Europea. L'articolo denuncia l'attuale stato d'emergenza delle carceri italiane, segnato da numerosi suicidi, e sostiene la necessità di misure come l'amnistia o l'indulto per ripristinare il senso di umanità previsto dalla Costituzione. Attraverso le parole di Papa Francesco, Grenci invita a superare l'indifferenza sociale che spesso trasforma la pena in un mero supplizio privo di finalità rieducativa. Questo appello sottolinea l'urgenza di riportare la legalità e la speranza all'interno del sistema penitenziario italiano.