Novara. Carcere poco sovraffollato, ma mancano trenta agenti
Roberto Lodigiani
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La Stampa
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Riassunto
Una delegazione di Radicali e Giovani Democratici ha visitato il carcere di Novara, rilevando un sovraffollamento moderato con 93 detenuti nella sezione ordinaria e 68 in regime di 41 bis. L'istituto si distingue positivamente per le attività lavorative interne, come tipografia e lavanderia, ma soffre di una carenza di 30 agenti di polizia penitenziaria rispetto alla pianta organica. I rappresentanti politici chiedono ora maggiori sforzi per l'inserimento abitativo post-detenzione e invitano le istituzioni regionali a monitorare più da vicino le carceri piemontesi. Questa situazione evidenzia l'importanza del lavoro carcerario per la rieducazione, pur confermando le croniche difficoltà legate alla carenza di personale.
Una delegazione di Radicali Italiani, Possibile e Avs ha denunciato le condizioni critiche della Casa circondariale di Cuneo, definendole non dignitose sia per i detenuti che per gli operatori. Nonostante l'assenza di sovraffollamento formale, la struttura soffre di una grave carenza di personale, specialmente di mediatori culturali, e di ambienti degradati come le celle d'isolamento situate in locali angusti. Le attività rieducative e lavorative sono minime, lasciando la maggior parte dei detenuti in uno stato di inattività che ostacola il reinserimento sociale. Questo scenario richiama l'attenzione sull'urgenza di interventi istituzionali per garantire la dignità e la funzione rieducativa della pena.
La Casa Circondariale di Rimini affronta un grave sovraffollamento, ospitando 169 persone a fronte di una capienza di 118, condizione definita dalla delegazione dei Radicali come un trattamento inumano e degradante. Durante una visita ispettiva, sono emersi problemi critici quali l'insufficienza di assistenza psicologica e psichiatrica, la scarsità di opportunità lavorative e ritardi burocratici nella gestione dei conti dei detenuti. L'istituto appare isolato dal tessuto cittadino e si regge unicamente sullo sforzo del personale in carenza organica e sulla sopportazione dei reclusi. Questa situazione evidenzia l'urgenza di una riforma che riporti la legalità costituzionale e il rispetto dei diritti umani nelle carceri italiane.
Una delegazione di amministratori cremaschi ha visitato il carcere di Ca’ del Ferro, riscontrando un critico sovraffollamento con quasi 600 detenuti su 380 posti disponibili. Tra le principali preoccupazioni figurano la carenza di personale di polizia e l'alto numero di giovani adulti, spesso trasferiti dal carcere minorile Beccaria e segnati da fragilità sociale. Mentre tra i detenuti stranieri prevalgono reati legati a stupefacenti e patrimonio, tra gli italiani si osserva un aumento dei casi di maltrattamento in famiglia. Questo quadro sottolinea le croniche difficoltà strutturali e di organico che affliggono la gestione della casa circondariale di Cremona.