“Dico No perché una magistratura indebolita non tutela i cittadini”
Valentina Stella
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Il Dubbio
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Riassunto
Marcello De Chiara, vicepresidente dell'Anm, esprime forte preoccupazione per la riforma della magistratura, sostenendo che una magistratura indebolita dal potere politico danneggi i cittadini e le minoranze. Egli respinge l'idea di un appiattimento dei giudici sulle tesi dei pubblici ministeri e critica duramente l'introduzione del sorteggio per il Csm, definendolo un'umiliazione contraria ai principi democratici. De Chiara sottolinea inoltre come l'attuale gestione delle nomine sia basata in gran parte sull'unanimità, smentendo la narrazione di un sistema guidato esclusivamente da logiche di appartenenza correntizia. Questa intervista evidenzia il profondo scontro tra politica e magistratura sul tema cruciale dell'indipendenza giudiziaria in Italia.
In vista del referendum sulla riforma Nordio, la magistratura italiana appare profondamente divisa tra i comitati del 'Sì' e del 'No', con una crescente polarizzazione tra figure di spicco come i procuratori Cascini e Salvato. Al centro della contesa ci sono temi cruciali come la separazione delle carriere, il sorteggio dei membri del CSM e l'istituzione di un'Alta corte disciplinare. Il dibattito è ulteriormente acceso dalle polemiche sui finanziamenti, con accuse all'ANM di utilizzare ingenti fondi associativi per sostenere la campagna contro la riforma. Questa situazione riflette una spaccatura istituzionale senza precedenti che mette in luce la tensione tra indipendenza della magistratura e riforme legislative.
Paola Cervo, giudice di sorveglianza e dirigente ANM, critica la riforma Nordio sostenendo che essa minacci l'indipendenza della magistratura piuttosto che migliorarne l'efficienza. La riforma preoccupa per l'introduzione di un sistema disciplinare potenzialmente condizionabile dalla politica e per il sorteggio dei membri del CSM, interpretato come un tentativo di indebolire l'autonomia giudiziaria. Cervo sottolinea che il rischio principale non riguarda solo i pubblici ministeri, ma la serenità e l'imparzialità di tutti i giudici. Questa situazione evidenzia una criticità profonda per la salvaguardia dell'equilibrio tra i poteri nello Stato italiano.
In questo articolo, il Procuratore Capo di Bari Roberto Rossi invita a votare 'No' al referendum sulla riforma costituzionale 'Nordio', sostenendo che essa miri a ridurre l'autonomia della magistratura a favore della politica. L'autore critica in particolare il sorteggio dei membri del CSM e la separazione delle carriere, temendo che quest'ultima possa assoggettare il pubblico ministero al potere esecutivo. Viene inoltre contestata l'istituzione dell'Alta Corte Disciplinare, descritta come uno strumento di intimidazione privo di adeguate garanzie di ricorso per i magistrati. Il voto contrario è presentato non come una scelta partitica, ma come una difesa necessaria dell'indipendenza giudiziaria e dei diritti di tutti i cittadini. Questa riflessione solleva una questione cruciale sul bilanciamento dei poteri e sulla tenuta democratica dell'ordinamento italiano.