Viterbo. Schiaffeggiato prima di impiccarsi in cella, testimonia il Garante dei detenuti
Silvana Cortignani
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tusciaweb.eu
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Riassunto
È ripreso a Viterbo il processo contro due agenti di polizia penitenziaria accusati di abuso dei mezzi di correzione in relazione alla morte di Hassan Sharaf, suicidatosi nel 2018 nel carcere Nicandro Izzo. Durante l'udienza sono intervenuti come testimoni il garante dei detenuti Stefano Anastasia e la psicologa Flaminia Bolzan, la quale ha descritto il ventunenne come un soggetto estremamente fragile. Il dibattimento ha evidenziato criticità investigative, come il mancato sequestro di oggetti rilevanti nella cella d'isolamento dove il giovane si è tolto la vita. La prossima fase del processo, prevista per aprile, vedrà l'escussione dei testimoni della difesa. Questo caso solleva gravi interrogativi sulla gestione della salute mentale e sulla vigilanza dei soggetti vulnerabili all'interno del sistema carcerario italiano.
L'articolo analizza la critica situazione del sistema penitenziario italiano a fine 2025, riportando tassi di affollamento medi del 139%, che salgono al 149% nella regione Lazio. Stefano Anastasia, Garante dei detenuti, denuncia un anno tragico segnato da 80 suicidi e condizioni di vita degradanti, aggravate da una gestione amministrativa che limita ulteriormente gli spazi di socialità. Nonostante una diminuzione generale dei reati, la popolazione carceraria continua a crescere, portando a migliaia di sanzioni contro il Ministero della Giustizia per violazione dei diritti umani. Questo scenario evidenzia l'urgenza di interventi strutturali immediati per garantire la dignità dei detenuti e superare l'attuale stato di emergenza.
Christian Guercio, un trentottenne con gravi disturbi psichiatrici e dipendenze, si è suicidato nel carcere di Asti dopo soli tre giorni di detenzione. Nonostante la sua condizione clinica e i precedenti tentativi di suicidio, l'uomo era stato incarcerato per resistenza a pubblico ufficiale senza che venissero attivati protocolli di sorveglianza specifici. L'avvocato denuncia gravi mancanze nella valutazione medica ospedaliera e nella comunicazione tra le istituzioni coinvolte sulla fragilità del paziente. Sulla vicenda è stata aperta un'inchiesta per accertare eventuali responsabilità nella gestione del detenuto. Questo tragico evento evidenzia le criticità strutturali del sistema penitenziario italiano nell'assistenza ai soggetti psichiatricamente fragili.
In seguito al caso del giovane detenuto presumibilmente picchiato nel carcere di Venezia e poi morto suicida a Verona, l'amministrazione penitenziaria ha introdotto nuovi moduli più dettagliati per certificare l'idoneità ai trasferimenti. Recentemente, il medico che effettuò la visita prima del trasferimento è stato prosciolto dall'accusa di falso, poiché la sua diagnosi è risultata coerente con il decorso clinico delle lesioni interne riportate dal giovane. Resta invece aperto il processo a carico di quattro agenti di polizia penitenziaria per il presunto pestaggio avvenuto nel febbraio 2024. Questa vicenda evidenzia la necessità di controlli medici più rigorosi e di una maggiore trasparenza per garantire l'incolumità dei detenuti nel sistema carcerario italiano.