“Dico No perché una magistratura indebolita non tutela i cittadini”
Valentina Stella
·
Il Dubbio
·
Riassunto
Marcello De Chiara, vicepresidente dell'Anm, esprime forte preoccupazione per la riforma della magistratura, sostenendo che una magistratura indebolita dal potere politico danneggi i cittadini e le minoranze. Egli respinge l'idea di un appiattimento dei giudici sulle tesi dei pubblici ministeri e critica duramente l'introduzione del sorteggio per il Csm, definendolo un'umiliazione contraria ai principi democratici. De Chiara sottolinea inoltre come l'attuale gestione delle nomine sia basata in gran parte sull'unanimità, smentendo la narrazione di un sistema guidato esclusivamente da logiche di appartenenza correntizia. Questa intervista evidenzia il profondo scontro tra politica e magistratura sul tema cruciale dell'indipendenza giudiziaria in Italia.
Nell'intervista di Valentina Stella, l'avvocato Nicola Buccico sottolinea la necessità di riforme che garantiscano l'effettiva indipendenza della magistratura e la separazione delle carriere per assicurare un processo penale di matrice accusatoria. Buccico critica aspramente il sistema delle correnti all'interno del CSM e la natura autoassolutoria dei Consigli giudiziari, vedendo nel referendum un'occasione per superare le degenerazioni patologiche del sistema. L'ex presidente del CNF ribadisce che la magistratura deve rimanere un ordine autonomo, terzo rispetto alle parti e svincolato dalle influenze politiche. Questa riflessione evidenzia l'urgenza di una riforma strutturale per restituire credibilità e piena terzietà al sistema giudiziario italiano.
Angelo Panebianco analizza il prossimo referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, definendolo la prima vera riforma liberale della Costituzione italiana. L'autore sostiene che la distinzione tra giudici e pubblici ministeri sia fondamentale per garantire la terzietà del giudice e rompere i legami corporativi all'interno dell'Associazione Nazionale Magistrati. Panebianco critica il clima di scontro ideologico della campagna elettorale, ribadendo come la riforma favorirebbe la presunzione di non colpevolezza e un sistema di pesi e contrappesi necessario a tutelare i cittadini. Questo voto rappresenta un passaggio decisivo per l'evoluzione del sistema giudiziario italiano verso un modello più equilibrato e garantista.
L'ex deputato PD Stefano Ceccanti, vicepresidente di Libertà Eguale, sostiene le ragioni del "Sì" al referendum sulla separazione delle carriere, distanziandosi dalla linea ufficiale per il "No" della segretaria Elly Schlein. Ceccanti afferma che la riforma sia necessaria per garantire un giudice realmente terzo e completare il disegno del processo accusatorio iniziato da Giuliano Vassalli. Egli invita gli elettori e gli iscritti al partito a votare seguendo la propria sensibilità e il merito del quesito, anziché limitarsi alla disciplina di partito o alla contrapposizione politica al governo. Questa spaccatura evidenzia la persistente complessità del dibattito interno al centrosinistra sui temi della riforma della giustizia.