Secondo Nordio nelle carceri è tutto ok (ma forse parlava della Norvegia)
Riassunto
L'articolo critica la visione ottimistica del Ministro Nordio sullo stato delle carceri nel 2025, evidenziando che il calo del 10% dei suicidi è solo parziale se confrontato con il record negativo dell'anno precedente. I dati reali mostrano un sovraffollamento critico con oltre 63.000 detenuti e un numero di morti totali in aumento, smentendo l'immagine di un sistema in netto miglioramento. Anche le opportunità lavorative restano limitate, con solo il 3,4% dei detenuti impiegato all'esterno e scarse prospettive di reinserimento. Questa situazione sottolinea una discrepanza allarmante tra la narrativa istituzionale e le reali criticità del sistema penitenziario italiano.
huffingtonpost.it, 22 gennaio 2026
Il ministro si rallegra perché i suicidi sono diminuiti del 10%. Ma rispetto all’anno scorso, che fu il peggiore di sempre, e i dati degli ultimi anni sono i più alti. Alti anche i morti complessivi, alto il sovraffollamento, cresciuto ma di pochissimo il numero dei detenuti che lavorano. Di che carceri parla? “Il 2025 ha segnato una profonda innovazione per l’amministrazione penitenziaria”. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, leggendo la sua relazione in Parlamento descrive le carceri italiane come fossero le migliori del mondo. Come se l’Italia fosse la Norvegia.
Un Eldorado in cui l’anno scorso si è provveduto a oltre 4mila assunzioni di agenti penitenziari, sono state costruite nuove carceri e “sono stati completati i lavori di ampliamento e riqualificazione in numerosi istituti”. In carcere, dice il Guardasigilli, si studia e si lavora più di prima. E, miracolo, si muore di meno: “La notizia meno brutta è che il trend si è invertito. La percentuale dei suicidi è diminuita del 10%”.
Davanti a un dramma che si riduce del 10% c’è da esultare? Dati alla mano, poco. Nel 2025 ci sono stati 79 suicidi in cella (dati dell’associazione Antigone). Sono certamente di meno rispetto ai 91 del 2024. Ma nel 2024 si era registrato un triste record: mai così tante persone si erano tolte la vita in carcere. Nel 2023 i suicidi erano stati invece 70. Nel 2022, 84. Negli ultimi anni il trend piuttosto che invertirsi in positivo, si è acutizzato: andando a ritroso fino al 1992, numeri simili si sono registrati solo nel 2001 e nel 2011 (quando ci sono stati 69 e 63 suicidi). Per il resto, i numeri sono stati sempre più bassi. Nel 2025 la drammatica curva è solo stata un po’ meno drammatica. “Nel 2025 c’è stato un calo, sarebbe stato molto grave che così non fosse, ma gli 80 suicidi registrati sono il terzo dato più alto di sempre”, dice a HuffPost Patrizio Gonnella di Antigone.
Stesso discorso vale per il numero complessivo di morti in carcere, non solo per suicidio, ma anche per malattia, cause naturali, omicidi in cella. Secondo i dati dell’Amministrazione penitenziaria, combinati con quelli di Ristretti Orizzonti, i decessi nei penitenziari sono stati 245 nel 2025, 241 nel 2024, 212 nel 2023. Per avere un’idea dell’aumento, basti pensare che nel 2014 i morti erano stati 91, nel 2004, 156. Nordio sostiene che l’eccessivo numero di reclusi non incide sui suicidi: “Come può insistere sul fatto che il sovraffollamento, con tutti gli elementi di disagio che comporta, non abbia un ruolo?”, gli chiede Marco Grimaldi di Avs. “È importante - aggiunge Gonnella - prevedere piani di prevenzione, ma bisogna rendersi conto che laddove il sovraffollamento rende invisibili le persone ad operatori sempre più stremati, laddove l’apatia prende il sopravvento, cresce il rischio di episodi critici. Abbiamo bisogno di riforme che riducano la pressione sulle carceri”.
I dati (del ministero) sul sovraffollamento sono allarmanti: il 2025 si è chiuso con 63.499 detenuti in cella, a fronte di una capienza di 51.277 posti. Il 2024 si era chiuso, invece, con 61.861, il 2023 con 60.166. Sono numeri che si avvicinano a quelli del 2013. Quando di detenuti in cella ce n’erano 68 mila e l’Italia fu condannata dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo. “Il governo ripristini la legalità”, dice Riccardo Magi di +Europa. Quanto agli organici degli agenti i sindacati danno merito al governo per le assunzioni, ma fanno notare che non bastano. Sul lavoro in carcere i dati vanno contestualizzati: “Il lavoro all’esterno è cresciuto del 15%, passando da 1.860 a 2.135 unità”, dice Nordio. Non è difficile notare però che ad avere un lavoro fuori dal carcere è appena il 3,4% dei detenuti. Gli altri occupati, circa 20mila, lavorano alle dipendenze dell’amministrazione. Svolgendo mansioni all’interno del carcere che difficilmente garantiranno loro un futuro lavorativo a fine pena. Il ritratto di un mondo penitenziario in progressivo miglioramento non regge alla prova dei numeri.