Il Bollettino

Sicurezza di carta e corpi di carne: il cortocircuito del sistema penitenziario

Mentre il Governo accelera su un pacchetto repressivo, le carceri soffocano tra sovrappopolazione e assistenza negata.

La giornata del 4 febbraio 2026 segna un punto di rottura tra la narrazione politica della sicurezza e la cruda realtà dei penitenziari italiani. Da un lato, il Governo Meloni si appresta a varare un nuovo **Pacchetto Sicurezza** che, come sottolinea **Simona Musco** su *Il Dubbio*, sembra inseguire un'agenda dettata dall'emergenza della cronaca più che da una visione organica. Dall'altro, i corpi dei detenuti continuano a soccombere a un sistema al collasso.

Il caso di Giosuè, l'ergastolano malato terminale morto a Secondigliano dopo il diniego del differimento della pena, raccontato con amarezza da **Antonio Mattone** su *Il Mattino*, è l'emblema di questa deriva. Quando la giustizia perde il senso dell'umanità, trasformandosi in quella che il Garante di Padova **Antonio Bincoletto** definisce una «vendetta di Stato», il mandato costituzionale della pena fallisce. Al *Due Palazzi* di Padova, il sovraffollamento tocca il 155%, mentre a Brescia, come documenta **Arianna Carminati** sul *Corriere della Sera*, la casa circondariale di Canton Mombello esplode con un tasso del 212%.

Il contrasto è stridente. Mentre il dibattito pubblico è monopolizzato da misure controverse come lo «scudo penale» per le forze dell'ordine e il «fermo preventivo» — che giuristi come **Luca Masera** su *Avvenire* indicano come una pericolosa «linea rossa» oltrepassata — le soluzioni strutturali restano al palo. Anche le proposte più concrete sul lavoro carcerario avanzate dal **Cnel**, pur andando nella giusta direzione per abbattere la recidiva, nascono con una zavorra paralizzante: la «clausola di neutralità finanziaria». Come evidenziato da **Edoardo Patriarca** su *Vita.it*, riformare senza investire risorse reali è un esercizio di stile che rischia l'inefficacia.

In questo scenario desolante, l'unica voce di speranza sembra arrivare dalla Chiesa. L'appoggio della CEI e del **Cardinale Zuppi** alla proposta di un **indulto differito**, riportata da **Roberta Barbi** su *Vatican News*, offre una via d'uscita pragmatica e rieducativa. Non un colpo di spugna, ma un percorso guidato di reinserimento che onori il 50° anniversario dell'Ordinamento Penitenziario. Tuttavia, finché la politica preferirà la «repressione ideologica» (per citare **Silvia Albano** su *L’Unità*) alla gestione sociale del disagio, le carceri resteranno discariche di umanità piuttosto che luoghi di riscatto.

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