Referendum, si va verso il voto domenica 22 marzo. Attesa l’ufficialità
Giacomo Puletti
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La Stampa
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Riassunto
Il referendum sulla riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri, si terrà probabilmente il 22 e 23 marzo 2026. La scelta della data è il risultato di una mediazione tra il Quirinale e Palazzo Chigi per conciliare le tempistiche del governo con le richieste delle opposizioni. Mentre la maggioranza punta a concludere la consultazione prima di Pasqua, i leader del centrosinistra Schlein e Conte si preparano a una mobilitazione per il 'No'. L'ufficialità della data è attesa per i primi giorni del nuovo anno attraverso un decreto del Presidente della Repubblica. Questo appuntamento rappresenta un passaggio cruciale per definire l'assetto futuro del sistema giudiziario italiano.
Il governo italiano si prepara a fissare per il 22 marzo 2026 la data del referendum confermativo sulla riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere e la riforma del CSM. L'annuncio ufficiale, atteso per il 9 gennaio da parte di Giorgia Meloni, darà il via a una campagna elettorale decisiva per il futuro dell'assetto giudiziario. Mentre il centrodestra preme per un'approvazione rapida, le opposizioni puntano a mobilitare l'elettorato per il "No", supportate da una significativa raccolta firme online. Trattandosi di un referendum costituzionale non sarà necessario il quorum, rendendo la partecipazione un segnale politico fondamentale per la fine della legislatura. Questo voto rappresenta un momento di svolta cruciale per l'indipendenza e l'organizzazione della magistratura in Italia.
Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani saranno chiamati al referendum confermativo sulla riforma della Giustizia, che prevede la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente senza necessità di quorum. La riforma, firmata dal ministro Nordio, introduce due distinti Consigli Superiori della Magistratura e un'Alta Corte disciplinare per giudicare gli illeciti dei magistrati. La premier Meloni ha precisato che l'esito del voto non influirà sulla stabilità del governo, indipendentemente dalla decisione dei cittadini. Questa consultazione rappresenta un momento decisivo per ridisegnare gli equilibri del sistema giudiziario italiano.
Il governo ha fissato il referendum sulla riforma della giustizia per il 22 e 23 marzo, una decisione contestata dai comitati del No che hanno presentato ricorso al Tar per ottenere uno slittamento. I promotori del No mirano a guadagnare tempo per consolidare il trend di crescita nei sondaggi e intendono raggiungere le 500.000 firme per sollevare un eventuale conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale. Parallelamente, il fronte del centrosinistra appare diviso tra chi sostiene le ragioni della riforma e chi la vede come una minaccia agli equilibri costituzionali. Questa polarizzazione suggerisce che il voto potrebbe trasformarsi in un test politico sulla stabilità del governo piuttosto che in un dibattito tecnico sulla giustizia.