Venezia. “Detenuto picchiato (poi morto suicida), nessun reato del medico”

Riassunto

In seguito al caso del giovane detenuto presumibilmente picchiato nel carcere di Venezia e poi morto suicida a Verona, l'amministrazione penitenziaria ha introdotto nuovi moduli più dettagliati per certificare l'idoneità ai trasferimenti. Recentemente, il medico che effettuò la visita prima del trasferimento è stato prosciolto dall'accusa di falso, poiché la sua diagnosi è risultata coerente con il decorso clinico delle lesioni interne riportate dal giovane. Resta invece aperto il processo a carico di quattro agenti di polizia penitenziaria per il presunto pestaggio avvenuto nel febbraio 2024. Questa vicenda evidenzia la necessità di controlli medici più rigorosi e di una maggiore trasparenza per garantire l'incolumità dei detenuti nel sistema carcerario italiano.

Corriere del Veneto, 2 gennaio 2026
Dopo il caso del giovane detenuto di 24 anni che sarebbe stato pestato a Santa Maria Maggiore nel febbraio 2024 con rottura della milza il giorno prima del trasferimento al carcere di Montorio di Verona, dove morì suicida qualche tempo dopo, l’amministrazione penitenziaria ha cambiato i moduli con cui si attestano le condizioni di idoneità al trasferimento da una struttura all’altra. Prima, c’era una casella da spuntare (idoneo al trasferimento); dopo è stato creato un altro “form” che invita ad attestare “la capacità di affrontare il viaggio”.
Per le presunte botte da parte di quattro agenti della polizia penitenziaria, sarà il processo in aula a stabilire se il 24enne romeno sia stato massacrato di botte dagli uomini in divisa in servizio, come sostiene il pm Andrea Petroni; oppure se invece - come replica la difesa - sia stato solo “contenuto” dopo averli aggrediti: la prossima udienza si terrà il 12 gennaio. Se quello è un filone aperto, l’altro riguardava il medico che lo visitò a Venezia dopo l’asserito scontro con gli agenti.
Non commise falso in atto pubblico, né asserì falsità nel referto secondo la gup Benedetta Vitolo, che ha depositato le motivazioni con cui lo ha prosciolto dalle accuse. La vicenda che vedeva il medico accusato ha seguito il percorso del rito abbreviato. Rappresentato dall’avvocato Marco Vianello, con indagini difensive ha dimostrato che la visita fu effettuata.
Rilevò ematomi alla testa, alla schiena, al quadrante occipitale, le ecchimosi all’addome. La stessa diagnosi che fece qualche ora dopo il trasferimento il medico dell’infermeria di Verona. Dove si sentì malissimo e fu portato al Pronto Soccorso: i periti avevano spiegato che il dolore per quella lesione può manifestarsi parecchie ore dopo. La gup ha concluso che non vi fu falso: la visita fu effettuata e la diagnosi fu confermata dal collega medico di Verona. Il medico veneziano, che doveva solo accertare la compatibilità col trasporto, fece il suo lavoro ed è stato prosciolto.