“Suicidi in calo, sovraffollamento colpa dei magistrati”: le carceri secondo Nordio
Riassunto
In un recente resoconto alla Camera, il Guardasigilli Carlo Nordio ha rivendicato i progressi del governo nel sistema carcerario, citando un calo del 10% dei suicidi e nuovi investimenti per la salute mentale e il lavoro esterno. Tuttavia, i dati reali mostrano che il numero totale di decessi rimane quasi invariato e che il sovraffollamento è in aumento, con oltre 63.000 detenuti a fronte di circa 46.000 posti disponibili. Mentre il ministro attribuisce la responsabilità della mancata applicazione delle misure alternative alla magistratura, le opposizioni denunciano condizioni di vita degradanti per i reclusi. Questa divergenza tra la narrazione istituzionale e la realtà dei fatti evidenzia la persistente emergenza dei diritti umani nelle carceri italiane.
Il Manifesto, 22 gennaio 2026
Il resoconto del ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla attuale condizione delle carceri e degli Istituti penali. Siamo stati bravi, siamo stati i primi, siamo i più garantisti (altro che panpenalisti), il futuro è roseo e tutto quello che non funziona non è colpa nostra, semmai della magistratura. Si potrebbe riassumere così il resoconto del ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla attuale condizione delle carceri e degli Istituti penali per minorenni.
Intervenendo in Aula alla Camera, durante le comunicazioni e le repliche alle opposizioni, il Guardasigilli ha dipinto un universo penitenziario in assoluta ripresa. Grazie, a suo dire, ad una serie di interventi effettuati durante il 2025 (“transizione tecnologica e digitale”, “potenziamento delle infrastrutture”, “efficientamento energetico” e, soprattutto, una straordinaria attenzione ai “principi costituzionali che governano l’esecuzione penale”), e agli interventi previsti nei piani governativi e nel “programma del Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, finalizzati all’ampliamento della capacità ricettiva di 21 istituti”.
Dunque: i suicidi in carcere? Sono in diminuzione, afferma Nordio, “in calo del 10%” nel 2025 rispetto all’anno precedente: “Non stiamo facendo miracoli - ammette - ma nessuno dica che non stiamo facendo niente”. Secondo il Guardasigilli, infatti, la tutela della salute mentale è stata rafforzata, stanziando “14 milioni per l’assistenza psicologica”, introducendo il “monitoraggio proattivo nei reparti”, “potenziando i servizi psichiatrici e la gestione delle Rems”, le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza. E ancora: “il lavoro esterno è cresciuto del 15% passando da 1.860 a 2135 unità”, e “sono stati finanziati 43 progetti teatrali e 46 progetti sportivi”.
E allora, vediamolo, questo “calo” nel numero dei suicidi di cui si fregia il ministro: nel 2025 sono state registrate 80 persone che si sono tolte la vita in carcere (erano 91 nel 2024) ma va chiarito che il metodo di conteggio è caotico e, come denunciato più volte dalle organizzazioni per i diritti dei reclusi, il Dap tende sempre più ad annoverare i detenuti che spirano in ambulanza o in ospedale, dopo il gesto suicidario, tra i “decessi per altre cause”. E infatti il totale dei morti in carcere è rimasto sostanzialmente invariato: 246 nel 2024, e 241 nel 2025. Come ha spesso richiesto l’associazione Ristretti orizzonti, l’unico modo per fornire dati certi e trasparenti sarebbe quello di pubblicare l’elenco preciso e completo dei detenuti morti.
Il sovraffollamento carcerario? Nordio ribadisce il concetto, espresso in altre sedi, secondo il quale ammassare le persone dietro le sbarre non è tra le cause dirette dei suicidi. L’eccesso di detenuti in spazi angusti, aggiunge, non è neppure “determinato dall’introduzione di leggi ad opera di questo governo: faccio presente che il primo provvedimento importante è stato quello sui rave party, su cui neanche una persona è stata giudicata o condannata. Questa legge ha avuto un’efficacia preventiva e deflattiva sulla carcerazione”. In ogni caso, spiega, “abbiamo un gruppo di lavoro che verifica le misure alternative alla detenzione” e “stiamo provvedendo con nuove norme”. Tra “i condannati a una pena non superiore a 24 mesi - spiega - sono risultati suscettibili di accesso a tali misure 10.105 detenuti”. C’è poi “la percentuale di tossicodipendenti in carcere” che è “di circa il 31%: 10.234 detenuti potrebbero usufruire delle comunità terapeutiche e della detenzione domiciliare”. Rispetto alla “carcerazione preventiva, il vulnus più lacerante rispetto al dettato costituzionale che prevede la presunzione di innocenza”, Nordio si dice orgoglioso “di aver introdotto l’interrogatorio preventivo e la competenza collegiale”, che “non riguardano in alcun modo i reati gravi” ma “dovrebbero contribuire a ridurre la popolazione carceraria”.
“Queste persone - è la stoccata del ministro - non sono sotto la nostra giurisdizione, ma sotto quella della magistratura di sorveglianza, cui spetta di deliberare la liberazione anticipata”, “non è il governo a decidere chi entra e chi esce del carcere”.
Più o meno a questo punto dagli spalti si è levata la voce del deputato di Iv Roberto Giachetti, autore di una proposta per la liberazione anticipata speciale che ha anche ricevuto apprezzamenti bipartisan ma è rimasta inesorabilmente lettera morta. “Ministro glieli do io i numeri del sovraffollamento delle carceri - ha urlato Giachetti rivolgendosi a Nordio - a fine novembre 2025 è di 63.868 persone, 2000 in più rispetto all’anno precedente, a fronte di una capienza di 46.124 posti, 700 in meno rispetto all’inizio dell’anno. Lei come fa ad escludere che gente che vive come nelle porcilaie non arrivi a suicidarsi per una cosa del genere?”.